«All'architetto Giuseppe Napoleone la piazza così non piace. L'ha detto chiaro e tondo, Piazza Vecchia è mineralizzata e va lasciata come tale». Il presidente di Arketipos, Maurizio Vegini, risponde alle «bordate estetiche» del rappresentante della Soprintendenza. Sorpresi della visita e dei rilievi che sono stati mossi? «Piazza Vecchia fa parte dei beni vincolati e la visita dell'architetto Napoleone è nell'ordine delle cose». Possibile che non avesse visto il progetto? «Noi ci occupiamo della progettualità, ma l'iter autorizzativo, quello, è di pertinenza del Comune». Non è sorprendente che l'architetto si accorga solo al terzo anno della «verdizzazione» della Piazza? «Non saprei dire perché sia intervenuto quest'anno e non nelle due precedenti edizioni. Certo è che se, per ogni iniziativa in una piazza vincolata, dovesse essere necessario il benestare della Soprintendenza, staremmo freschi. La burocrazia ci lega le mani. La differenza con la Piazza Vecchia mineralizzata che a lui piace tanto, però, mi sembra evidente». In che senso? «Che in questo momento ci sarebbero solo quaranta persone sedute ai tavolini del bar, mentre adesso almeno quattrocento persone stanno vivendo con gioia e con stupore questo spazio della città. E migliaia lo vivranno nei prossimi quindici giorni». Una nuova linfa scorre nella monumentalità del luogo? «Non solo, ma con questo allestimento si ridà quella funzione di aggregazione sociale storicamente propria delle piazze. Uno spazio con gente, mercato, mostre, manifestazioni, dove ci si incontra e ci si integra, si entra a far parte di quello che sta intorno. Mi chiedo: cosa si vuol fare delle nostre piazze?». Intorno a Palazzo della Ragione avete posizionato alcuni platani. L'architetto ha chiesto di toglierli. «Ho guardato e riguardato il posizionamento di queste piante che non mi sembrano così disturbanti. C'è, da parte di Napoleone, una visione della piazza che predomina il suo utilizzo: si vuole liberare la vista del Palazzo, ma levare un filare serve a poco. Si dovrebbe portare via tutto». E la ritinteggiatura del legno delle aiuole? «Quella del legno grezzo era stata una scelta voluta per dare il senso di una natura integra. Ridipingerlo di grigio vorrebbe dire cambiarne il significato. Sa, uno deve anche capire quali sono i fili logici sottesi a una progettazione di questo tipo. Ma è fors'anche è un segnare il territorio». Cioè? «L'architetto Napoleone, referente della Soprintendenza, ha voluto sottolineare il suo ruolo, la sua autorità. Anche se fosse stata una piazza con una progettazione perfetta, a lui non sarebbe andata bene. Napoleone è giustamente conservatore, perché la Soprintendenza è fatta apposta per conservare. Capirei se l'iniziativa fosse definitiva, ma va considerata come una festa che finirà tra due settimane». La Soprintendenza non ne fa una questione di giorni, evidentemente. «Parliamoci chiaro: questo è il salotto di una manifestazione culturale con contenuti e contributi importanti. È un evento di successo, che porta a Bergamo flussi turistici internazionali e che suscita un enorme interesse mediatico». Un successo anche di polemiche, anche in passato. «Quest'anno il clima mi sembra diverso. Molte perplessità erano state sollevate dalla Lista Bruni che abbiamo incontrato e che adesso è favorevole all'iniziativa. Il fronte del "no", che è quello della Soprintendenza, secondo cui nella piazza non si deve far nulla, poco per volta si sta sgretolando». 8 settembre 2013 (modifica il 9 settembre 2013)