«Non voglio fare la professorina petulante ma questa storia del Parco archeologico non è affatto semplice e io ho lasciato tutto pronto affinchè la Regione potesse dire sì e istituirlo una volta per tutte». Mariella Muti, oggi presidente del comitato scientifico Unesco del distretto Sudest, interviene sulla vicenda che ha seguito dal 2006 sino a quando, tre anni e mezzo fa, ha lasciato la guida della Soprintendenza. E interviene dopo che l'assessore regionale ai Beni culturali, Mariarita Sgarlata, l'ha bacchettata dicendo che proprio l'architetto Muti avrebbe dovuto avviare l'istituzione del Parco quando era soprintendente di Siracusa. Per evitare dubbi, è bene chiarire che il Parco di cui si parla non è quello attuale gestito, con grande attenzione e fra tante difficoltà, dall'archeologa Maria Amalia Mastelloni bensì un'istituzione autonoma che con organismi ad hoc (presidenza, comitato scientifico, amministrazione) possa gestire in autonomia i beni culturali della Neapolis senza fare spola con Palermo e utilizzando secondo le esigenze i proventi del parco stesso. L'esempio, per intenderci, è quanto accade ad Agrigento dove la Valle dei templi è curata da quest'organismo previsto dalla cosiddetta legge Granata (che prende il nome dall'allora assessore regionale Fabio Granata) e quanto accadrà per Selinunte e Segesta. «In questi casi il discorso è diverso - dice Mariella Muti -. Lì i parchi sono fuori dal centro urbano: a Siracusa si trova in piena città e questo ha causato problemi alla sua istituzione. Non sono avvezza a fare critiche sterili ma in questo caso occorre un appunto costruttivo per l'assessore regionale Sgarlata. La nascita del Parco, come previsto dalla legge, è importante non solo per l'economia territoriale ma anche per la gestione dei beni stessi visto che esso prevedrà una interlocuzione costante con il territorio e non più quel legame diretto con l'assessorato né quella visione panormocentrica. Di certo l'assessore sa che la funzione di decretare è di stretta competenza dell'assessorato stesso, di contro i miei colleghi in Soprintendenza hanno già fatto quanto dovevano». Ma qual è la difficoltà di varare un Parco per Siracusa? I suoi confini con case e strade moderne. La legge 78 del 1976 (art. 15) stabilisce infatti che tutto ciò che si trova a 250 metri dai confini del Parco sia vincolato da inedificabilità assoluta. Una legge urbanistica che per Siracusa diviene un problema imprescindibile poichè a 250 metri dalla Neapolis vi sono abitazioni, l'ospedale, il corso Gelone e via dicendo. «Se si istituisse il Parco e dovessimo, per esempio, ricostruire l'ala vecchia dell'ospedale cittadino non si potrebbe fare - spiega l'architetto Muti - per via del vincolo dei 250 metri. Da qui la nostra soluzione proposta: restringere i confini del Parco comprendendovi dentro anche la zona già edificata dagli anni '60 e '70». In questa maniera non si negherebbero ipotesi di intervento nel centro urbano. «Mettiamo caso che Renzo Piana volesse riqualificare le case in cemento armato a ridosso della Neapolis - dice Mariella Muti - come accaduto per altre città, con la soluzione proposta da me e dai miei colleghi si potrebbe fare superando così il conflitto fra vincolo di inedificabilità e zona già edificata. Io ho già fatto il mio dovere e tutto si trova negli uffici della Regione. Mi auguro che il problema sia stato oggi risolto e che vi sia il decreto pronto per risolvere conflitto tra città e Parco». Decreto annunciato dall'assessore regionale Mariarita Sgarlata e che darebbe vita, in termini semplici, a una sorta di azienda che gestirebbe i tesori della Neapolis con organismi specifici e figure professionali che dovrebbero lavorare sul territorio e per il territorio.
SICILIA - La polemica. Botta e risposta. Muti a Sgarlata: Prima di bacchettarmi l'assessore regionale si informi meglio
L'archeologa Mariella Muti, presidente del comitato scientifico Unesco del distretto Sudest, interviene sulla vicenda dell'istituzione del Parco archeologico di Siracusa. La legge 78 del 1976 stabilisce che tutto ciò che si trova a 250 metri dai confini del Parco sia vincolato da inedificabilità assoluta, causando problemi alla sua istituzione. Muti propone di restringere i confini del Parco comprendendovi anche la zona già edificata dagli anni '60 e '70, in modo da poter interventi nel centro urbano senza negare ipotesi di intervento.
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