Rimpallo di responsabilità sulla triste fine della Fattoria medicea di Tavola. Una perizia accusa la Soprintendenza Le due sole cose certe, nel pasticciaccio brutto della Fattoria medicea di Tavola, è - primo - che un gioiello del Rinascimento, la fattoria "sperimentale" voluta da Lorenzo il Magnifico nel 1477, è stato rovinato e difficilmente potrà essere recuperato e - secondo - che non diventerà un condominio di lusso, quei 105 mini-appartamenti immaginati da Fattoria medicea srl con l'avallo della Soprintendenza ai beni architettonici. Tutto il resto è opinabile, a cominciare dagli esiti di un'inchiesta che è durata ben sette anni e che al massimo produrrà un paio di multe nei confronti di rappresentanti legali della srl nel frattempo fallita. Opinabili soprattutto le colpe, anche se quelle "morali" sono abbastanza definite. Le accuse nei confronti della soprintendente dell'epoca, Fiorella Facchinetti, sono prescritte, ma una perizia commissionata dal procuratore capo Piero Tony e dal sostituto Laura Canovai al professor Marco Pretelli, docente di architettura a Bologna, ha condannato senza appello la decisione di dare il via libera al frazionamento della Fattoria medicea, nel 2004 (una richiesta che era stata bocciata dal precedente soprintendente Lolli Ghetti). Quella perizia ha resistito in tutti i gradi di giudizio alla controffensiva dei privati che chiedevano il dissequestro dell'immobile. E anche chi mastica poco di architettura fatica a comprendere come sia stato possibile dare il via libera a quell'operazione. Non solo da parte della Soprintendenza ma anche del funzionario comunale Riccardo Pecorario, anche lui uscito dall'inchiesta per intervenuta prescrizione. Da questi due via libera è scaturito poi l'intervento dei privati, stoppato dalla magistratura. Ora ci si chiede chi avrebbe dovuto tutelare l'immobile, ormai scoperchiato, almeno dal 2008, quando il cantiere fu sequestrato, fino ai giorni nostri. In teoria gli stessi privati, che però non ne avevano più alcun interesse, sapendo che la speculazione non sarebbe andata in porto. In seconda battuta la Soprintendenza, che però disse di non avere fondi sufficienti. Agli atti dell'inchiesta è rimasta una comunicazione che afferma proprio questo, cioè che allo Stato mancano i soldi. Lo Stato però avrebbe potuto disporre un intervento conservativo e poi rivalersi sui privati. Nemmeno questo è stato fatto. E così ora al posto del gioiello di Lorenzo c'è poco più di un cumulo di macerie, esposte alle intemperie. Un "delitto perfetto", favorito forse anche dalla relativa inaccessibilità della Fattoria. Le denunce di Legambiente e Italia Nostra, che nel 2006 accesero i riflettori sulla speculazione, arrivarono più di due anni dopo il permesso a costruire. Altro tempo è servito per cercare un perito che accettasse di entrare in rotta di collisione con la Soprintendenza. Altri anni per trarre le conclusioni degli accertamenti. E il tempo, oltre a favorire la prescrizione, si è accanito sulla Fattoria. Ora tutti sperano che la investa nell'acquisto della Fattoria, da trasformare in un centro di ricerca agroalimentare, come vorrebbe il Comune. Da Firenze fanno sapere informalmente che della questione si è parlato, ma nessuna decisione sarà presa fino a quando non si saprà quanto c'è da spendere.