Oltre tre milioni di euro e più di 500mila visitatori all'anno. Sono i numeri del Parco ARCHEOLOGICo della Neapolis che - però - è «parco» solo sulla carta. Nonostante una legge ad hoc che risale a un decennio fa, la sua gestione dipende da Palermo. A differenza di Agrigento, infatti, i soldi che il parco siracusano mette in moto non sono gestiti direttamente dall'ente aretuseo con ripercussioni negative. «La legge regionale che istituisce il sistema dei Parchi archeologici siciliani porta il mio nome - dichiara Fabio Granata, già assessore regionale ai Beni culturali e oggi leader del movimento Green Italia - ed è stata approvata oltre 10 anni addietro. Bisogna constatare che con l'eccezione di Agrigento non ha mai trovato vera e completa applicazione». La mancata autogestione del parco comporta l'utilizzo diretto delle sue risorse economiche e, dunque, la sua gestione più corretta come aveva evidenziato l'ex soprintendente Mariella Muti. «Il Parco della Neapolis - prosegue Fabio Granata - indiscutibilmente tra i più importanti al mondo, non è stato ancora formalmente e definitivamente approvato e perimetrato e, anche per questo, non è ancora adeguatamente organizzato e valorizzato nonostante la buona volontà e la competenza della direttrice Mastelloni. Tutto ciò rappresenta un grave vulnus per la Sicilia, per l'intera città e per il quartiere Neapolis come recentemente ha stigmatizzato il suo giovane presidente Culotti». Il neo-presidente del cdq, infatti, ha convocato una seduta straordinaria per discutere la vicenda alla presenza dell'assessore regionale Maria Rita Sgarlata, oltre che della direzione del parco, del sindaco e degli altri attori chiamati in causa proprio per sollecitare la Regione a intervenire. «Il Parco della Neapolis - prosegue Granata - rappresenta un'enorme opportunità ma anche un'incompiuta non più tollerabile. Bisogna iniziare da una sua definitiva e ufficiale perimetrazione e creare servizi aggiuntivi adeguati, oggi inesistenti all'interno del Parco oltre che lavorare alla piena riattivazione di tutto il prestigioso sito a iniziare dall'Anfiteatro romano: monumento che dev'essere utilizzato anche come spazio teatrale così come accadeva un tempo, oltre che dalla Grotta dei Cordari, chiusa da decenni, oltre a tutto il fantastico percorso interno». La legge «Granata» prevede l'automomia finanziaria dei Parchi e ciò comporterebbe anche la possibilità di utilizzare i soldi dei biglietti per le esigenze della stessa area archeologica, a partire dalla manutenzione e dalla pulizia. Serve un gran lavoro che parte dalla piena applicazione della legge e da una maggiore duttilità e lungimiranza da parte dei responsabili del parco, vero polmone culturale, ambientale ed economico per Neapolis e per la città, ma allo stato gestito e valorizzato in maniera approssimativa e certamente non all'altezza del patrimonio che rappresenta». 28082013