"Interamente condivisibili le accorate raccomandazioni di Michele Stefanile. Ma del tutto estranee allo spirito paradossale delle mie considerazioni. Io indicavo, con esempi, priorità d'indagine e di conservazione. E mi occupavo della sproporzione e del rilievo, rispetto a danni sostanziali delle pubbliche amministrazioni (per la inadeguata tutela dei siti e per la proterva devastazione del paesaggio, con le pale eoliche, o dei percorsi stradali, con nuovi tracciati e infinite rotatorie; per la distruzione di piazze come a La Spezia), nelle scandalistiche denunce della stampa, della cui pericolosità lo stesso Stefanile è consapevole. Io parlavo di "quell'anfora", e non dell'insolente organizzazione criminale che pubblicizzava la vendita di beni indisponibili dello Stato. E di un "deposito" regolarmente segnalato dalla Soprintendenza presso Scaiola, non di un "furto", come avventatamente scrive Stefanile. E il deposito, pubblico o privato, esclude il bene dal "godimento", che è una delle fondamentali conseguenze della tutela. Diversamente dallo studio che, come per un dipinto non più nella sede originale, è comunque garantito. Le anfore generiche sono esposte nei musei in limitatissima quantità, e quella presso Scaiola, a maggior ragione perché seriale del tipo più comune (il citato Dressel), sarebbe confinata in depositi meno accessibili (e quindi godibili) di qualunque casa privata, comunque aperta. Se i privati non fossero criminalizzati, potrebbero fare regolare denuncia delle proprie (improprie) proprietà, con beneficio di tutti, in particolare degli studiosi. Il resto, relativamente ai possessori, non consapevoli ricettatori, è demagogia. È improprio quindi affermare che il "patrimonio comune" rischia di essere rubato alle "generazioni future", che semplicemente lo ignorano. Per attestare il valore materiale dell'anfora basta provare a metterla in vendita, magari all'asta a Londra. Il "valore archeologico" è un'altra cosa. Per la "fruizione"- che sarebbe ostacolata dal deposito presso Scaiola di un bene in sè (se non nel contesto) irrilevante - la rarità conta. Anche un ex-voto appartiene a un insieme che gli dà senso; ma Stefanile pensa di paragonarlo al Cristo morto del Mantegna, o anche a un affresco di Saturnino Gatti? Gli articoli sul "saccheggio del patrimonio archeologico" hanno avuto quella evidenza solo per il coinvolgimento di un "pezzo pregiato" come Scaiola. Ho voluto allora spiegarlo.
Quell'anfora di Scajola e il finto saccheggio del patrimonio archeologico
Un articolo di giornale discute la questione del patrimonio archeologico e della sua tutela. L'autore critica le raccomandazioni di Michele Stefanile, che ha espresso preoccupazioni per la tutela del patrimonio archeologico. L'autore sostiene che le raccomandazioni di Stefanile sono estranee allo spirito delle sue considerazioni e che lui stesso aveva indicato priorità d'indagine e di conservazione. L'autore critica anche la definizione di "patrimonio comune" e sostiene che il valore materiale dell'anfora non è un problema, ma il suo valore archeologico è un'altra cosa. L'autore sostiene che la rarità dell'anfora è un fattore importante per la sua tutela.
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