Il monumento simbolo di Bari è destinato a diventare un contenitore espositivo. Gli uffici della Sovrintendenza saranno trasferiti nel complesso di Santa Chiara. Gregorio Angelini, direttore regionale per i Beni culturali, svela il progetto IL CASTELLO normanno svevo di Bari diventerà un museo. «O forse qualcosa di diverso» suggerisce Gregorio Angelini, direttore regionale per i Beni culturali e deus ex machina del progetto che cambierà faccia al castello. «È un punto chiave per la visita della città e - riflette - questa sua funzione si consoliderà con l'apertura del museo archeologico di Santa scolastica. Più che un museo tradizionale immagino il castello come luogo di rappresentazione della città e della sua storia e, al tempo stesso, a un contenitore espositivo per l'arte contemporanea. Un museo di narrazione, insomma. Un'esperienza simile la stiamo avviando a Napoli dove, nelle scuderie di Palazzo Reale, troverà sede uno spazio per il racconto della città che, a partire dall'esposizione di oggetti e materiali rappresentativi, narrerà i caratteri identitari della città stessa attraverso i fatti storici e la loro impronta sotto il profilo socioculturale». Non si tratta però di un'idea, bensì di qualcosa destinato a prendere forma nell'arco dei prossimi due anni. Il progetto, finanziato dal ministero per i Beni culturali attraverso i fondi Poin, è legato alla loro stessa tabella di marcia e dunque al completamento per il 2015. Due gli step in agenda: il recupero e adeguamento funzionale di Santa Chiara, dove saranno trasferiti gli uffici della Soprintendenza oggi allocati nel castello e, per quest'ultimo, la riqualificazione per esclusive funzioni di fruizione culturale. «Le gare d'appalto saranno indette a settembre e - anticipa Angelini - ragionevolmente agli inizi del 2014 si può immaginare l'avvio dei lavori, secondo un progetto realizzato con risorse interne dalla Soprintendenza e dalla Direzione per i beni culturali. Nel castello gli interventi previsti saranno di impiantistica, recupero e adeguamento degli altri spazi oggi sconosciuti ai visitatori ». Otto milioni di euro i fondi destinati al progetto, metà dei quali per il maniero normanno svevo e l'altra per Santa Chiara, «naturalmente i destini del castello - premette Angelini - dovranno essere oggetto di un confronto con gli enti locali, dal Comune alla Regione, ma pure di dialogo con l'università, il mondo dell'associazionismo culturale e la stessa città intellettuale. Ed è necessario che questo percorso partecipato sia avviato già durante i lavori». All'ordine del giorno il punto nodale sarà così la gestione del "nuovo" castello. «Premesso che una parte dei fondi Poin già assegnati è indirizzata agli aspetti gestionali, c'è comunque qualche ipotesi sul tavolo. Abbiamo a disposizione personale del Mibac che potrà essere utilizzabile, ma poi certo potranno esserci degli spazio per accordi con gli altri enti. È l'articolo 112 dello stesso Codice dei beni culturali, d'altra parte, a prevedere accordi per la valorizzazione. Esistono diverse formule flessibili in questa prospettiva: si potrà immaginare un consorzio fra enti come pure un accordo per l'affidamento in gestione a soggetti terzi, ai quali proporre magari il coordinamento dei servizi». Un aspetto, quest'ultimo, legato a doppio filo con la nuova destinazione d'uso del castello. Quella appunto ipotizzata di museo di narrazione della città: «Un contenitore che - conclude Angelini - manca a Bari, come peraltro in diverse altre città: consentirà ai visitatori di immergersi nella storia attraverso un percorso magari anche di natura emozionale».