Campi da golf e villette a stella: un agrialbergo minaccia l'intera collina, con oliveti e vigneti di gran pregio, in un paesaggio rimasto intatto. Il nodo nazionale del Codice per il Paesaggio. Due richieste di soccorso immediato, assillante. Sulla collina di Capalbio (Grosseto) in una zona interna della Maremma del tutto integra, sul Lago Aquato, vicino a vigneti pregio, in vista della montagna di Monteti, stanno cercando di paracadutare 6.000 metri cubi, circa 2.000 metri quadrati, di villette a stella, del tutto estranee al tessuto locale, con l'aggravante di un golf a 9 buche che pomperà acqua a tutto spiano (in un'area tra le meno piovose d'Italia) ed esigerà per il "green" trattamenti continui a base di diserbanti e pesticidi destinati a finire in falda. In Sardegna il centrodestra sta per smontare definitivamente l'ottimo impianto dei piani paesaggistici voluto da Renato Soru nel 2006 e realizzato da una equipe di valenti urbanisti coordinati da Edoardo Salzano. Il solo piano paesaggistico completo elaborato e votato da una Regione in base alle linee del Codice per il paesaggio UrbaniRutelli. I paesaggi italiani così diversi fra loro e così straordinari sono da anni aggrediti, manomessi, minacciati di nuovi scempi. Ma se ne parla poco, quasi niente. Forse perché i privati non si possono presentarsi come i salvifici finanziatori di restauri e recuperi e magari come i gestori non meno magici. I paesaggi, cosa volete, non "rendono", non fruttano profitti. Anzi ne fruttano di immediati se li si cementifica. Salvo perderli per sempre, s'intende. Il caso di Capalbio è grave perché investe una zona che, pur manomessa in qualche punto, mantiene ancora una integrità, avendo come "rifatto" in parte il proprio paesaggio agrario dopo la riforma Medici-Segni sviluppando oliveti e vigneti di gran pregio e avendo mantenuto macchie mediterranee e boschi demaniali imponenti. Dai quali affiorano borghi storici da preservare. Questo "agrialbergo" senza agricoltura, se non una piccola vigna, si presenta come una delle tante lottizzazioni tentate o realizzate in Maremma. Il Comune al quale una insensata legge regionale "partecipazionista" sub-delega la tutela del paesaggio si barcamena. Per contro l'assessore regionale all'Urbanistica, l'architetto Anna Marson, in una intervista del 9 agosto al "Tirreno" ha garantito, sulla base di schede rigorose messe a disposizione di Comuni e Soprintendenze, un piano con regole più stringenti e più chiare che porterà in giunta per votarlo entro settembre e poi in consiglio. I contrasti, c'è da immaginarlo, saranno durissimi. Intanto, entro il 2 settembre deve definire le proprie osservazioni al progetto di agrialbergo con golf di Capalbio presentato dalla società GT. Per sollecitare Regione Toscana, Provincia di Grosseto, Comune di Capalbio, la Rete dei Comitati per la difesa del territorio, presieduta da Alberto Asor Rosa, il Comitato per la Bellezza (firmatario fra gli altri Vezio De Lucia) e il Comitato Terra di Maremma (Valentino e Corinna Podestà) hanno inviato ieri un dettagliato documento di opposizione rilevando una fitta serie di "scontri" frontali del progetto coi piani urbanistici vigenti, locali e regionali. I Comitati propongono invece interventi accurati per "rinaturalizzare" la zona umida del Lago Acquato preziosa per le specie migratorie e che il golf o anche la sola lottizzazione sconvolgerebbero. Un golf a 9 buche, per dire, consumerebbe ogni giorno una quantità d'acqua vicina a quella che occorre quotidianamente per l'intero Comune di Capalbio. E si sa che le disponibilità dell'acquedotto del Fiora non sono enormi. Un'altra storia di sgoverno dell'urbanistica e del paesaggio che viene avanti anche in quella Toscana che ha nei suoi paesaggi agrari e naturali una risorsa ammirata in tutto il mondo, tanto da divenire residenza stabile di tanti stranieri. Il ministro Massimo Bray ha insediato una commissione per l'aggiornamento del Codice per il Paesaggio presieduta da Salvatore Settis che di quel Codice è stato l'ispiratore. Benissimo. Purtroppo nei vari decreti del governo Letta rispuntano "semplificazioni" che vanno in direzione opposta. Ci vuole una volontà politica coerente. I soli denari (ma neanche tanti) necessari devono servire a ricostituire i quadri delle Soprintendenze ai Beni Architettonici, della tutela attiva, diretta, letteralmente spolpati fino all'osso. Ma non sarebbero poi moltissimi, ripeto, se una parte dei quadri venissero ripresi dalle Direzioni generali regionali che sono da ricondurre seccamente a compiti di mero coordinamento). Oggi come oggi, a cinque anni dal Codice Rutelli (che molto opportunamente aggiornava le precedenti versioni) il quadro è allarmante. Secondo Maria Pia Guermandi, autrice con Vezio De Lucia, di un primo Rapporto in materia, al 2012 "nessuna delle Regioni si è dotata di un piano paesaggistico conforme al Codice stesso, un terzo risulta in uno stadio iniziale o addirittura non ha ancora attivato l'iter di co-pianificazione." Nulla si sa poi dell'Osservatorio nazionale del Paesaggio. Mi auguro che qualcosa si sia mosso in questi ultimi mesi. Ci vuol altro decisionismo di fronte all'aggressività delle lobby immobiliari che hanno fatto strage ovunque e che ancora spacciano l'edilizia come la leva (figuriamoci) per far ripartire la macchina. La sola filiera della vite e del vino occupa molto più personale di un'edilizia che va riconvertita per recupero, ristrutturazione, restauro dell'esistente avendo noi accumulato un numero di vani più che doppio rispetto ai 60 milioni di italiani.