POMPEI. «Il turismo che arriva a Pompei è essenzialmente d'escursione: in questo ambito è anche uno dei più poveri, nel senso che la spesa che il visitatore effettua in città è estremamente bassa». Polisto Amitrano, imprenditore e segretario dell'associazione albergatori, non nasconde la sua amarezza per la scarsa capacità di Pompei di riuscire a coinvolgere il visitatore in città oltre le due ore di permanenza agli scavi. Il risultato di Pasqua fa piacere, è naturale, ma fa anche riflettere su quanto si poteva fare e non è stato realizzato. Oltre gli scavi non c'è altro a Pompei? «Il problema è che altre città riescono a creare occasioni di trattenimento e di spesa maggiore, per cui anche un turismo mordi e fuggì lascia più ricchezza in giro. E questo nonostante la tendenza positiva di questi ultimi giorni che ci fa rendere conto di avere tra le mani un vero e proprio tesoro». Perché accade questo? «Il dato su cui riflettere è che a Pompei non c'è mai stata una politica dell' accoglienza e dell'ospitalità». Da chi è dipeso, dai politici o dagli albergatori? «Da entrambi». Gli albergatori cosa avrebbero potuto fare e non hanno fatto? «Avrebbero potuto sostenere una politica più lungimirante, ovvero sarebbe stato opportuno puntare sul domani. Voglio dire che non sì sono mai impegnati concretamente in una politica di sviluppo della città. E quando lo hanno fatto, perché c'è stato un tempo in cui sono stati propositivi, con un consorzio imprenditoriale, si sono scontrati con una sorta di muro che li ha messi in difficoltà. Vale a dire che a differenza di altri territori, sull'area nostra non è stato possibile realizzare strutture ricettive». Altre cause? «La legge che non permette ai piccoli alberghi di poter accedere al circuito turistico industriale, in quanto queste strutture non si ritrovano la capienza minima richiesta e sono costretti a lavorare con il turismo fai-da-te». Quale soluzione sarebbe proponibile? «Realizzare grossi alberghi, attorno ai quali ruoterebbe tutto il circuito, con possibilità di aggregazione per piccoli. Ovviamente il turismo pompeiano andrebbe costruito, visto che il target a cui è diretto è diverso da quello che si muove tra Sorrento e Capri». La chiesa cosa potrebbe fare? «La chiesa ha già fatto tanto: con la venuta del Papa ha fatto tantissimo, ha dato un segnale forte». Cosa chiedete ai politici? «Progetti di accoglienza e di ospitalità, con provvedimenti piccoli, medi e grandi capaci di dar vita a un'offerta allettante, così come si fa per tutte le città turistiche».