Ma Giorgio Muratore, storico dell'architettura che insegna a Valle Giulia, si chiede anche come sta l'Ara Pacis: «E' probabile che le parti in gesso si siano rovinate restando sotto un tendone al caldo, al freddo, con l'umidità. Finalmente un soprintendente che fa il suo mestiere, se Di Paola ha vincolato le facciate forse la demolizione della teca dì Morpurgo non è stata tanto accorta, era più monumento la teca che le facciate. Invito Di Paola al convegno che ho organizzato alla Sala dei Gessi dell'Accademia di Belle Arti, proprio di fronte al tendone che ora ospita l'Ara Pacis. Proporrò di ricostruire i 600 frammenti. Fare un museo per i pezzi depositati è semplicemente ridicolo. Il mausoleo è abbandonato da 60 anni ma è su quell'opera che andrebbe fatto, ricollocando l'Ara Pacis. Quella è una localizzazione sbagliata, ci resta perché gli archeologi sono ipocriti e non vogliono mettere mano sugli errori dei loro predecessori. Nel '38 probabilmente hanno usato dei cementi sbagliati». A risistemare la piazza, anche senza l'Ara Pacis, si era pensato già nel marzo 2001, a progetto Meier approvato, con un concorso internazionale di idee. Su quella rassegna Emanuela Criscenti, dell'Archivio Crispolti, sta preparando un libro: «Fu un'iniziativa dell'ordine degli architetti, di 38 artisti e della società civile. Non ci piaceva che si procedesse mettendo un giorno un cerotto sull'Ara Pacis, un altro sul mausoleo, perché li c'è un problema urbanistico, storico. Ottenemmo il patrocinio dell'assessorato all'Urbanistica del Comune. 138 artisti coinvolsero 38 Studi di architetti per realizzare le loro idee. Partecipò il figlio di Bruno Zevi, il giapponese Nagasawa, Hoca Rey, un peruviano, Chrisomallis, che ha realizzato uno splendido teatro all'aperto ad Atene. Fu una cosa straordinaria, di solito la pubblica amministrazione per fare gli studi di fattibilità impegna miliardi. Furono fatte 38 varianti a uno studio di fattibilità: gli architetti realizzarono gratis plastici e simulazioni. Nella commissione giudicatrice c'era Vittorio De Feo, Manfredi Nicoletti, ma anche la scrittrice Lidia Ravera. Vinse Cardinali che immaginò un'area pedonalizzata, con un anfiteatro attorno al mausoleo. L'assessore Cecchini ci fece i complimenti. Disse: "è un lavoro molto importante. Guai a irrigidirsi in meccanismi fissati una volta per tutte". E Francesco Ghio, il funzionario di cerniera tra Comune e Sovrintendenza, ci disse che appena elaborate le linee guida per il bando di concorso internazionale della piazza, dopo aver trovato i fondi, ci saremmo risentiti. Non lo abbiamo più sentito. Anche quando Morassut ha preso il posto di Cecchini all'assessorato all'Urbanistica nessuno ci ha chiamato».