L'arte è diventata glamour. Andar per mostre non è solo istruttivo: è trendy. Si fa con la famiglia (nel fine settimana), con gli amici (la sera dopo l'aperitivo), con la fidanzata (a notte fonda). Dall'uovo di Pasqua è uscito, rinforzato, il trend positivo del turismo culturale in Italia. Il boom di ingressi nei musei e nelle aree archeologiche durante il weekend di festa appena trascorso ha messo in evidenza una nuova inclinazione non soltanto modaiola, ma sociale: l'arte fa tendenza. La gita artistica è sempre più in voga. Da una parte, lusinga i cultori delle tradizioni nostrane, proponendo spesso assieme al biglietto d'ingresso golosi "pacchetti' eno-gastronomici nelleregionid'italia. Dall'altra, solletica la nostra solita esterofilia portandoci sotto casa le collezioni dei grandi musei mondiali: a Roma il Guggenheim di New York, a Bergamo l'Orangerìe parigina, a Milano il Liechtenstein Museum di Vienna. Ma c'è di più: l'arte piace ai giovani. Tra un loden e un tailleur, chi si muove per musei incrocia sempre più spesso ombelichi scoperti, zainetti penduli, teste che si muovono al ritmo digitale del loro I- Pod. Sono i ventenni alla scoperta delle bellezze d'Italia. I ragazzi che una generazione fa portavano cervelli e ormoni soltanto in piazza o in birreria, oggi si organizzano in piccoli gruppi e scelgono Monet, Munch, Canaletto. Cos'è successo? È successo che l'arte si è rifatta il look, ha abbandonato gli snobismi per pochi eletti e si è scossa via la polvere dal bavero. Le mostre sono sempre più numerose, sempre meglio pubblicizzate. La comunicazione degli eventi d'arte, sia antica che contemporanea, è spesso affidata a giovani p.r. trentenni, e anche l'età dei curatori sta progressivamente scendendo. Gli allestimenti ad hoc sono firmati da grandi designer, le luci sono piccoli capolavori di illuminotecnica (ricordate gli antichi, diabolici faretti che sparavano negli occhi da qualunque punto della sala? Quasi estinti, grazie al cielo). I bookshop offrono una gradita oasi di shopping a fine percorso, e il merchandising (scusate gli inglesismi, ma è questo il trend, appunto) si allarga: dal catalogo e dal quadernino si è passati all'abbigliamento futurista, all'orologio daliniano, al cioccolatino impressionista. Fino ai video di ultima generazione che applicano l'animazione in 3D alle opere d'arte. Compratissimi. È successo che, fiutato l'affare, anche i politici si sono svegliati. Capito che l'arte fa tendenza (e porta acqua, cioè visibilità, ai mulini delle loro amministrazioni), foraggiano concorsi, patrocinano rassegne, si garantiscono curatori best-seller, concedono nuovi spazi e si fanno elastici su orari d'apertura e iniziative collaterali: a Treviso già due anni fa si è tenuta una due giorni no-stop per la chiusura di Van Gogh (con centinaia di visitatori tra la mezzanotte e l'alba); a Brescia quest'anno è stata pedonalizzata via dei Musei (dove in questi ultimi weekend di Monet le code d'attesa sono alleviate da artisti di strada, pasticceri e spettacoli pirotecnici); a Stupinigi (Torino) sono state restaurate e aperte alle esposizioni due ali della reggia Savoia finora frequentate solo dai rapinatori. Internet, dal canto suo, dà la possibilità di prenotare le visite online e offre delle preview virtuali (ormai ogni mostra ha il suo sito), avvicinando le fasce più tecnologiche. Succede poi che anche la letteratura e il cinema internazionale, ambientando sempre più spesso grandi thriller proprio tra i capolavori dell'arte italiana - Dan Brown a Roma, Julia Navarro a Torino, John Grisham a Bologna - contribuiscono ad invogliare i giovani lettori-viaggiatori (sono ormai decine le agenzie che propongono tour capitolini "a tema"). L'Italia dell'arte scopre così di avere un nuovo pubblico. Che sarà sempre più numeroso ed esigente, perché ora i piccoli vengono "coltivali" sin dalle elementari: non c'è mostra che non preveda guide didattiche per gli under 12, laboratori teatrali o addirittura visite guidate in costume. I bimbi di oggi sono i ventenni di domani: oggi con la maestra, domani con la fidanzata. Ci abitueremo allora a girare per mostre in mezzo a coppiette "a vita bassa", piercing estremi e creste colorate. Impareremo (come ha già fatto chi scrive) a goderci incisioni, marmi ed arazzi dei palazzi romani, per esempio, mentre accanto a noi tante vocette prepuberi sbottano, entusiaste: «ahò, ma è fìchissimo!».