Riprende stamani in Pretura il processo contro il sindaco, Leonardo Domenici, e altri quattro funzionari del Comune. Tutti accusati di danneggiamento di beni sottoposti a tutela storica e artistica per aver fatto tagliare quattro alberi alla Fortezza da Basso. L'episodio risale al 23 maggio dell'anno scorso, quando il Comune decise l'abbattimento per consentire lo svolgimento di Pitti Uomo. Sul lato Romito della Fortezza da Basso vennero tagliati una magnolia, due tigli e un bagolaro, che impedivano l'accesso ai camion con i materiali per allestire l'edizione di Pitti Uomo. I boscaioli del Comune intervennero al termine di un lungo braccio di ferro con il soprintendente Domenico Antonio Valentino, che alla fine fece un esposto alla Procura. Una strada, questa seguita anche dalla Forestale e da Italia Nostra. Era stato proprio Valentino, che aveva negato il permesso di tagliare gli alberi a far scattare l'inchiesta. Al processo davanti al giudice monocratico Pietro Lamberti, si è arrivati dopo che il sindaco e quattro funzionari dell'amministrazione comunale si sono opposti al decreto penale che li condannava a una sanzione pecuniaria pari a 4040 euro. A questa stessa ammenda, oltre a Domenici erano stati condannati il capo gabinetto di Palazzo Vecchio, Claudio Martini; il direttore dell'Ambiente, Eraldo Collini, e il tecnico del settore alberature, Niccolo Casini. L'apertura dell'inchiesta aveva provocato prese di posizione in sostegno del sindaco. In qualità di presidente dell'Anci, Domenici aveva poi sollevato il caso scrivendo ai ministri Enrico La Loggia, Giuseppe Pisanu e Giuliano Urbani, per rilevare il paradosso di un conflitto tra poteri pubblici, tra Comune e Soprintendenza.