Il sindaco Massimo Federici (Pd) è deciso a 'rifare' Piazza Verdi, che è uno dei pochi luoghi della Spezia che è uscito indenne dai bombardamenti, nonché un prezioso esempio di spazio pubblico razionalista. In un primo momento, la soprintendenza (basandosi su dati inesatti) ha autorizzato un progetto che prevede largo uso di cemento e l'abbattimento di pini di 70 anni. Ma, una volta insediato Massimo Bray, il Mibac ha chiesto alla stessa soprintendenza e alla Direzione regionale della Liguria di approfondire la questione, e stabilire quali siano i veri obblighi di tutela relativi a Piazza Verdi. Nel frattempo, i cittadini di Spezia protestano. Un appello, che ha già raccolto 1300 firme, denuncia che l'«intervento snatura irrimediabilmente l'identità del luogo, cancellandone in modo irreversibile la memoria storica, smantella la piazza esistente inserendo elementi estranei e di qualità architettonica discutibile, al posto delle alberature centrali: portali e pilastri luminosi, vasche squadrate che non si armonizzano con i palazzi circostanti. Ci si chiede ancora una volta come sia possibile pensare di stravolgere una piazza centrale di una città, senza coinvolgere i cittadini, cioè i legittimi titolari dei diritti sulla città, calpestando così un diritto sancito dalla nostra Costituzione e ignorando che la Comunità Europea dispone che i progetti co-finanziati UE siano condivisi con la popolazione. La battaglia dei cittadini della Spezia è una battaglia di civiltà, in difesa di un bene comune e dell'assetto storico di una piazza italiana, che appartiene al patrimonio culturale del Paese, tanto più in una città che ha perduto parte del suo patrimonio artistico e che dovrebbe concentrarsi sulla conservazione di quello residuo operando interventi di restauro, rispettosi dei valori identitari, e non avventurarsi in discutibili operazioni milionarie di facciata del tutto decontestualizzate». Del progetto di Daniel Buren si può pensare ciò che si vuole (io lo ritengo assai brutto), ma ciò che davvero non capisco è come un sindaco di sinistra, invece di concentrarsi sulle periferie, preferisca gingillarsi con un centro storico che può solo rovinare. E questo non è un problema estetico: è un problema democratico.