L'obiettivo è noto: raggiungere, entro fine anno, una quota di interventi messi a bando per un valore complessivo di 50 milioni, quasi la metà dei 105 milioni di dote del Grande progetto Pompei. Si sta lavorando molto in questo senso: Invitalia, agenzia di sviluppo del governo che da due anni a questa parte sta materialmente elaborando gli avvisi pubblici, ha addirittura aperto un ufficio a Pompei per lavorare a stretto contatto con la soprintendenza e preparare il terreno al direttore generale di progetto. Incombe comunque il solito interrogativo: quanto tempo trascorrerà perché dai bandi si passi all'apertura dei cantieri? La storia recente non appare assolutamente incoraggiante. Fino a questo momento solo cinque gare del Grande progetto sono state affidate e quattro sono i cantieri aperti. Dal bando all'arrivo dell'impresa all'interno degli scavi, tra iter burocratico e verifiche di legalità, il processo risulta lungo e macchinoso. Con tutte le controindicazioni del caso, se consideriamo che il tesoretto cofinanziato da Bruxelles dovrà essere speso entro giugno del 2015, pena le revoca dei fondi. Uno scatto è atteso dall'entrata in scena del dg responsabile unico del Grande progetto, sempre che non si ritrovi logorato dalla convivenza con la soprintendenza. Altro nodo legato al capitolo Grande progetto: in uno scenario ottimale, caratterizzato dall'apertura in tempi record dei nuovi cantieri che dovrebbero essere banditi entro fine anno, Pompei si ritroverebbe ancora di più invasa di transennamenti e interventi delle imprese di restauro. Chissà con quali conseguenze per gli oltre due milioni di visitatori che ogni anno si riversano sul sito.