Caro direttore, come ha scritto il «Corriere», il Governo italiano ha bloccato l'invio a Gerusalemme di un grande (5 metri per 2 e mezzo) affresco che Sandro Botticelli realizzò nel 1481 per l'Ospedale fiorentino di Santa Maria della Scala. L'affresco fu 'strappato' dal muro nel 1920, non senza subire danni e perdite. È un'opera delicata, che non dovrebbe per nessuna ragione lasciare gli Uffizi, e che invece è stata recentemente sottoposta a un inutile stress con una lunga trasferta a Pechino. Ci auguriamo che il Governo Letta confermi la decisione di non spedire l'opera in Israele: non per gli ipotetici rischi (ben altrimenti gravi!) di un'ipotetica guerra in Medio Oriente, ma per il rispetto dei minimi standard internazionali sulla tutela di opere d'arte delicate. Crediamo profondamente nell'amicizia tra Italia e Israele, e nel ruolo che la cultura può e deve avere nel rafforzarla: il nostro stesso, continuo scambio scientifico è un minuscolo tassello di quell'amicizia. Ma siamo convinti che le relazioni culturali tra i popoli non possano essere rafforzati da scambi di singole opere 'feticcio' decise dalle diplomazie senza nessun coinvolgimento delle comunità scientifica, e anzi imponendo al museo prestatore e al museo ospitante un 'evento' del tutto estraneo alla loro vita. Non siamo più nell'antico regime: nelle democrazie moderne le opere d'arte non sono più pedine della ragion di Stato, ma testi su cui fare ricerca, e da restituire alla conoscenza dei cittadini. Una vera mostra di ricerca aperta al grande pubblico avrebbe ogni ragione di spostare dall'Italia a Israele, o viceversa, anche cento opere (magari meno fragili del Botticelli): non ha invece alcun senso spedire un'opera singola e irrelata, in un'operazione assai vicina al marketing commerciale. Crediamo che la regola fondamentale della conoscenza, e cioè il perseguimento della verità, debba stare anche alla base delle relazioni internazionali: specie quelle che si vogliono fondate sulla cultura. È per questo che dirsi la verità non può in nessun caso mettere in crisi, ma anzi non può che rafforzare l'amicizia culturale tra Italia e Israele. Che in nessun caso potrebbe giovarsi dal mettere a rischio un'opera di Sandro Botticelli. Sefy Hendler, Senior Lecturer di storia dell'arte, Facoltà delle Arti, Università di Tel Aviv Tomaso Montanari, professore di Storia dell'arte moderna, Dipartimento doi Studi Umanistici, Università di Napoli Federico II
Botticelli e la trasferta bloccata in Israele
Il Governo italiano ha bloccato l'invio a Gerusalemme di un grande affresco di Sandro Botticelli, realizzato nel 1481 per l'Ospedale fiorentino di Santa Maria della Scala. L'affresco fu'strappato' dal muro nel 1920 e subì danni e perdite. Il Governo ha deciso di non spedire l'opera in Israele, affermando che non per motivi di sicurezza, ma per rispettare i minimi standard internazionali sulla tutela di opere d'arte delicate. I due autori sostengono che le relazioni culturali tra i popoli non possono essere rafforzate da scambi di singole opere 'feticcio' decise dalle diplomazie senza coinvolgimento delle comunità scientifica.
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