Macine di pietra appena rinvenute nelle acque di Filicudi A settembre Lipari restituirà un antico portico imperiale Continuano ad arricchirsi sempre più di preziosi reperti, i musei archeologici marini in Sicilia. Ed è sempre l'epoca romana a tenere banco. Otto macine di pietra e ceramica, dell'epoca romano imperiale tra il I e II sec. d.C. sono gli ultimi gioielli trovati a 40 metri di profondità nelle acque di Filicudi. La scoperta è stata fatta dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, istituita nel 2004, e a tutt'oggi, la Sicilia, è l'unica regione ad avere un ente di questo genere. La secca di Filicudi è già nota come meta di migliaia di turisti, soprattutto sommozzatori, in quanto si tratta di uno dei pochi musei archeologici sottomarini in Italia, ma non in Sicilia, in quanto, l'ente regionale, in questi circa dieci anni di vita, ne ha realizzati diversi. Va detto che i percorsi studiati dalla soprintendenza sono stati realizzati con reperti rinvenuti e mantenuti nella loro posizione originale. Le otto macine sono state ritrovate, esattamente, nella secca di Capo Graziano. «Per il momento abbiamo semplicemente identificato il carico di una nave che portava delle macine - afferma il sopraintendente Sebastiano Tusa - Abbiamo fotografato i reperti, li abbiamo posizionati con il Gps e li abbiamo lasciati sul posto. Non sappiamo se questi reperti verranno recuperati - aggiunge il dirigente della Regione Siciliana - La scoperta è recentissima, e prima si dovranno fare delle valutazioni». Un fatto è certo, si tratta di oggetti che non hanno problematiche di conservazione, dato che le macine sono di pietra, principalmente, e di ceramica, e come auspica lo stesso dirigente, «con molta probabilità li lasceremo sul fondo, anche perché intendiamo ampliare l'area archeologica». A Filicudi, come detto, esiste uno dei più grossi parchi archeologici e «laddove è possibile, preferiamo lasciare i reperti sul fondo marino in modo tale da essere visitati dai subacquei», tiene a precisare Tusa. L'area archeologica, attualmente, riguarda la zona antistante Capo Graziano, mentre questi rottami sono stati ritrovati verso lo scalo d'approdo degli aliscafi. «Stiamo valutando di ampliare l'area archeologica - prosegue il sopraintendente - e quindi ampliare la zona di interdizione, di ancoraggio e di immersione». Ma in questa pirandelliana terra di Sicilia è possibile che accada l'assurdo e l'inconcepibile: tante zone interdette, tanto abusivismo, ma l'area marina dove si trova il museo subacqueo di Filicudi non è protetta. Come dire, senza la dovuta tutela dal punto di vista paesaggistico. Tusa alza le braccia. D'altronde la materia non è di sua competenza, ma del governo siciliano sì. Tuttavia il sopraintendente cerca di fare il possibile. «Noi assieme alla Capitaneria di porto emettiamo delle ordinanze di interdizione all'ancoraggio, mentre per l'immersione rilasciamo, nel giro di un'ora, il permesso previo richiesta, ma certamente non è tutelata sul fronte paesaggistico». Attualmente, nel museo del mare della zona di Capo Graziano, ci sono nove gruppi di relitti risalenti a epoche che vanno dal V sec. a.C fino alla nave posacavi «Città Milano» della Pirelli, situata a circa 100 metri di profondità e che naufragò agli inizi del secolo scorso. In questi fondali, oggi i subacquei possono vedere, tra l'altro, a diverse profondità, reperti anforacei, ceramiche di bordo di piccole e medie dimensioni, alcuni cannoni relativi a una nave del Cinquecento. La zona è particolarmente ricca di reperti perché c'è uno scoglio, nella cosiddetta secca di Capo Graziano, che è una vera e propria insidia per la navigazione. Un altro gioiello romano, sta per venire alla luce. Infatti, tra l'8 e il 16 settembre, la Soprintendenza del Mare scaverà a Lipari, nel porto di Sottomonastero, dove alcuni anni fa sono stati bloccati dei lavori di dragaggio, in quanto era stato intercettato un portico romano a 8 metri di profondità. Per Tusa, «sarà una settimana di scavi che faranno emergere delle testimonianze interessanti dal punto di vista architettonico». Tra gli itinerari archeologici subacquei in Sicilia, oltre Filicudi, c'è quello di Pantelleria, a Cala Gadir. Nel corso di una visita guidata, si possono osservare numerosi reperti giacenti sui fondali nella loro posizione originale: anfore e ceramiche di vario tipo, un ceppo d'ancora plumbea, porzioni lignee dello scafo. Ma interessante è anche il museo marino di Levanzo, a nord di Capo Grosso. Qui c'è un luogo d'ancoraggio delle navi romane che affrontarono la flotta cartaginese: adagiati sul fondo, si trovano numerosi ceppi d'ancora in piombo. Poco distante, a Cala Minnola, un altro itinerario guidato permette di visitare un relitto di cui è visibile un ceppo d'ancora sempre in piombo e numerose anfore. Un sistema di telecontrollo del sito, inoltre, permette anche una visita virtuale presso la Tonnara di Favignana con la trasmissione in diretta su monitor delle immagini dal sito subacqueo. In sostanza, le possibilità di visita e la fruibilità del percorso vengono ampliate, coinvolgendo anche chi non si immerge.
SICILIA - I tesori sbarcano dalle navi romane
A Filicudi, in Sicilia, sono state trovate otto macine di pietra e ceramica dell'epoca romana imperiale tra il I e II secolo d.C. Le macine sono state ritrovate a 40 metri di profondità nelle acque del mare e sono state identificate come parte di un carico di una nave che portava macine. I reperti sono stati fotografati e posizionati con GPS, ma non si sa se verranno recuperati. Il sopraintendente della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, Sebastiano Tusa, ha affermato che i reperti non hanno problematiche di conservazione e che intendono lasciarli sul fondo del mare per essere visitati dai subacquei.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo