Soprintendente archeologo di Pompei POMPEI non finisce di registrare record: anche nei brumosi giorni di Pasqua i visitatori sono stati più di trentamila. Un tale successo quantitativo fa immediatamente risaltare la performance pompeiana nel panorama che l'intero comprensorio, in contemporanea, ha configurato: brumoso, appunto, come il clima. L'unicità, di sostanza e di immaginario, che l'antica città sepolta dal Vesuvio rappresenta riesce a far superare le difficoltà che il comprensorio oppone a coloro che vi si dirigono. Certo, la Pasqua bassa non è favorevole: ma non è buona politica dare la colpa al calendario. II merito principale del richiamo che esercita Pompei, lo si è detto, consiste nella sua unicità: per conservarla, mantenerla, restaurarla la Soprintendenza si è impegnata al massimo delle proprie risorse. Philippe Daverio (Sole 24 Ore di domenica 27 marzo) sottolinea che, oggi, si può visitare il 20 dell'intera antica città. Per amore di precisione, si ricorda che l'estensione visitabile corrisponde al 30 e che dieci anni fa era del 14. I nostri sforzi sono rivolti al 70 che ancora manca all'appello, sul quale continueremo i lavori e ne imposteremo di nuovi, come testimoniano le numerose équipes, organizzate da Università e Scuole di Archeologia nazionali ed internazionali, presenti a Pompei, Ercolano, Oplontis, Stabiae. Continueremo a collegare i progressivi risultati di ordine tecnico ad Applicazioni pratiche, che rendano più accogliente, più comprensibile e più coinvolgente la città antica. Per esempio la piantina ed il libretto-guida che distribuiamo gratuitamente a tutti i visitatori; il nostro sito web (www.pompeiisites.org) regolarmente aggiornato, il nuovo ingresso a piazza Esedra, con un ampio book shop e facilità di discesa dai pullman e la recente iniziativa rivolta alle coltivazioni sperimentali di ortaggi ed erbe aromatiche, emblematicamente intitolata «De Gustibus», che sta riscuotendo notevole successo. Come in tutte le festività, anche in questa Pasqua ho trascorso il mio tempo mescolato a italiani e stranieri, a famigliole e a gruppi inquadrati, a visitatori attenti e ad altri attaccati al cellulare. E ho cercato di capire perché migliaia di persone, così diverse fra loro, giungano fino a Pompei. Devo onestamente affermare che, da archeologo, non ho ancora individuato in questo comportamento una razionalità: Pompei «affascina», esercita un richiamo per lo più emotivo. Coloro che si orientano leggendo una guida costituiscono, infatti, una ristretta, pur se onorevole, minoranza; i più passeggiano, senza una meta apparente. Conservare nel tempo la fisicità di Pompei è quindi il solo modo per conservare un'emozione che unisce milioni di.uomini e di donne in tutto il mondo. E non solo per i turisti: Pompei è soprattutto (o anche) per gli archeologi e gli studiosi un laboratorio eccezionale, che da 250 anni dall'inizio degli scavi, continua ad arricchire e chiarire la conoscenza storica del mondo antico.