ROMA Ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, e dunque centrare gli obiettivi del protocollo di Kyoto stipulato dall'Italia, è prioritario, a tal punto da avere la meglio sulla tutela di paesaggi incontaminati dove costruire impianti eolici. A stabilirlo è il Consiglio di Stato che con una recente sentenza (numero 971) ha accolto il ricorso Enel Green Power contro il veto del ministero per i Beni e le attività culturali alla costruzione di un impianto eolico in una zona Molise. A Piana dell'Agnello, nei pressi di Macchiagodena (Isernia), sorgeranno i alti pali eolici che nel 2002 la Soprintendenza statale aveva cercato di bloccare sostenendo che l'intervento «ricadeva in un ambito di rilevante interesse paesaggistico-ambientale e naturalistico, pressoché privo di qualsiasi interesse antropico» e che dunque «le nuove costruzioni potevano costituire motivo di forte impatto ambientale». La Regione Molise aveva dato parere positivo all'autorizzazione paesaggistica per l'impianto, subordinandolo ad alcune prescrizioni: la disposizione e la forma dei pali eolici dovevano tenere conto della «qualità paesaesistica». Il Tar del Molise, lo scorso anno, aveva respinto il ricorso di Enel Green Power. La decisione è stata invece ribaltata dal Consiglio di Stato dinanzi al quale, peraltro, non si è costituito in giudizio il ministero per i Beni culturali. I giudici della sesta sezione di Palazzo Spada, nelle motivazioni della sentenza, "bacchettano" innanzitutto il ministero per avere apoditticamente affermato con una «propria valutazione tecnico-discrezionale» che «la realizzazione del progetto pregiudica i valori ambientali e paesaggistici». Ma, soprattutto, il Consiglio di Stato da il via libera alla costruzione sostenendo che «il progetto risponde a finalità di interesse pubblico», vale a dire la riduzione delle emissione di gas ad effetto serra attraverso la ricerca la promozione, lo sviluppo e maggiore utilizzazione di fonti energetiche rinnovabili tra i quali rientrano gli impianti eolici. Questo è infatti «un impegno internazionale concludono i giudici assunto dallo Stato italiano e recepito nell'ordinamento statale dalla legge 120 del giugno 2002» con cui l'Italia ha ratificato il protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici.