A parte la questione della gestione dei monumenti, di privati comunque si parlerà nel prossimo futuro. Sono, infatti, in arrivo le linee guida che permetteranno di sbloccare il sistema delle gare per affidare all'esterno i servizi aggiuntivi di musei e aree archeologiche. La commissione insediata da Anna Maria Buzzi, direttore della valorizzazione del ministero dei Beni culturali, ha concluso i lavori di riscrittura delle regole varate nel 2010. Quelle regole che avevano finito per infrangersi contro il muro di ricorsi ai giudici amministrativi. Anche se nei giorni scorsi una pronuncia dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha riconosciuto la bontà di alcune indicazioni contenute nelle vecchie linee guida. L'obiettivo è di fare in modo che a settembre le nuove prescrizioni diventino operative, dopo che saranno ritoccate sulla base dei suggerimenti delle categorie interessate, alla quale sono state sottoposte per una valutazione. In questo modo il sistema dei servizi aggiuntivi potrà essere rimesso a gara, visto che sulla base delle linee guida del 2010 solo in pochissime realtà si sono potute rinnovare le gestioni e nella stragrande maggioranza dei siti si continua a lavorare in un regime di prorogatio, che ormai va avanti da molti anni. Nelle nuove regole si sottolinea che per i monumenti meno famosi, che non possono essere proficuamente inseriti in un circuito di visita, sia preferibile ricorrere alla gestione diretta, utilizzando il personale dei Beni culturali. Per gli altri, invece, porte aperte al mercato, con concessioni di durata da tre a sette anni (ma prorogabili a nove). Non è l'unica novità. Oltre a quelle contenute nel decreto cultura (Dl 912013), i Beni culturali hanno aperto anche altri fronti di lavoro. Con qualche ritorno al passato. Il decreto legge del fare (Dl 692013), di recente convertito in legge, ha infatti resuscitato Arcus, la società per azioni che il Governo Monti, nel piano di spending review, aveva mandato in pensione. La Spa che, beneficiando del 3 delle risorse per le infrastrutture, si è finora occupata di interventi di restauro di beni culturali (seguiti da polemiche per il fatto di essere spesso pilotati dall'esigenza del ministro o del politico di turno), avrebbe dovuto essere messa in liquidazione dal prossimo primo gennaio, accompagnata in questa operazione da un commissario che sarebbe dovuto rimanere in carica fino a fine dicembre 2014. Invece, Arcus torna a vivere. Sempre il decreto del fare ha poi previsto una serie di modifiche al Codice dei beni culturali (Dlgs 422004), in particolare nella parte relativa alle autorizzazioni paesaggistiche. Si tratta di ritocchi che fanno seguito a diversi altri interventi spot effettuati nel corso degli anni, che si sommano alle modifiche più sistematiche del 2006 e del 2008. Per questo il ministro dei Beni culturali, Massimo Bray, qualche giorno fa ha istituito una commissione, presieduta da Salvatore Settis, per un restyling del codice. Anche il ministero, però, ha bisogno di una profonda ridefinizione dell'assetto, determinata dai tagli di spesa, che hanno portato il personale da 21mila a 19mila unità. Dunque, altra commissione, presieduta da Marco D'Alberti, professore di diritto amministrativo alla Sapienza di Roma, per riorganizzare via del Collegio Romano e anche per riflettere sul rilancio dei beni culturali e del turismo. 19 agosto 2013