ROMA - Fondi europei per rilanciare i musei del Sud, un intervento di salvataggio per le fondazioni liriche «senza che resti a casa nessuno» e soprattutto nuove assunzioni, per archeologi, archivisti, bibliotecari e non solo. Incassati i consensi per il decreto Valore Cultura - che ora ha tempo fino al 9 di ottobre per diventare legge - Massimo Bray insiste e ribadisce anche dalle vacanze, spese nella casa paterna in Puglia fra letture di Calvino e di Camilleri, il progetto di un cambio di pagina per la cultura. Dalla necessità di un turismo consapevole che passi per una valorizzazione non consumistica del patrimonio, al sogno «che deve diventare realtà» di musei con orari flessibili, librerie accoglienti, caffè d'appeal che non ci facciano più invidiare gli alti standard internazionali. Scelte di cambiamento, sottolinea in un'intervista all'Ansa il ministro dei beni culturali e del turismo, che «i cittadini chiedono a gran voce». Il primo passo, mal di pancia del governo permettendo, sarà proprio lì, sulla discussione parlamentare e la trasformazione in legge del decreto presentato a fine luglio a Palazzo Chigi con il premier Letta accanto a metterci la faccia. In ballo ci sono decine di cose, dalle novità per la gestione di Pompei al rinnovo delle misure fiscali per il cinema, dal fondo di salvataggio per le fondazioni liriche sull'orlo del collasso all'assunzione di 500 under 35 per progetti destinati al Sud. Se andasse tutto in porto una piccola rivoluzione. Soprattutto tenendo conto delle miserie in cui si è dibattuto il settore negli ultimi anni, con i conti del ministero sempre più in rosso. Bray risponde diplomatico: «sono sicuro che tutti daranno un contributo per migliorarlo - dice - Mi sembra che il Parlamento voglia favorire l'approvazione di provvedimenti per la Cultura, quelle scelte chiare di cambiamento che i cittadini chiedono a gran voce». E intanto rassicura i lavoratori della lirica. Anche con i tagli richiesti alle fondazioni in difficoltà, assicura, «lavoreremo perché non resti a casa nessuno». Il personale in più verrà riassorbito da Ales, la spa del ministero, «ma anche gli enti locali faranno la loro parte come possibile. Il taglio degli integrativi è una richiesta necessaria fino a quando i conti non torneranno in ordine, per garantire la sopravvivenza delle Fondazioni. Ripeto, l'interesse è quello di mantenere i posti di lavoro». Altro capitolo caldo, il rapporto con i privati, per il quale Bray ha sempre detto di volere «regole chiare». A definirle, spiega ora il ministro, concorrerà in parte la nuova commissione per il codice dei beni culturali della quale faranno parte Giuliano Amato e Salvatore Settis: «Alcune di queste regole verranno stabilite dalla commissione, discusse con me e presentate al Parlamento», sottolinea, «in questo modo i privati conosceranno in modo chiaro e trasparente qual'è l'impostazione e le regole da rispettare». In pentola c'è anche altro: «stiamo lavorando per creare le condizioni per poter assumere, dopo tanto tempo, il personale necessario», assicura il ministro. Intanto si lavora alla riforma del ministero. Bray spiega di voler «definire una struttura che funzioni e che possa garantire la gestione immediata delle emergenze e la valorizzazione del patrimonio». Difende e rivendica la scelta del governo di unire cultura e turismo («è un segnale che ho intenzione di recepire al meglio») e torna, ribadendolo come un mantra, sul concetto di 'cultura per tutti' su cui arriveranno provvedimenti. Quando si parla musei e turismo, del resto, il ministro pugliese si accalora, spiega che vorrebbe si scoprisse «quella che è l'unicità del nostro Paese una rete museale straordinaria e di valore inestimabile» e che questo avvenisse «con un lavoro di divulgazione fatto tra il mio ministero e quello della Pubblica istruzione». A Anche per realizzare quest'idea, ricorda, sono state stanziate nuove risorse e sbloccati fondi europei Poin per 372mln. In concreto c'è per ora l'esperimento di apertura serale (l'ultimo sabato del mese, si ricomincia a fine agosto) che coinvolge 38 fra musei e aree archeologiche mentre dovrebbero ripartire le gare per l'assegnazione dei cosiddetti servizi aggiuntivi. Ma quello di trovare nei musei italiani, orari più elastici, caffetterie accoglienti e librerie attrezzate, insiste Bray, «è un sogno che deve diventare realtà. I privati che gestiscono i servizi aggiuntivi devono essere chiamati a rispettare standard di alta qualità». Obiettivo, lo standard del celeberrimo Met newyorchese. Lui lo promette: «Lavorerò affinché l'Italia non abbia niente da invidiare a queste strutture».