Il vasino della discordia. Anzi, per dirla con la soprintendenza, «un antico pitale», talmente «indecoroso» da non potere essere installato tra le bellezze naturali del Parco della Montagnola. E addio ai dieci giorni di teatro e intrattenimento per bambini e famiglie. Non si tratta di un'opera di Cattelan, abituato alle provocazioni, ma di un'innocua scenografia gonfiabile larga 10 metri e alta 5 per uno spettacolo dedicato ai più piccoli a cui l'architetto Paola Grifoni, soprintendente di competenza per i beni architettonici e paesaggistici ha opposto un secco no. Il gonfiabile, secondo il progetto della compagnia reggiana Cà Luogo D'arte, avrebbe dovuto essere montato al centro del parco dal 23 agosto al 1 settembre. Al suo interno, una scalinata con circa 100 posti, un palco con altre decorazioni cornice dello spettacolo Unpopiùinlà e un pianoforte incastonato nella sagoma gommosa di un albero per proseguire con un «dopoteatro» conviviale tra chiacchiere e piano bar. «Il progetto gira per l'Italia da aprile si sfoga Alberto Branca, portavoce della compagnia e nessuno ha mai avuto da ridire. Non pensavamo di trovare tanti ostacoli proprio a Bologna, dove abbiamo già lavorato per esempio al Testoni Ragazzi». Tanto più che il maxi vasino da notte, una specie di tazzona bianca con i bordi blu, è stato piazzato anche nell'elegante giardino di Palazzo Pasquini a Castiglioncello (Li) e presto approderà nel fastoso cortile della reggia di Colorno. Con il beneplacito della soprintendenza di Parma. «L'abbiamo installato anche a teatro racconta Branca , al Ponchielli di Cremona, un gioiello architettonico». La notizia della cancellazione del minifestival in Montagnola fa anche il giro di Facebook e i fan non si capacitano. Chi ironizza sul concetto di decoro e chi scrive: «E io, in quel luogo magico dove avrei voluto perdermi, ci sono stata». Il diniego della soprintendenza, però, è stato solo l'ultimo atto di quella che la compagnia definisce un «disavventura kafkiana». «Con grande piacere, a inizio luglio, siamo stati contattati dalle associazioni che gestiscono la Montagnola (Antoniano e Arci ndr) racconta il portavoce Poi è iniziato un tortuoso iter burocratico per chiedere permessi vari. Mettici anche le vacanze di mezzo, ma è stato molto difficile riuscire a parlare con diversi funzionari del Comune. Abbiamo dovuto produrre numerosi documenti e certificazioni più di quanti ci siano mai stati richiesti, e tutti sono una spesa. E poi quella certificazione dell'impatto acustico (costo 300 euro): alla fine non ci siamo nemmeno arrivati a farla....Guardi, avevamo già deciso di rinunciare alla manifestazione. L'avevamo anche già comunicato al Comune, poi è arrivato il diniego della soprintendenza e a quel punto, anche volendo, non potevamo più tornare indietro». Il documento emesso da via IV novembre infatti non lascia dubbi. «Parere negativo». E queste le testuali motivazioni: il gonfiabile rappresentante «nella forma e nell'aspetto un antico pitale (tipo ceramica bianca e bordo bleu», non si giudica «compatibile con i principi di decoro e valorizzazione conformi alla natura del bene tutelato». «Non ci potevamo credere», confida Branca: «Uno dei nostri punti forti sono proprio le scenografie e le location spettacolari e accoglienti del regista Maurizio Bercini. Saremo anche andati in giro con un fungo e un attore vestito da bruco di Alice nel Paese delle meraviglie sormontati su un macchina per attirare il pubblico. Con Unpopiùinlà avremmo raccontato ai bolognesi una favola di maghi e principesse e della possibilità che dalla cacca, argomento che ai bambini fa molto ridere, nasca un fiore. E poi sorride abbiamo sempre parlato di vasino, mai di pitale».
BOLOGNA - Maxi-vasino indecoroso Soprintendente contro lo show per bimbi
Un'opera di arte gonfiabile, "Unpopiùinlà", è stata cancellata a Bologna per via di un'opposizione della soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. L'opera, progettata per un minifestival per bambini e famiglie, era stata installata in un parco e avrebbe dovuto essere montata dal 23 agosto al 1 settembre. La soprintendenza ha dichiarato che l'opera non è compatibile con i principi di decoro e valorizzazione della natura del bene tutelato. La compagnia che ha creato l'opera, Cà Luogo D'arte, ha dovuto affrontare un iter burocratico difficile per ottenere i permessi necessari.
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