Migliaia i turisti. I residenti: 'Troppi 14 euro per visitarla' Cento metri Usain Bolt qualche giorno fa ai mondiali di atletica li ha corsi in 9"77, una schioppettata. Ieri mattina, davanti alla Reggia, cento metri di fila ed erano le 11,40, il sole cocente e il cavalier Luigi pensionato postale di Isernia, a quel momento ultimo delle fila, la distanza che lo separava dalla biglietteria e dai tornelli di ingresso tipo metropolitana, li ha percorsi in 38 minuti e 25", una sudata. Anche questo un record. Insolazione evitata per il provvidenziale ombrellino subito spacciato sul posto dal Mohammed di turno che fiuta la meteorologia come i satelliti, accessori da sole o da pioggia in men che non si dica. Ambulantato abusivo una volta tanto non fastidioso e petulante ma utile, refrigerio di paglia sostitutivo delle volte degli androni che un tempo facevano da antisala. GLI ACCIACCHI DELLA REGGIA - «Tira» la Reggia nonostante i suoi acciacchi, la facciata principale sfregiata da impalcature che da ottobre a oggi non hanno visto il bene di un muratore a riparare fregi pericolanti e da una rete di recinzione da alcuni giorni usata per attaccarvi messaggi, come i bigliettini appallottolati nelle fessure del Muro del Pianto a Gerusalemme o come i catenacci dell'amore che da Ponte Milvio a Ponte Vecchio appesantiscono di metallo le strutture architettoniche. Ecco come a Caserta ti risvoltano un aspetto negativo, la malinconia di quelle ferraglie a far da velo al capolavoro di Luigi Vanvitelli, per trasformarlo nel suo contrario in positivo: ridiamoci su e facciamo di necessità coreografica inventiva. Le quali necessità sono snocciolate nei fogli sciorinati al sole, richieste di miracoli laici che vanno dai prosaici «Voglio mangiare senza ingrassare», «Voglio un cellulare nuovo», all'autoconsolatorio «Meglio che essere il brutto anatroccolo», al benessere salutare. «Voglio la remissione spontanea dell'ernia al disco» ai progetti per il futuro «Spero di essere ammesso nella Guardia di Finanza». Lettura che induce al sorriso e distrae dall'erbaccia che spunta fra il basolato non più calpestabile oltre la recinzione e dalle cartacce che vi fa planare il venticello. Tutto sommato anche questa una curiosità per i visitatori, gente che da decenni Caserta sogna di trasformare in turisti senza riuscirvi, perché alla domanda muta quanto intuibile «perché non restate almeno un fine settimana da noi?». TOUR MORDI E FUGGI - I visitatori-mordi-e-fuggi rispondono muti ma con spallucce eloquenti: «A far che è vedere cos'altro?». Il cos'altro da vedere ce n'è e come, Borgo San Leucio e Borgo Casertavecchia ma questo è un eterno sogno irrealizzato, tema di tavole rotonde e tavoli di concertazione che una volta sparecchiati di appunti e utopistiche progettazioni nulla fanno registrare di concreto. «Tira» la Reggia, certo non come dieci anni fa quando contava un milione di visitatori l'anno; oggi si va sulla media di 500mila e i due-tremila giornalieri di questi giorni ferragostani serviranno a mantenere almeno questa media. Dalla Soprintendenza si batte spesso la grancassa del boom di visite, la città ne è lieta ma non si scioglie dal piacere perché di questo fiume nemmeno una goccia oltrepassa il confine dei Giardini Flora, pochi metri di diaframma tra il monumento e la città. EGOISMO TURISTICO - La Reggia alla città non regala nulla, dall'enclave che rappresenta non evade un visitatore per farsi cliente di uno dei caffè, pizzerie, ristorantini che le sono a ridosso. La proposizione è reversibile, certamente. Alla Reggia che non dà si contrappone una città che non attrae, altre discussioni non approdano a niente, da anni non c'è che da prendere atto di questa situazione. «Il turista ce lo spolpa la Reggia - dice Franco Scagliarini, del ristorante La Perla, venti metri dal monumento - Circa 14 euro il biglietto, fanno pagare anche il supplemento per mostre ospitate negli appartamenti. Perché non far pagare mezzo biglietto per chi vuole visitare soltanto il parco?». Vallo a dire al signor Erario che incassa e non ristorna che poche somme a stento utili per la minima manutenzione. «Sono le 13,15 e il registratore di cassa conta zero - dice Giuseppe Di Nardo, pizzeria Santa Lucia -. Se non fosse per la clientela locale che ci frequenta di sera, dovrei spegnere i forni». Danilo, barman de La Reggia: «Eccola là, la fila. Ce ne fosse uno che deviasse dal percorso. E dire che un panino e una minerale al posto di ristoro interno costano il triplo che da noi». Passa Tonino, il buttadentro de La Perla, all'amo dei suoi manifestini hanno abboccato due famiglie, otto «coperti» che sono piccola ma anche grande cifra. «Se almeno aprissero i Giardini Flora dice noi che pure siamo a un passo saremmo più visibili. Ci daranno una mano?». Franco Tontoli
CASERTA Cento metri di fila per vedere la Reggia
La Reggia di Caserta è affollata di turisti, ma i residenti lamentano che il prezzo del biglietto è troppo alto (14 euro) e che la Reggia non dà nulla alla città, non incentivando i visitatori a esplorare il resto della città. I turisti, invece, sono spesso "mordi e fuggi", che non vedono altro da vedere oltre la Reggia stessa. La Reggia non è più in grado di sostenere il boom di visite, e la città è lieta ma non si scioglie dal piacere. I residenti chiedono di poter visitare il parco senza pagare un supplemento, e di poter aprire i Giardini Flora per aumentare la visibilità della città.
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