PER la prima volta lancia il suo impegno, diretto ma lucido, sul Forum delle culture: «Un evento che deve riscattare a Napoli spazi permanenti per la cultura e la cittadinanza». Il ministro Massimo Bray respinge con fermezza la retorica - seppur fondata - dell' Italia che lascia marcire i suoi beni. Così reagisce con disappunto all' equazione: arrivano i tedeschi e si salva Pompei. Bray fa un distinguo: «Se permette, Pompei si salva innanzitutto con l' intervento del governo». Neanche su Caserta, «nostra "sorella" di Versailles» si arrende: insiste sulla necessità di una concreta collaborazione al tavolo ministeriale «tra tutti gli enti, compreso il sindaco». LA SUA prima uscita pubblica, zainetto in spalla e musica israeliana negli auricolari, doveva scorrere in incognito e divenne invece clamorosa. Era il primo maggio e il ministro della Cultura Massimo Bray, a poche ore dal suo insediamento, era mischiato tra i pendolari su un treno della malconcia e affollatissima ferrovia Circumvesuviana, diretto agli Scavi di Pompei: ma fu costretto a lasciare il convoglio dopo atti di vandalismo e ritardi su tutta la linea. Da allora, non ha perso il vizio della visita a sorpresa negli uffici di sua competenza (auspicabile sport per i ministri che si ritengono-cittadini). Così è piombato in bicicletta alla Reggia di Caserta e non è escluso che ritorni presto a Napoli, chissà se in missione ufficiale, forse come imminente ospite del Forum delle culture, o col solito zainetto, in piedi nei mezzi pubblici, mentre vaa "misurare" la fruizione di qualche altro sito monumentale. E magari chiedendosi: intorno al parco archeologico di Pompei, intorno alla Reggia di Caserta o a un tesoro come il Museo nazionale Archeologico piantato nel cuore di Napoli, non si dovrebbe vivere solo di turismo? Perché non accade? Un' impronta personale, la sua, che ha lanciato una volontà di rinnovamento e che specie al sud - terra di enormi risorse mediamente abbandonate - ha ulteriormente moltiplicato le attese. Ministro Bray, non si può non partire da Pompei. Potremmo dire, non tanto provocatoriamente, che gli Scavi si salveranno, grazie ai tedeschi e ad un progetto di restauro da 10 milioni di euro promosso dall' Università di Monaco e dall' Istituto di Fisica di Stoccarda. È uno schiaffo all' Italia o una cooperazione provvidenziale? Insomma: l' Italia da sola non ce la fa più? « Pompei si salverà innanzitutto grazie alle scelte del governo italiano e alle professionalità del mio ministero. Voglio ricordare che il Grande Progetto Pompei è cofinanziato dall' Europa e dal governo italiano. Si tratta di 105 milioni di euro (41,8 di fondi Ue e 63,2 di fondi nazionali), 85 dei quali dedicati al consolidamento e al restauro, ed il restante alle infrastrutture necessarie per mantenere gli standard qualitativi richiesti dall' Unione. Pompei deve essere il nostro biglietto di visita e il governo ha messo in campo gli strumenti per vincere la sfida. Questo non toglie che saremo disponibili a valutare tutte le opportunità di chi vorrà contribuire alla realizzazione di un progetto così importante. Intorno a Pompei e all' area che lo circonda costruiremo poi uno degli esempi, mi auguro saranno molti, di sinergia fra cultura e turismo di qualità». In più ambienti è diffuso un timore. Che la proverbiale capacità di programmazione e tenuta degli obiettivi mostrata dai tedeschi sia messa a dura prova dalle lungaggini delle burocrazie e della Soprintendenza - ovviamente non addebitabile a singoli funzionari. Il ministero può farsi garante di una fluidità di rapporti e di tempistica? « Delle cinque gare già bandite, tre cantieri sono partiti mentre due sono fermi per problemi di trasparenza. Con il decreto "valore cultura" abbiamo introdotto importanti novità per Pompei. Da parte mia difenderò sempre il ruolo delle soprintendenze perché difenderò sempre il ruolo dello Stato nella salvaguardia e nella tutela del patrimonio artistico e vorrei ricordare che la Costituzione, la nostra amatissima Costituzione, ci ricorda che questoè un nostro dovere». È di due mesi fa la sua visita in bici alla Reggia di Caserta. Dove le obiettive difficoltà economiche e la frammentazione di poteri sulla gestione dell' area complessiva della storica residenza ha danneggiato indiscutibilmente l' immagine del monumento vanvitelliano. E solo qualche giorno fa, la decisione del Comune di «costringere» i turisti, dirottando l' area dei parcheggi per i pullman, ad attraversare il centro. Il ministro ha intenzione di sollecitare una diversa sinergia a questo proposito? Se è possibile anticiparlo, quali sono i miglioramenti e gli obiettivi che si è dato dopo la riunione promossa a Roma? «Al vertice di Roma è seguita un' importante riunione a Caserta, dove tutti i soggetti coinvolti hanno mostrato l' intenzione di voler fare sistema per raggiungere un obiettivo comune e rendere questo patrimonio dell' Unesco un luogo che non abbia niente da invidiare alla "sorella" Versailles. Tutti stanno lavorando per la salvaguardia della Reggia, compreso il sindaco. Sono stati mossi i primi passi in direzione di un piano strategico di sviluppo del percorso turisticoculturale delle residenze borboniche». Forum delle culture 2013 a Napoli. Tanti i ritardi e gli errori degli enti locali, non ultimo l' offerta di un contratto al fratello del sindaco. Ma anche se il governo già da anni lo ha declassificato - eliminando, a torto o a ragione lo status di grande evento - il ministro parteciperà alla sua riuscita? E intende sostenere la città che rischia di far cadere questa chance? « Le scelte del Forum sono indirizzate dalla Regione e dal Comune. Con le amministrazioni del territorio saremo chiamati ad affrontare a Napoli il riscatto di spazi permanenti di cultura e cittadinanza. Questo è un impegno che sento di dover assumere». Crea sempre scintille l' utilizzo delle piazze storiche. Dopo il concerto di Springsteen in piazza Plebiscito, cui seguì la polemica durissima tra il sindaco de Magistris ("Le piazze sono del popolo e non di qualche burocrate", disse), e i soprintendenti Cozzolino e Angelini, qual è la sua idea? Esisteranno mai confini chiari entro i quali esprimere, anche con eventi di richiamo, una rispettosa ma anche diffusa valorizzazione delle piazze monumentali? «Questo tema, molto delicato, necessita della ricerca di un equilibrio tra la fruizione pubblica dei benie la loro conservazione. Il valore dei nostri luoghi storici impone la massima attenzione nel loro utilizzo. Ecco perché non vorrei che si leggesse l' attenzione che tutte le volte dedichiamo alla tutela, come un ostacolo. Quello che cerchiamo di fare è di tutelare quello straordinario patrimonio che ha il nostro Paesee tramandarlo ai nostri figli. Questo ce lo chiedono i cittadini che mostrano ogni giorno una sensibilità matura e una passione civica nella difesa di quelli che sono i più rappresentativi beni comuni. Vorrei ricostruire quel rapporto di fiducia tra i cittadini e la politica partendo dalla capacità di ascoltare quello che in tutti i modi e con sincera partecipazione, sin dal primo giorno del mio mandato, mi chiedono».