Gela. Si conferma uno scrigno di preziosi antichi reperti il mare di Gela. Ma la soddisfazione di una scoperta dopo l'altra deve poi fare i conti con una dura e miope realtà che riserva alla spesa per la cultura le briciole del già magro bilancio regionale e i più duri colpi di forbice. L'ultima pagina della stupenda avventura dell'archeologia subacquea a Gela è stata scritta nei giorni scorsi. I fondali di Bulala, gli stessi che hanno conservato come un guscio protettivo dopo 2.000 anni ben tre relitti di navi greche di cui solo uno recuperato, mostrano ora i resti di un'imbarcazione che a prima vista sembra essere una nave di pirati. Ben protetto dai fondali sabbiosi, è affiorato un cannone in ferro in dotazione, si ritiene, a quell'imbarcazione, con delle palle di granito usate verosimilmente come proiettili. Nelle vicinanze del relitto e del cannone, la cui datazione al 1500 è molto approssimativa e non ancora confermata, sono stati trovati un'anfora e la base di una statua di età greca, un accostamento dovuto al gioco delle correnti marine. Ad effettuare la scoperta è stato il sub Franco Cassarino, che da anni collabora come volontario insieme ad alcuni amici con la Soprintendenza del mare. Durante un'immersione nei fondali di Bulala, Cassarino ha scoperto il mese scorso un ordigno bellico della seconda guerra mondiale ed ha avvisato le autorità competenti. In quel momento la scarsa visibilità dei fondali non consentiva di avvistare altro. Ma nel giorno scelto per far brillare l'ordigno le operazioni sono state sospese perché nelle vicinanze sono stati avvistati dei reperti. Da successivi sopralluoghi nella stessa zona sono emersi il relitto ed il cannone. Ieri l'archeologo Nicola Bruno, responsabile della Soprintendenza del mare per l'area gelese, ha effettuato con Cassarino il primo sopralluogo nell' area marina del ritrovamento. E della scoperta è stato informato il sindaco Fasulo, cui la Soprintendenza del mare ha chiesto aiuto economico per il recupero almeno del cannone. «I fondali di Gela sono una miniera inesauribile - dice il Soprintendente del mare Sebastiano Tusa - ma il problema vero dell'archeologia subacquea non è tanto scoprire ma poter conservare i reperti. Per il cannone in ferro appena scoperto a Gela o si trovano i fondi per restaurarlo o è meglio che resti dov'è». La Regione ha nel suo organico il restauratore capace di trattare il cannone venendo a Gela. Ma può farlo solo in teoria. «Per le missioni del personale in tutta la Sicilia la disponibilità che ci viene data è di 3.000 euro per un anno. Una somma irrisoria - continua il dott. Tusa -, così andiamo avanti contando su amici che ci ospitano, volontari come Franco Cassarino a Gela che ci mette a disposizione i suoi mezzi. Il nostro restauratore potrà venire a Gela solo se troveremo chi sostiene le spese di vitto ed alloggio per il breve tempo in cui dovrà operare. Roba di poche migliaia di euro, ma non le abbiamo». E' così il cannone rischia di rimanere in quel grande cimitero di storia e cultura che sono i fondali di Bulala. Ha ragione il dott. Tusa quando dice che il vero problema dell'archeologia subcquea è conservare i reperti. L'esempio evidente è la storia del primo relitto di Gela. Si è fatto prima a restaurare i legni recuperati che a costruire il museo per contenerli. E sono passati più di dieci anni dal primo recupero. Solo di recente Comune e Soprintendenza hanno concordato di adattare a museo della nave greca un edificio medievale. Soluzione di ripiego, unico modo per evitare che i legni restaurati di un relitto unico al mondo restino chiusi per sempre nelle cassette di legno in cui sono stati consegnati dal laboratorio di Porthsmount. Un'immagine da funerale della cultura. 20082013
SICILIA - Gela, c'è pure una nave di pirati nel mare di tesori dell'antichità
I fondali di Bulala, nel mare di Gela, hanno rivelato un altro reperto antico. Un cannone in ferro, appartenente a una nave di pirati, è stato trovato insieme a un relitto di una nave greca del 1500. La scoperta è stata effettuata dal sub Franco Cassarino, che ha collaborato con la Soprintendenza del mare. Il cannone è stato trovato con delle palle di granito, utilizzate come proiettili. La datazione del cannone è approssimativa e non ancora confermata. La Soprintendenza del mare ha richiesto aiuto economico al sindaco di Gela per il recupero del cannone. Il restauratore capace di trattare il cannone è disponibile, ma solo se troverà sostegno economico.
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