In un articolo dello scorso 2 agosto, si è voluto informare il lettore nazionale di un fatto scandalistico riassumibile più o meno così: il fantastico Forte di Capo Passero è chiuso a tutti, residenti e non; ciò per l'incapacità della soprintendenza di Siracusa che non sa cosa fare di quel bene che potrebbe essere un museo o un luogo di convegni: invece è uno spreco. Nell'articolo è riportato un virgolettato secondo il quale il sindaco di Portopalo avrebbe inviato al sottoscritto un telegramma informandolo che non ci sono problemi per l'utilizzazione del forte sul mare, avendo Egli risolto ogni problema relativo a risorse umane che materiali. Sono certo che Lei abbia visto di persona quel telegramma di cui non risulta traccia nel mio Ufficio. Questo sarebbe tuttavia un fattore trascurabile qualora le parole che Lei racconta permettessero di superare ciò che ancora oggi ostacola la fruizione pubblica del Forte di Capo Passero. Ragioni diverse e tutt'altro che di poco conto di cui voglio tornare a dare pubblica informazione con questa lettera, con l'obiettivo altresì di riportare sui binari del vero un'informazione deragliata e restituire quanto dovuto alla Soprintendenza di Siracusa ed al suo dirigente. Dire tout court che il restauro del Forte sia costato un sacco di soldi e che la Soprintendenza sia responsabile di ciò che è accaduto, accade e accadrà non è corretto, anzi errato. Cominciamo col dire che il Forte di Capo Passero è stato assegnato alla gestione della Soprintendenza di Siracusa solo due anni fa, quando il bene è transitato dal Demanio dello Stato alla Regione; che la Soprintendenza ha sì progettato e diretto lavori di restauro e recupero ma finanziati nell'ambito del PIT n. g, Ecomuseo del Mediterraneo il cui programma è stato ideato, curato e gestito dalla Provincia regionale di Siracusa nella qualità di Responsabile Unica del Procedimento e beneficiaria del finanziamento; che l'isola di Capo Passero è proprietà privata della famiglia Bruno di Belmonte e che non è possibile pensare ad alcuna stabile organizzazione e gestione pubblica del Forte come se ciò costituisca la semplice estensione del diritto di transito da e verso il Forte. Questi sono solo i maggiori problemi da superare prima di poter formulare qualsiasi ipotesi organizzativa e gestionale, motivi per i quali, tra gennaio e febbraio di quest'anno, il soprintendente di Siracusa ha convocato due riunioni con il presidente della Provincia e il Sindaco di Portopalo, con i quali tuttavia non si è riusciti a venire a capo dei problemi che ostavano, e ostano, all'apertura del Forte. Ostacoli e problemi che non coinvolgono solo aspetti amministrativi e giuridici ma anche pratici, come l'assenza delle reti di servizio necessarie al funzionamento di quel luogo pubblico (l'energia rinnovabile non è sufficiente e anche un generatore deve pur essere alimentato da un combustibile), l'accesso delle persone con ridotte capacità motorie, la custodia e sorveglianza nelle 24 ore, i presidi di sicurezza per il personale. E ancora, le procedure di gestione del biglietto d'ingresso, la custodia e il trasporto dei valori, il reperimento di risorse per fare fronte allo straordinario del personale regionale (anche nei casi di gestione congiunta con l'Ente locale). Insomma, senza tediare oltre l'invocato lettore non è una questione di banale o colpevole mancanza di volontà di una persona o di un ufficio. Va poi detto che la destinazione d'uso che dovrà essere attribuita al Forte trascende dalla titolarità della Soprintendenza il cui dirigente, tuttavia, il 6 settembre del 2012 ha formulato un'ipotesi d'uso di grande rilievo, indirizzando la proposta al Dirigente Generale e all' Assessore dei Beni Culturali allora in carica, poi rinnovata nei mesi di novembre e dicembre dello stesso anno al nuovo DG ed al prof. Zichichi, e in ultimo aggiornata e ribadita nel maggio di quest'anno. Quale dunque l'additata incapacità di soprintendente e soprintendenza e del loro non saper cosa fare di quel bene culturale? Quale l'inerzia? Quale il disinteresse? In ultimo solo qualche parola su Forte Vittoria, usato come rafforzativo della tesi di incapacità gestionale. E' vero che si trova ad Augusta ma nel mezzo dello specchio acqueo portuale e separato dai moli di attracco ben più che l'isola di Capo Passero dalla terraferma. E' vero che è stato restaurato grazie all'iniziativa ed all'intervento tecnico della Soprintendenza ma è di proprietà dell' Autorità Portuale che lo ha reso accessibile al pubblico a partire dali' ottobre 2012, e tale è anche in questi giorni. Su una parte dell'articolo del 2 agosto comunque sono d'accordo: non è possibile che si spenda impunemente il danaro del contribuente, siciliano, italiano o europeo che sia, senza doverne rendere conto a nessuno. Orazio Micali il Soprintendente Egregio Soprintendente, ci sono delle verità nella sua replica, sono le stesse verità che impediscono la fruizione dei nostri beni archeologici: cioè difficoltà operative, attribuzioni di responsabilità, lacci e laccioli. La sostanza è che, pur con tutta la buona volontà, non si riesce a far funzionare un bene pubblico restaurato e chiuso da anni. Lei dice che l'isola di Capo Passero è «proprietà privata della famiglia Bruno di Belmonte e che non è possibile pensare ad alcuna gestione pubblica». Ma non credo che i Bruno di Belmonte siano anche proprietari del Forte aragonese. In ogni caso la sola cosa da fare è ottenere da loro o dalla Regione l'autorizzazione a usufruire dell'antico maniero e dei percorsi dell'isola per pubblica utilità. Poi vorrei spiegato perché due anni fa l'allora Soprintendente Mariella Muti stava per inaugurare il Forte. Sarebbe stata una inaugurazione abusiva? La ringrazio delle precisazioni sperando di poter essere insieme all'inaugurazione del Forte, possibilmente entro il decennio. Tony Zermo 20082013
SICILIA - La chiusura del Forte di Capo Passero e i motivi
Il Forte di Capo Passero, un bene culturale situato sull'isola di Capo Passero, è stato chiuso a tutti i residenti e non residenti a causa della mancanza di una gestione pubblica efficace. Il sindaco di Portopalo ha inviato un telegramma al mittente informandolo che non ci sono problemi per l'utilizzazione del forte, ma il mittente sostiene che ci sono problemi pratici e amministrativi che ostano all'apertura del Forte.
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