C'è chi, nel vedere come sono ridotti gli Archi della Marina - malandati e chiusi da transenne per impedire l'attraversamento di auto o altri usi impropri - si domanda se non sarebbe meglio osare di più, magari prevedendone la chiusura con lastre di vetro che non ne alterino l'aspetto e utilizzando in vario modo gli spazi interni che si verrebbero così a creare. Come dire: meglio progettarne l'uso in modo intelligente e architettonicamente accettabile piuttosto farne, come avviene adesso, stand per venditori abusivi di frutta e verdura, discarica d'immondizia e parcheggio serale per i clienti della Vecchia Dogana. Ma è possibile percorrere questa strada, ammesso che sia opportuno farlo? La direttrice della sezione architettonica della sovrintendenza, arch. Donatella Aprile, esordisce ricordando che sul viadotto alla marina esiste soltanto, come in tutta l'area, un vincolo paesaggistico. «Sugli Archi della Marina - esordisce l'arch. Aprile - grava il progetto di raddoppio ferroviario voluto da Rete Ferrovie italiane e contestato da tutta la città, amministrazione comunale compresa. Ed è questo il problema dell'oggi, quello con cui dobbiamo fare i conti, il progetto che dobbiamo contrastare, tanto più nella prospettiva, avanza da più parti, di trasformare il viadotto in una splendida passeggiata aerea per pedoni e biciclette. Ma, andando indietro nel tempo, ricordo che gli Archi della Marina sono stati oggetto di un vivace e sentito dibattito cittadino tra chi ne proponeva e auspicava l'abbattimento - trattandosi di un manufatto recente, anche se consolidato nel paesaggio - e chi si opponeva alla sola ipotesi. Su questo tema l'allora sovrintendente Campo organizzò anche un convegno. Alla luce di tutto questo il Dipartimento regionale dei Beni culturali ci ha chiesto di verificarne l'interesse culturale per valutare se esistono o meno i requisiti per il vincolo monumentale. Pertanto ho avviato la relativa procedura». La responsabile della sezione Architettonica della sovrindentenza spiega che il primo passo, quello propedeutico, è stabilire di chi è la proprietà degli Archi della Marina. Dovrebbe essere del Comune, ma potrebbe anche essere dello Stato, della Capitaneria di Porto. Di qui la ricerca e l'analisi delle carte catastali e amministrative. Le notizie storiche, invece, non mancano. L'ipotesi di chiudere e riutilizzare gli Archi della Marina è legata all'esito di questo iter, sebbene esiste, comunque, un vincolo paesaggistico. Qualora si riconoscesse l'esistenza dei requisiti per un vincolo monumentale, ogni proposta sull'uso di questo bene dovrà essere compatibile con quest'ultimo e con le conseguenti condizioni restrittive. «In ogni caso - sostiene l'arch. Aprile - andrebbe valutato ogni singolo progetto e il suo eventuale impatto sul monumento. Non bisogna dimenticare, infatti, che a creare problemi sono soprattutto gli impianti, i tubi, l'illuminazione, il riscaldamento. Una soluzione compatibile con la salvaguardia, comunque, si può trovare se questa tutela il bene e lo valorizza. Per questo è importante lanciare un concorso nazionale di idee che coinvolga soprattutto i giovani architetti. Si potrebbe ipotizzare un uso legato all'approdo delle navi, farne un punto d'incontro, un luogo di presentazione della città ai turisti anzicché i soliti bar e negozietti senza qualità». E l'assessore alla Cultura Orazio Licandro è sulla stessa lunghezza d'onda. «Non c'è - premette -alcuna intenzione da parte del Comune di aprire conflitti con gli altri enti, ma, in questo come in tutti gli altri casi, bisogna fare sistema per rendere tutto fruibile. Questo è il nostro obiettivo principale. Vediamo, dunque, cosa emerge dallo studio della sovrintendenza, aspettiamo di sapere se ci sono vincoli o meno, consapevoli che dal dibattito cittadino degli anni scorsi è emersa la volontà di preservare questo bene la cui utilizzazione non può che essere coerente con fini culturali». L'assessore Licandro pensa che, anche in questo caso, sarebbe importante lanciare un concorso di idee e, intanto, immagina che gli spazi sotto gli Archi potrebbero essere trasformati in spazi espositivi, in botteghe di artigianato di qualità, in sale convegni, luoghi per rappresentazioni culturali e per dibattiti politici - come è avvenuto per la festa dei Comunisti italiani a Villa Pacini. E pensa che possano essere utilizzati per recuperare la vocazione marinara della città e per valorizzare le tradizioni artigianali della Civita. «L'obiettivo - conclude - è che deve prevalere sempre l'interesse generale». 03092013
SICILIA - Chiudiamo gli archi con vetrate. Procedura per valutare il vincolo
Gli Archi della Marina a Venezia sono stati oggetto di un dibattito cittadino su come utilizzarli. Alcuni suggeriscono di chiuderli e riutilizzarli in modo intelligente, mentre altri pensano che debbano essere mantenuti aperti per il traffico. La direttrice della sezione architettonica della sovrintendenza, Donatella Aprile, ha espresso la necessità di valutare ogni singolo progetto e il suo impatto sul monumento. La sovrintendenza ha iniziato una procedura per verificare l'interesse culturale degli Archi della Marina e stabilire se esistono requisiti per il vincolo monumentale.
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