Non è soltanto la crisi economica ad aver provocato un crollo del turismo in questa "estate orribile" del 2013, infuocata dall' attesa di un autunno ancora più caldo. C' è anche un aspetto mediatico nel declino di quella che, nonostante tutto, resta pur sempre la nostra prima industria nazionale. Come ha raccontato Silvia Bonaventura nell' inchiesta apparsa nei giorni scorsi su Repubblica, "Italia. it" - il sito ufficiale del turismo italiano, voluto dal secondo governo Berlusconie costato oltre 50 milioni di euro - versa da tempo in uno stato di abbandono, già chiuso più voltee affidato ora in gestione per i contenuti editoriali a una società esterna che però non può nemmeno rinnovarne la veste grafica: tanto che viene tradotto in cinque lingue, mentre l' omologo spagnolo vanta addirittura 32 versioni, compresa quella in lingua finlandese. E pensare che ormai l' 80 delle prenotazioni si fa online. Ma, evidentemente, non basta una generica comunicazione informativaa rilanciare l' industria delle vacanze nel nostro Paese. Anche questo è un problema culturale, di organizzazionee produzione culturale. Per richiamare e coinvolgere emotivamente i turisti, bisogna ripartire dai territori, rimettendosi all' impegno dei singoli governi regionali per attrarre in particolare gli stranieri, prolungare le presenze e dilatare la stagione oltre i mesi estivi. Né basta la politica del taglio dei prezzi, perché - come avverte nella stessa inchiesta Angelo Di Gregorio, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese all' Università Bicocca di Milano - "questa può pagare nel breve periodo, ma produce nel tempo risultati drammatici attirando solo un certo target che non porta ricchezza". Occorre, dunque, valorizzare innanzitutto il turismo culturale per non soccombere a quello di massa, come ha scritto in un intervento su Huffington Post il ministro Massimo Bray. Il fatto è che, nonostante il suo inestimabile patrimonio naturale, artistico e archeologico, l' Italia accusa ancora un deficit di strutture che penalizza lo sviluppo del turismo di qualità: dalle ferrovie alle strade, dai porti agli aeroporti, dagli alberghi ai resort, dai servizi di assistenza al wi-fi, il Belpaese soffre di carenze antiche e recenti. Non a caso, è retrocesso dal primo al quinto posto nella graduatoria mondiale per gli introiti, dietro Stati Uniti, Spagna, Francia e Cina. Il nostro, soprattutto nelle regioni meridionali e nelle isole, resta un turismo prevalentemente balneare, "mordi e fuggi", limitato ai due o tre mesi del periodo estivo. Si fa ancora troppo poco per "allungare" la stagione tradizionale, magari promuovendo l' organizzazione di mostre, convegni e festival; l' artigianato e l' eno-gastronomia, legata alla cultura della terra; la nautica da diporto; il cicloturismo; il trekking a piedi e a cavallo; o la pratica di uno sport come il golf che si pratica tutto l' anno, "demonizzato" spesso dagli eco-estremisti nostrani mentre il presidente americano Barack Obama, leader mondiale della Green Economy, si esibisce in relax con i ferri in mano sui campi verdi. Per realizzare questi obiettivi occorrono, appunto, una rete di trasporti efficienti, strutture ricettive moderne e adeguate, auditorium, porti turistici, percorsi attrezzati, in modo da reggere la concorrenza sul mercato internazionale delle vacanze. È più che doveroso allora difendere l' ambiente, la natura e il paesaggio, che restano senz' altro le nostre risorse primarie. Ma, in nome di una "santa alleanza" a favore della ripresa nazionale, è necessario contemporaneamente ricercare un ragionevole punto di equilibrio per salvare l' industria del turismo, con l' occupazione e tutto l' indotto che vi ruota intorno, sciogliendo i mille "lacci e lacciuoli" burocratici o amministrativi che ne frenano la crescita. Al pari dello sviluppo, anche l' ambientalismo - come qui sosteniamo da tempo - dev' essere "sostenibile": cioè compatibile con il progresso e il benessere della popolazione. (sabatorepubblica. it)
AMBIENTE E TURISMO UNA SANTA ALLEANZA
Il turismo italiano sta subendo un crollo, non solo a causa della crisi economica, ma anche a causa di un aspetto mediatico. Il sito ufficiale del turismo italiano, "Italia. it", è in uno stato di abbandono e non può rinnovare la veste grafica. Il turismo culturale è necessario per non soccombere a quello di massa. L'Italia ha un deficit di strutture che penalizza lo sviluppo del turismo di qualità. Il paese soffre di carenze antiche e recenti, come le ferrovie, le strade, i porti e gli aeroporti. Il turismo prevalentemente balneare è limitato ai due o tre mesi del periodo estivo.
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