La maggioranza in Campidoglio studia alternative al progetto. E pensa di spostare anche l'incrocio con la linea B al Circo Massimo Un punto fermo l'apertura della linea C fino a San Giovanni nel 2015 e una certezza: per prolungare la linea da piazza Venezia a piazzale Clodio mancano i soldi. Ecco quindi le tentazioni della maggioranza e dell'amministrazione Marino per l'opera che rischia di diventare un'eterna incompiuta, la SalernoReggio Calabria in salsa romana, con l'apertura della stazione in piazza Venezia che a oggi è prevista per il 2024: rivedere il tracciato della linea o chiuderla a San Giovanni e magari realizzare invece un prolungamento del tram linea 8 dall'area del Vittoriano a San Giovanni, magari passando davanti al Colosseo. L'altra ipotesi è, con le incertezze di cosa potrebbe emergere scavando all'ombra dell'anfiteatro Flavio, spostare il punto di incontro tra la B e la C in un'altra stazione, diversa dal Colosseo, e la più vicina è quella del Circo Massimo. La questione è davvero complessa, viene discussa in riunioni molto ristrette e investe più punti di vista. Esiste un triplice problema finanziario: l'aumento dei costi già avvenuto, anche per la scelta del general contractor col pagamento a piè di lista che ha comportato rallentamenti e spese lievitate dagli iniziali 1,5 miliardi di euro (era il 2006) agli attuali 2,6. Il secondo punto è l'exit strategy a cui pensa la maggioranza per evitare penali da pagare al Consorzio della Linea C per ritardi nei permessi archeologici: un nuovo contratto in cui inserire una clausola che preveda, una volta aperta la stazione di San Giovanni, di far un punto su come proseguire. Il terzo argomento è l'incertezza delle disponibilità future da parte del governo: il 70 per cento dei costi dell'opera infatti è a carico dello Stato. Esiste poi un problema di natura del tracciato: continuare a puntare sul Colosseo con l'apertura attualmente prevista per il 2020 rischia di trasformarsi in un'eterna attesa, ma la C, che incontra la linea A a San Giovanni, deve per forza intersecarsi con la B per caricare passeggeri e giustificare in qualche modo gli investimenti sul progetto driverless, senza conducenti. Ecco quindi le due varianti: chiudere il tracciato sotterraneo a San Giovanni e lavorare sul prolungamento del tram 8 con passaggio davanti al Colosseo oppure spostare il punto d'incontro al Circo Massimo, con tempi più brevi e costi minori. Tutto ruota intorno ai 253 milioni di euro che il Comune ha già in cassa: il Consorzio li reclama per i lavori già eseguiti, ma per l'amministrazione Marino costituiscono l'arma per stipulare quel nuovo contratto che comporti anche l'exit strategy e anche un maggior controllo da parte del Campidoglio sul reale stato di avanzamento dei lavori, per evitare rallentamenti sospetti da giustificare magari con lentezze nei permessi della Soprintendenza. È un tema molto indigesto al Consorzio, che comprende tra gli altri Astaldi, Vianini, Ansaldo, Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi e Consorzio Cooperative Costruzioni. La battaglia è appena all'inizio, ma intanto c'è una buona notizia: i lavori sotto piazza Lodi procedono con velocità superiore al previsto. Nel 2015 San Giovanni aprirà davvero.