Alcune precisazioni sul progetto per il lungomare di cui ha parlato Antonio Di Costanzo su "Repubblica" del 14 agosto. La convenzione con il Dipartimento di architettura risale a un anno fa, sottoscritta da chi scrive e dal direttore del dipartimento e coordinata da Carmine Piscopo, allora "solo" professore presso la Federico II. Le immagini pubblicate e alcuni passaggi descrittivi dell' articolo raccontano di una prima idea-progetto che in verità mi ricorda la prima stesura sottopostami dal gruppo di lavoro. In essa si parlava di sfruttare le scogliere per coprirle "con pedane in legno e passerelle per rendere facile l' accesso al mare". Credo di essere stato cortesemente categorico nel raccomandare invece ai professori il rispetto del vincolo ministeriale di tutela che stabilisce la trasformazione della scogliera in soffolta e ne vieta anche il provvisorio utilizzo con pedane e passerelle. Anzi, in quanto il progetto doveva prevedere un' attuazione per fasi, anche lunga, già in questa elaborazione raccomandai con chiarezza di non rappresentare nei grafici nemmeno più le attuali scogliere, lasciandole intendere non più emergenti, ed eliminare anche quelle che mascherano brutalmente lo storico muro parabolico in piperno. Non si tratta di rendere alcun omaggio al soprintendente di turno, ma a una norma di tutela (fortuna che c' è) la cui ratio è evidente e riconosciuta anche più modestamente dal sottoscritto che negli anni Ottanta, ventenne, aderìe sostenne la battaglia guidata da Italia Nostra contro quelle spudorate realizzazioni volute da un più che intraprendente Provveditore alle opere pubbliche del tempo, che rincorreva opere faraoniche e usava distribuire sui cantieri targhe marmoree in latino che omaggiavano il suo personale talento. Anche Largo Sermoneta è chiaramente disciplinato, stavolta, dalle norme del piano paesaggistico di Mergellina. Via le auto, via gli chalet abusivi, pedonalizzazione e verde sono espressamente prescritti da quelle disposizioni alle quali si sono sottratti per decenni amministrazioni comunali e soprintendenze, le quali, a mente del codice per i beni culturali e del testo unico per l' edilizia, detengono comunque anch' esse, come il Comune, il potere di inibire e intervenire contro gli abusi. Quella battaglia fu assorbita nelle norme del Prg del 2004e in quelle che disciplinano il vincolo di tutela del 2005. Rivoluzionaria sarebbe pertanto la scelta che i progettisti seguano quel sogno e non si arrendano alla tentazione di apporre firme a nuove estemporanee elaborazioni e che le amministrazioni (soprintendenze, provveditorato e Comune) ritrovino la via per concretizzare un impegno comune, già assunto in occasione dell' America' s Cup, per attuare un primo pezzo di quel rivoluzionario progetto. La mia non è una bacchettata, ma il semplice rinnovo di una raccomandazione, visto che il progetto ancora non c' è e quello elaborato dall' università è ancora uno studio che tuttavia - se non è stato modificato il testo che conosco dell' accordo interistituzionale - doveva attenersi alle disposizioni urbanistiche e paesaggistiche vigenti, e non a caso. L' autore è l' ex assessore comunale all' Urbanistica