Storie di scambi commerciali lungo le sponde del Mediterraneo, storie d'arte e di naufragi, di giganti del mare mai arrivati a destinazione. Ma anche storia della terra che muta aspetto modellata dai movimenti della crosta terrestre, lasciando emergere relitti sepolti per secoli. Gli amanti delle storie del mare possono trovare in Puglia la meta, passeggiando fra i musei archeologici dove sono custoditi i reperti affiorati oppure avventurandosi nei fondali dove giacciono tesori ancora tutti da esplorare. Il viaggio può cominciare dall'estremo nord della regione, dalle isole Tremiti per esempio, al largo delle quali si trova il glorioso "Lombardo", il battello a vapore che col "Piemonte" trasbordò i Mille di Garibaldi nella spedizione del 1860e che, quattro anni dopo quella missione eroica per l'unità d'Italia, fu vinta dalla tempesta al largo delle isole care a Lucio Dalla mentre trasportava cavallie detenuti a Manfredonia. Oppure dall'estremo sud, da Porto Cesareo, nell'area marina protetta dove si trovano "le colonne in marmo cipollino provenienti dalla penisola ellenica, destinati a Roma dove venivano usati per i vari programmi monumentali come quelli voluti dall'imperatore Adriano", spiega Rita Auriemma, docente di Archeologia subacquea dei p a e s a g g i c o s t i e r i presso la facoltà di Beni culturali dell'Università del Salento. All'équipe guidata dalla docente dell'ateneo leccese si deve la Carta archeologica subacquea della Puglia meridionale (anche online sul sito www.arcgis.com), realizzata con la Soprintendenza dei beni archeologici, dove sono indicate ben 650 evidenze sommerse, beni recuperati che sono nei musei, nei depositi, ma anche in collezioni private. Più su, sul litorale tarantino, a pochissima distanza dalla spiaggia di San Pietro in Bevagna si trovano invece le cosiddette "vasche del re", 23 sarcofagi romani in marmo grezzo risalenti al 150-250 d.C. Questi straordinari reperti giaccionoa circa cinque metri di profondità, il marmo cristallino in cui sono scolpiti è di origine greca, proveniente dalle cave dell'isola di Taso. Anche in questo caso si tratta di una imbarcazione travolta dai marosi, il cui carico sversandosi ha giaciuto sott'acqua per secoli, laddove ancora si trova. Così come i due moli del porto romano di Egnazia, voluto da Agrippa, grande ammiraglio di Augusto, "oggi a due metri e mezzo sotto il livello del mare", spiega Auriemma, "evidentemente, per assolvere alla loro funzione queste strutture dovevano essere emerse, il che significa non soltanto che è aumentata la massa d'acqua per effetto dello scioglimento dei ghiacciai, ma anche dei movimenti della crosta terrestre. Proiettare questi dati nel futuro significa essere in grado di calcolare i tassi di innalzamento del livello del mare per i prossimi cinquanta e cento anni". Seè vero che sono le ricerche sistematiche a scongiurare che i relitti rimangano all'oscuro delle profondità marine, è vero anche che molti dei tesori riemersi sono frutto di rinvenimenti casuali. Come la scoperta fatta dal maggiore dei carabinieri Luigi Robusto nel 1992. Nel corso di una immersione il militare avvistò nelle acque di Punta del Serrone quello che parve in prima battuta un cadavere: era invece una statua in bronzo, raffigurante secondo gli studiosi il console romano Lucio Emilio Paolo, vincitore della guerra di Macedonia nel 168 avanti Cristo.È uno dei bronzi custoditi nelle stanze del Mapri, il museo provinciale Ribezzo diretto da Emilia Mannozzi, dove si trova anche una fedele riproduzione di una imbarcazione mercantile di età romana in dimensioni reali, una nave oneraria con tanto di carico (autentico) deposto nella stiva con le anfore per il trasporto dell'olio e del vino. Ma è in fondo al mare, laddove hanno giaciuto per secoli, che i relitti devono restare. Ne sono persuasi i cacciatori dei tesori perduti che alla archeologia hanno dedicato una vita di studi, come Giuliano Volpe, docente di Archeologia cristiana e medievale presso l'Università di Foggia: "La priorità è che il bene rimanga nel contesto d'origine, doveè pienamente leggibile e comprensibile. Il legno impatta contro il fondo, le anfore si spargono sul fondale ma rimangono in una posizione vicina a quello dello stivaggi. La nave ha concluso la sua storia lì ed è solo lì che si può comprendere appieno". È il paesaggio subacqueo che si fa museo. Risultato, 5mila presenze in più, è il territorio che cresce, grazie ai tesori del mare.
Musei sommersi Così i tesori in fondo al mare stregano i turisti dello snorkeling
La Puglia è una regione del sud Italia ricca di storia e tesori marini. I musei archeologici e i fondali marini offrono una vasta gamma di reperti, tra cui sarcofagi romani, imbarcazioni mercantili e bronzi antichi. La regione è anche soggetta ai cambiamenti climatici, che causano l'aumento del livello del mare e la perdita di relitti sommersi. Gli studiosi e gli amanti della storia del mare lavorano per documentare e preservare questi tesori, mentre i turisti possono visitare i musei e esplorare i fondali marini per scoprire la storia della regione. La priorità è che i relitti rimangano nel contesto d'origine, dove possono essere compresi appieno.
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