VENEZIA. La collezione Terrazzi, stimata 500 milioni di dollari, rischia di lasciare Palazzo Grassi - dove doveva approdare in base all'accordo raggiunto con il Comune e la Casinò Spa - per andare a Roma. Una svolta clamorosa, frutto del patto raggiunto sotto traccia - nonostante la formale promessa di vendita della Palazzo Grassi Spa per 28 milioni di euro al collezionista lombardo, che vi porterebbe la sua collezione di 170 tele di pittori Veneti - dal sindaco Paolo Costa e dalla stessa Casinò Spa con l'industriale e finanziere francese Francois Pinault, che comprerebbe la società per 30 milioni di euro. «Se Venezia non vuole questa collezione straordinaria - dice Vittorio Sgarbi - Roma è pronta ad accoglierla». Se la pittura veneta torna a casa. Canaletto, Guardi, Maneschi nel patrimonio della Fondazione Terrazzi Con la Collezione Terrruzzi, Palazzo Grassi diventerebbe il terzo museo di arte antica di Venezia, dopo le Gallerie dell'Accademia per quantità e qualità di opere d'arte e "dialogherebbe" sull'altro lato del Canal Grande con Ca' Rezzonico, perché la sua raccolta di dipinti di vedutisti settecenteschi è perfettamente integrabile con quella della raccolta veneziana e con la collezione Martini». Parla con sicurezza Vittorio Sgarbi, uno dei consulenti artistici di Guido Angelo Terruzzi, come lo fu prima di lui il suo maestro Federico Zeri, e che ne conosce a fondo insieme a pochi altri la reale entità, visto che essa è disseminata in depositi e caveau o solo minimamente esposta nelle residenze di quello che è stato ribattezzato il re del nichel. In questa pagina pubblichiamo in esclusiva alcune delle opere scelte per essere esposte in permanenza a Palazzo Grassi se la tormentata trattativa per l'acquisto andrà in porto e non sarà fatta fallire all'ultimo momento per fare posto al collezionista francese Francois Pinault tra le 170 indicate al Casinò, dimezzando la selezione iniziale, per motivi di spazio, visto che a disposizione della collezione sarebbe solo il primo piano nobile di Palazzo Grassi, per consentire di continuare l'attività espositiva. «Nella collezione Terruzzi - insiste Sgarbi ci sono alcuni straordinari Canaletto, tra cui quello giovanile ora esposto alla mostra di Roma e assicurato per dieci milioni di euro, i più bei Bellotto, decine di Sebastiano Ricci, Magnasco, Amigoni, Pellegrini, Antonio e Gaspare Diziani, Piazzetta, Tiepolo, Rosalba Carriera, Guardi, Longhi, Fontebasso, oltre a pittori più antichi come Paolo Veneziano, Cariani, Paris Bordone, Tintoretto, Luca Giordano, Strozzi. Perdere un simile patrimonio per Venezia e Palazzo Grassi sarebbe un delitto, anche perché integrerebbe in modo mirabile ciò che manca nelle collezioni civiche». Una collezione gigantesca ed eterogenea quella di Terruzzi, che a Palazzo Grassi verrebbe sintetizzata e allestita fondendone i tre elementi qualificanti: la parte pittorica, con grande spazio alla pittura veneta del Settecento; il nucleo d'alta epoca, con fondi in oro e fondi di cassoni decorati, oltre ai preziosi mobili; la sezione dedicata all'arte contemporanea. Anch'essa di rilievo, con numerose opere di De Chirico, De Pisis, una serie di Futur Balla, un'importante ciclo di "tagli" di Lucio Fontana e, ancora, opere di Sironi, Brauner, Max Ernst, Poliakpff, Jorn, Kandinsky, solo per citare alcuni dei nomi più conosciuti. Una delle caratteristiche della collezione Terruzzi, per ciò che riguarda la parte pittorica, è quella di avere raccolto veri e propri cicli di singoli artisti, soprattutto settecenteschi, così da costituire per la conoscenza di alcuni di essi un punto di riferimento imprescindibile, con la possibilità di allestire vere e proprie mostre monografiche. Così è, ad esempio per Giovanni Paolo Pannini a cui Palazzo Te a Mantova dedica in queste settimane un'importante mostra con i suoi Capricci e le sue rovine. Ma anche per Jacopo Amigoni, Sebastiano Ricci, per il vedutismo di Alessandro Magnasco o per quello di Michele Maneschi. Prevista infatti una sala dedicata a Amigoni, con una decina di tele del ritrattista settecentesco oggi scarsamente presente con sue opere a Venezia tra cui alcune di quelle appartenute al grande cantante Farinelli. Saranno parte della collezione permanente anche quattro"Capricci" di Luca Carlevarijs, oltre a due dipinti dello stesso vedutista raffiguranti Piazza e Piazzetta San Marco. Ancora, presenti almeno quattro grandi tele di Luca Giordano, tra cui due dipinti di soggetto mitologico come il Ratto di Europa e il Ratto di Proserpina. Ma tutto questo Venezia, ora, rischia di non vederlo mai. Ma Costa adesso vuole Pinault E Terruzzi riceve offerte da Roma La collezione Terruzzi, stimata 500 milioni di dollari, rischia di lasciare Venezia e Palazzo Grassi dove doveva approdare in base all'accordo raggiunto con il Comune di Venezia e il Casinò per andare a Roma, dove il sindaco Walter Veltroni è pronto ad accoglierla. Una svolta clamorosa, frutto dell'accordo raggiunto sotto traccia nonostante la formale promessa di vendita del 95 per cento delle quote della Palazzo Grassi spa per 28 milioni di euro al collezionista e finanziere lombardo che porterebbe a Palazzo Grassi il meglio della sua collezione di dipinti, mobili e oggetti d'arte dal sindaco Paolo Costa e dalla stessa casa da gioco, con l'industriale francese Francois Pinault, che comprerebbe l'intera società per 30 milioni di euro. Pinault porterebbe a Palazzo Grassi parte della sua collezione d'arte contemporanea, auspice l'ex ministro della Cultura francese Jean-Jacques Aillagon, suo consulente artistico, oltre che direttore in pectore del nuovo Palazzo Grassi per le attività espositive, secondo la volontà del Comune. Non è chiaro, però, per quanto essa rimarrebbe a Venezia, visto che lo stesso Pinault ha affidato all'architetto giapponese Tadao Ando la costruzione di un suo museo personale di 32 mila metri quadrati a Parigi, nell'Isola della Senna, al posto di un'ex fabbrica della Renault, che dovrebbe essere pronto per il 2006. Il preliminare di acquisto tra il Casinò e la Fiat (ancora formalmente detentrice del 49 per cento delle quote) e Terruzzi dall'altra, deve essere perfezionato entro il 4 aprile, pena la sua decadenza. Il gioco del Casinò e di Costa sembra essere quello di trasformare in ostacoli insormontabili le questioni ancora aperte come il mantenimento del marchio di Palazzo Grassi da parte di Terruzzi e la durata più che trentennale dell'accordo, per garantirlo per far saltare la trattativa già definita e aprire le porte a Pinault. «Se Venezia non vuole questa collezione straordinaria annuncia Vittorio Sgarbi Roma è pronta ad accoglierla. Ho già parlato con Terruzzi e con il sindaco Veltroni che è già pronto a mettere a disposizione gratuitamente un palazzo per ospitarla. Il Comune di Venezia si tenga pure l'imperdibile arte contemporanea di Pinault e le sue possibili, future show-room di moda».