UN ANNO fa, nel luglio 2012, avevano sventato il saccheggio della stipe votiva di Pantanacci, a Lanuvio, che ha rivelato ex voto senza eguali. E nei giorni scorsi le fiamme gialle del gruppo Tutela patrimonio archeologico di Roma hanno salvato dal saccheggio dei tombaroli un' altra area archeologica finora mai indagata a poche centinaia di metri, probabilmente collegata al vicino santuario di Giunone Sospita (la Salvatrice), recuperando migliaia di reperti di età tardo-repubblicana e imperiale. Nell' area portata alla luce sono stati rinvenuti, infatti, più di 24mila frammenti di terracotta, fra cui parti di statuette ex voto simili a quelle trovate a Pantanacci, alcune sezioni di statue marmoree (fra cui spicca un pregiato torso maschile), cinque elementi architettonici in marmo, monetee strutture di edifici di età romana. Il sito archeologico appena scoperto «era probabilmente una statio, un' area di sosta per i fedeli diretti al santuario di Giunone Sospita» spiega il maggiore Massimo Rossi, comandante del gruppo Tutela patrimonio archeologico. I reperti ritrovati, prosegue Rossi, «saranno destinati alla fruizione pubblica nel sistema museale del territorio». Nel corso dell' operazione - ribattezzata "Giunone' ' - la Guardia di finanza ha rinvenuto anche componenti elettronici, fra cui un sofisticato metal detector e apparecchi ricetrasmittenti, e utensili utilizzati per lo scavo clandestino. E ha sequestrato il fondo agricolo interessato dallo scavo, di circa 17 mila metri quadrati, dove sono state trovate strutture murarie monumentali in opus reticulatum e incertum risalenti all' epoca tardo-repubblicana e imperiale, riportate alla luce dai tombaroli e subito messe in sicurezza dai militari. All' interessante scoperta si è giunti in seguito agli accertamenti svolti nel corso di quattro distinte operazioni - dirette e coordinate dalle procure di Roma e di Velletri - che, nei mesi scorsi, avevano portato al sequestro di oltre 500 opere e alla denuncia di cinque persone, tutte italiane. Per quanto riguarda invece il nuovo scavo clandestino, tre persone sono state denunciate. La Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio - che l' inverno scorso ha condotto la campagna di scavi nella stipe di Pantanacci insieme all' università La Sapienza - ha attribuito «grande rilevanza scientifica al sito e ai reperti sequestrati, sia per la loro importanza intrinseca, legata allo stato di conservazione e alle dimensioni, sia per la loro vicinanza al santuario e alla stipe votiva a esso collegata» spiega Rossi. È probabile, dunque, che l' area venga sottoposta nei prossimi mesi, fondi permettendo, a uno scavo scientifico come quello che ha interessato la stipe di Pantanacci.
ROMA - Tombaroli high-tech, recuperati 24mila reperti
Nel luglio 2012, il gruppo Tutela patrimonio archeologico di Roma ha salvato il saccheggio della stipe votiva di Pantanacci a Lanuvio. I tombaroli hanno rivelato ex voto senza eguali. Negli ultimi giorni, i fiamme gialle del gruppo hanno salvato un'altra area archeologica, probabilmente collegata al santuario di Giunone Sospita, recuperando migliaia di reperti di età tardo-repubblicana e imperiale. Sono stati ritrovati oltre 24mila frammenti di terracotta, statue marmoree, elementi architettonici in marmo e monetee. Il sito archeologico era probabilmente una statio, un'area di sosta per i fedeli.
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