LANUVIO OPERAZIONE DELLA FINANZA, CHE HA RECUPERATO 24 MILA OGGETTI ANTICHI IN UN SANTUARIO DEDICATO A GIUNONE Sito abbandonato per mancanza di fondi. E i tombaroli fanno festa Anfore e vasi, monete e oggetti di uso domestico. La storia della via Sacra che portava al santuario di Giunone, vicino Lanuvio. Un altro tesoro sepolto per migliaia di anni, scoperto dalla Soprintendenza ma poi abbandonato per mancanza di fondi e infine invaso dai tombaroli. Pregiudicati per reati specifici, residenti sul litorale, con abitazioni piene zeppe di reperti archeologici di valore.Personaggi più volte finiti nella rete delle forze dell'ordine ma che non si sono mai ritirati dagli affari. Ora tre di loro sono stati denunciati dalla Guardia di finanza che per notti intere ha tenuto sotto controllo il sito archeologico di 17 mila metri quadrati dove sono stati sequestrati oltre 24 mila pezzi risalenti all'età imperiale-tardo repubblicana (I secolo a. C.-I secolo d. C.). Oggetti di tutti i tipi, molti dei quali fabbricati proprio in onore di Giunone Sospita, ovvero «la salvatrice», al punto da far ritenere che nel sito archeologico ci fosse una bottega per la realizzazione e la vendita di ex voto per la dea. Gli investigatori del Gruppo tutela patrimonio archeologico delle Fiamme gialle, guidati dal maggiore Massimo Rossi, hanno salvato il sito dall'ennesimo saccheggio. Probabilmente i reperti, come accaduto un anno fa sempre nella stessa zona, sarebbero stati confezionati e venduti (Giappone, Russia, Arabia Saudita) a mille euro l'uno. Nei mesi scorsi la Procura di Velletri ha già proceduto alla denuncia di cinque tombaroli e al sequestro di 500 opere antiche.«Gli ex voto - spiega Rossi - erano incompleti: venivano rifiniti in un laboratorio sul posto per soddisfare le richieste degli acquirenti, come nel caso delle teste alle quali venivano date le fattezze del compratore». I ladri lavoravano soprattutto di notte, coperti dalla fitta boscaglia, con metal detector e radio per comunicare con la superficie o con altri punti del sito, poi con pale e picconi. Sistemi già adottati in altri tre scavi scoperti sempre dai militari della Finanza, già protagonisti nel 2012 dell'operazione che ha portato al ritrovamento della stipe votiva di Giunone.