DAL Vaticano a Oxford, passando per il governo tedesco e per l' ambasciata italiana a Berlino: il Pompei sustainable preservation project lanciato dai tedeschi con un piano decennale di lavori raccoglie consensi. A cominciare dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura, che ricordando la visita di Goethe a Pompei nel 1787 ("Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità), afferma: «Parafrasando Goethe, si potrebbe affermare che una nuova sciagura si stia abbattendo sul sito di Pompei. Abbiamo ancora vive negli occhi le impressionanti immagini di alcuni disastrosi crolli appena due anni fa. La costante usura dei flussi turistici e l' indifferenza delle istituzioni civili e delle stesse comunità locali e nazionali sono la causa di un degrado lento, inesorabile e potenzialmente irreversibile. Salutiamo quindi con gratitudine e speranza l' iniziativa dei giovani studiosi che, partendo da un' università tedesca, rinnova la tradizione dell' amore di quella nazione per il patrimonio culturale italiano». E proprio sui rapporti tra Italia e Germania si sofferma Hans Ulrich Seidt, direttore degli Affari culturali del ministero degli Esteri di Berlino. Per Seidt «l' antica Pompei non solo è un monumento culturale, ma anche un esempio della lunga tradizione di successo della cooperazione italo-tedesca», aspetto sottolineato anche da Matteo Pardo, addetto scientifico dell' ambasciata d' Italia in Germania. Sul sito web del progetto si susseguono le prese di posizione sulla sfida lanciata dalla Tecnische Universität di Monaco di Baviera, dall' Istituto di fisica delle costruzioni del Fraunhofer di Stoccarda e dall' Iccrom. Anche con ferme e pesanti prese di posizione sulle condizioni dell' area archeologica, come quella, autorevolissima, del direttore del Deutsches Archäologisches Insitut di Roma, Henner von Hesberg, che non nasconde il fatto che «chiunque a distanza di pochi anni abbia visitato Pompei si rende conto con orrore che intere pareti di pittura antica sono difficilmente riconoscibili oggi e hanno perso il loro effetto. Qui bisogna fare qualcosa - aggiunge l' archeologo tedesco - è assolutamente necessaria la conservazionee il Dai di Roma sostiene fortemente questa iniziativa». A scendere in campo per la salvezza di Pompei è anche l' Università di Oxford. Heather A. Viles insegna Geomorfologia e conservazione del patrimonio: «Le basi del nostro approccio consistono nel comprendere la combinazione di fattori che sta causando il deterioramento in diverse parti di Pompei e lavorare con, e non contro, i processi naturali». I due istituti tedeschi guardano come a un modello di intervento sull' area archeologica più visitata del Mezzogiorno all' Herculanuem Conservation Project in corso nella vicina Ercolano. Andrew Wallace-Hedrill per anni ha diretto la British School e coordinato il progetto ercolanese: «Mai Pompei ha avuto più disperato bisogno di conservazione che ora - afferma - esperimenti e test scientifici rimangono fondamentali, perciò un progetto di conservazione importante può aggiungere molto alla nostra conoscenza». Il vice direttore dell' Unesco per la cultura, Francesco Bandarin, indica nei cambiamenti climatici, negli agenti atmosferici e nell' usura causata dal turismo di massa i fattori di rischio per Pompei. Pertanto «l' approccio interdisciplinare alla ricerca e alla formazione del progetto tedesco costituisce un passo nella giusta direzione e promette di stabilire nuovi standard per la conservazione preventiva di siti archeologici in tutto il mondo». E se per il professore Reimund Neugebauer, presidente della società Fraunhofer «conservare il patrimonio culturale di Pompei è un atto dovuto anche nei confronti delle generazioni future», il rettore della Technischen Universität di Monaco, Wolfgang A. Herrmann, «dovranno essere le future generazioni di archeologi, architetti, storici dell' architettura e restauratori a conservare nella maniera migliore Pompei».