Il sindaco Macelloni accettò una struttura rifiutata da tutti Un affare che ha portato soldi e modernità al territorio Peccioli, provincia di Pisa, è famosissimo per tante cose: una discarica che produce ricchezza, l'arte contemporanea che esalta strade, piazze e belvedere, un festival teatrale che contende a Laiatico di Bocelli il primato di pubblico, un insieme architettonico molto bello fatto di casoni e palazzi vecchi, stradine pittoresche, squarci di paesaggio incomparabile che raggiunge "le Serre", luogo di venerazione contadina, religiosa e laica, punto degli innamorati dei pecciolesi di sempre. Genius loci di Peccioli è un signore scattante e verace, Renzo Macelloni, insegnante elementare, che prese la città in trasformazione e la condusse alla modernità, rispettandone i canoni. Macelloni fu sindaco per alcune, tante, legislature. Ed ebbe un intento audacissimo: accettare una discarica, che tanti, a naso stretto, rifiutavano, aborrivano (certi ambientalisti estremi), e renderla un affare per il paese e un servizio impagabile per buona parte della Toscana, da Pisa a Prato. Coi soldi che la discarica produce, Macelloni ordinò piazze e castelli, frazioni e strade, installò anche un comodo parcheggio multipiano (come ve ne sono a Siena) che introduce proprio nel cuore del borgo, tra piante rigogliose di fichi profumati, balze di olivi, statue di artisti importanti ed attivi, ottima cartellonista indicatoria. Mi parla di Macelloni, esaltandolo, Paolo Riani, un architetto che fu anche politico (fu senatore) ed è stato l'addetto culturale a New York per l'ambasciata italiana. Riani a Peccioli ha fatto interessanti lavori, altre sue opere sono dovunque, da Tokyo a Tripoli, da Long Island a Mosca. Ma Peccioli la cita come fondamentale poiché Macelloni, dal 1990 in poi, l'ha aperta a tutte le più spregiudicate tendenze dell'arte concettuale, arte di installazione, arte attualissima che ha dotato il paese di architetture ardite e opere di Umberto Cavanago (rilievi su pavimentazione a Montechio), Hidetoshi Nagasawa (colonna che scende), Vittorio Messina (un monolite con frasi misteriose lungo i Bastioni), Vittorio Corsini (vasi di cotto con piante di fico in una corte appartata). Un critico espertissimo, Bruno Corà, mio amico, che presiede la fondazione Alberto Burri in Umbria, a Peccioli è rimasto basito. Quello che ovunque fa discutere e scandalizza, le idee complesse e radicali delle avanguardie, a Peccioli hanno rispetto e patria. Macelloni si avvicinò a questo mondo in anni del secolo scorso. Una rotonda che porta la strada a Peccioli porta la scritta "tradizione e contemporaneità". Un'altra rotonda fu realizzata da Giugiaro, quello delle auto più eleganti del '900 «eppure, scherza Macelloni, io sono appena ragazzo». Un ragazzo che viene da queste radici. Non a caso nella frazione di Legoli vi è una crocifissione di Benozzo Gozzoli (sciupata da un muro che trattiene l'umidità al fianco del dipinto), nella frazione di Guizzano vi è un' annunciazione lignea di Tommaso Pisano (dei Pisano scultori gloriosi) insomma l'intero territorio è scuola di prestigio. Ci tiene moltissimo alla didattica anche il presidente della Fondazione "Peccioli per" Andrea Petretti, geologo, che insiste sul fatto (determinante) che gli eventi (arte, teatro e musica) non siano "a scappa-via", ma rimangono come radici in paese. E in paese incontri Irene Barbenzi che è la responsabile informatissima e ben attiva delle iniziative culturali, poi c'è Lara (il cognome non vuole dirlo) che è laureata in storia dell'arte medioevale ed enciclopedia storia di Peccioli. Da lei si viene ad ascoltare una leggenda su "villa Monti" dove un signorotto (del '600), dedito a feste e a vita dissoluta, per amore di una fresca fanciulla la sposo e cambiò la vita. Però lei lo tradì. Allora lui la fece imprigionare nelle cantine della villa e, punita lei, tornò alla gozzoviglia e ai giochi. Sennonché lei si liberò, lo raggiunse durante un'orgia e accusandolo fu rotta dal crepa cuore e morì. Divenendo un fantasma che ancora oggi circolerebbe nella villa. A Peccioli vi sono, oltre villa Monti, altre dimore grandiose, affrescate, visitabili. Una appartiene alla famiglia Pescatori (fiorentini che hanno nello stemma due pesci), un'altra ai franco-livornesi Doufur, quelli dei dolciumi. Poiché in estate, quand'era torrida, molti ricchi venivano a rinfrescarsi su queste carezzevoli colline ombrate di alberi. Peccioli fu ambita: la scoprirono gli Etruschi poi vi impiantarono i Romani e dopo i Longobardi. Divenuto feudo di Volterra un vescovo la vendette per quattro soldi ai pisani e i volterrani infuriati lo pugnalarono. Peccioli divenne così, per secoli, l'occhio di Pisa in Val d'Era. Una volta i Pecciolesi si dettero un capitano autonomo, tale Giovanni Borgherucci. Costui li ribellò a Pisa e Pisa invase il castello e lo demolì. Andò meglio al Borgherucci che venne "acquisito" dai pisani, non gli tagliarono la testa, anzi lo resero nobile dandogli parecchie proprietà. Da Peccioli passò anche un monaco, Verano, che divenne santo e gli abitanti gli dedicarono una chiesa (XI secolo) al centro del borgo. La chiesa ospitò quadri di pregio: tre tele di Jacopo Vigniali e una madonna di Neri di Bicci. Adesso stanno nel fornito museo diocesano. Altri musei da vedere sono quello Archeologico e quelle delle icone russe. Macelloni e i suoi hanno poi fatto costruire un teatro arena che, sotto l'insegna "Undici lune a Peccioli" ospita ogni luglio compagnie di prosa valorose, culturalmente dotate. Andrea Buscemi, attore che al cinema lavora con Pieraccioni, s'è prodigato, impeccabilmente, ne "Il tartufo" di Molière ne "La Mandragola" di Macchiavelli. Lo coadiuva una compagnia brillante, tosta, dove spicca Martina Benedetti. Un altro monaco, San Colombano, grazie ad una sosta dei suoi frati donò Peccioli della famosissima "uva colomba" che qui acquisisce gusto e tenta voluttuosamente il palato. Producono un buon rosso (il Generoso) la famiglia Pesciolini a Guizzano, mentre Rosario Floriddia fa pasta con il grano antico Peccioli cult, dunque ma i quattrini, tanti, li mette la "Belvedere spa", cioè la discarica. Dalla quale Macelloni è assoluto patron e castellano.
PECCIOLI. Il paese dove arte, bellezza e ricchezza nascono in discarica
Il sindaco di Peccioli, Renzo Macelloni, ha accettato la costruzione di una discarica, che è stata rifiutata da tutti gli altri. Questa scelta ha portato soldi e modernità al territorio. Macelloni ha anche aperto il paese alle tendenze artistiche più spregiudicate, come l'arte concettuale e l'arte di installazione. Il paese è famoso per le sue stradine pittoresche, le sue architetture antiche e le sue opere d'arte moderne. Macelloni ha anche ordinato la creazione di piazze e castelli, e ha installato un comodo parcheggio multipiano nel cuore del borgo.
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