Somiglia a un missile, ma è un robot. Ha una linea e una tecnologia che fa pensare al futuro, ma serve a scandagliare il nostro passato. Una specie di Indiana Jones degli abissi, uno strumento capace di immergersi fino a trecento metri di profondità e ispezionare il fondo del mare, andando a caccia di relitti, fotografarli, filmarli, elaborare i dati. Si chiama Tifone edè uno dei tre "sottomarini" realizzati nel corso del progetto che in Toscana, da un paio d' anni, tiene impegnati una cinquantina fra tecnici e ricercatori. Da Pisa a Firenze, dalla facoltà di Ingegneria al Centro di ricerche Piaggio, dalla scuola Normale al Cnr, alla soprintendenza ai beni archeologici della Toscana. Sono trei "robot subacquei" realizzatie pronti per essere testati nelle profondità alla ricerca di tesori affondati: «Possono immergersi contemporaneamente e dialogare fra di loro come fanno i cetacei con comunicazioni a ultrasuoni» spiegano i ricercatori. Uno dei tre robottini, Tifone appunto, questa mattina si immergerà nelle acque davanti al mare di Livorno per perlustrare una nave affondata nella seconda guerra Mondiale. Ieri il maltempo ha fermato il test. Si tratta di un debutto, del primo esperimento del genere in Toscana, qualche mese fa l' immersione è stata provata nel lago di Roffia a San Miniato, poi ad Antignano con ottimi responsi sul corretto funzionamento dei sistemi di bordo che controllano la velocità («può arrivare fino a cinque nodi e mezzo»), la rotta, la profondità e l' assetto del veicolo. Oggi i ricercatori si spostano appena un po' più in là, a Livorno a un miglio e mezzo dal porto dove le apparecchiature dovranno individuare l' imbarcazione naufragata: «Sappiamo che si tratta di una nave americana, è lunga una quarantina di metri, abbiamo anche ritrovato una tazza da tè del tipo usato dall' esercito americano appunto» spiegano dalla soprintendenza. Il relitto che per gran parte è insabbiato, è stato scoperto meno di un anno fa e si trova a una ventina di metri sotto la superficie del mare. Il progetto in cui rientra la costruzione di Tifone, Tiftoe Tiftri, si chiama Thesaurus ed è finanziato per un milione e 400mila euro dalla Regione Toscana e coordinato da Andrea Caiti docente di sistemi subacquei e controlli automatici dell' ateneo pisano. «Tifone è lungo 3 metri e 80 centimetri - spiega il professor Benedetto Allotta docente di robotica a ingegneria presso l' università di Firenze - e con gli altri apparecchi verrà utilizzato per la ricerca dei relitti nel mare». Cacciatori di reperti, archeologi sottomarini. «Queste macchine sono in grado di fotografare e filmare gli oggetti, sono attrezzate con un sonar - riprende il professor Allotta - si avvicinano e scandagliano la zona che devono perlustrare immagazzinando le informazioni. Possono essere teleguidati dalla superficie oppure muoversi in autonomia secondo comandi impartiti in precedenza». Tifone che ha un peso di circa 180 chilogrammi è interessante anche perché non richiede l' uso di una grossa nave per essere messo nel mare, basta un piccolo scivolo di quelli che vengono usati per le barche a vela e un fuoribordo per il recupero a fine missione. Quindi anche i costi sono contenuti. «Questo robot è in grado di visualizzare con un sonar e con due telecamere la superficie del fondale - riprende il docente di ingegneria, - può scansionarla in 3D e di renderla fruibile alle registrazioni di Google Maps e Street View. I modelli tridimensionali dei siti e dei reperti potranno essere utilizzati per una simulazione o una visita virtuale». Alla consegna del lavoro alla Regione verrà anche probabilmente proposto di aprire una start-up per consentire un lancio sul mercato di questi robot marini. Insomma entriamo nella versione Indiana Jones 2.0, la caccia ai giacimenti archeologici e che popolano il mare della Toscana è appena cominciata. Intanto dalla Scuola Normale di Pisa, Denise La Monica, archeologa, sta coordinando la ricerca (guidata dal professor Salvatore Settis) che consentirà una raccolta di dati sui relitti e sui giacimenti presenti nel mare livornese: «Stiamo studiando i documenti che si trovano presso gli archivi della soprintendenza archeologica, in parte li stiamo anche digitalizzando». L' approdo potrebbe essere una mappatura dei giacimenti che si trovano sui fondali del mare davanti alle coste livornesi.