I dati sul turismo in Italia richiedono un'inevitabile riflessione sulla qualità della fruizione da parte di un pubblico tanto vasto e, di conseguenza, sui mezzi che occorre dispiegare perché la semplice visita di un luogo monumentale possa arricchirsi di contenuti e trasformarsi in momento di riflessione e conoscenza. Occorre infatti che la specificità di ciascun bene culturale assuma il proprio ruolo e travalichi l'occasionalità del momento. Ossia che il turismo in quanto tale non fagociti i beni culturali in una onnivora bulimia, ma che, al contrario, esso possa essere scandito e distillato dall'insieme dei valori del nostro patrimonio culturale. In altre parole che il turismo non sia necessariamente l'ennesima manifestazione del consumismo e dell'omologazione universale, ma riesca a diventare un momento di liberazione personale e di incontro sociale. Ha ragione chi rimprovera ritardi ed errori nelle politiche sino ad ora adottate, ma credo sarebbe utile condividere alcune linee di indirizzo su cui costruire le scelte da fare nei prossimi mesi. Così, se da un lato lo stesso turismo di massa - importante da un punto di vista di ritorno economico - dovrebbe a poco a poco divenire più curioso e ricettivo, dall'altro è sul cosiddetto turismo culturale che sarebbe necessario puntare sempre di più affinché la nicchia di ricezione che esso rappresenta possa allargarsi ancora di più e arrivare di fatto a costituire la fetta più significativa di fruitori dei beni culturali. Naturalmente è bene dare al termine di turismo culturale un valore preciso e non una definizione ambivalente che si riferisca genericamente a ogni viaggiatore o visitatore che approdi in una città d'arte: i dati ufficiali di presenze nelle città italiane d'interesse storico-artistico sono certamente incoraggianti, ma sarebbe compito primario delle istituzioni che la maggior parte possibile di queste presenze acquisisse giorno dopo giorno un consapevole arricchimento intellettuale dalla visita di una qualsiasi parte del nostro patrimonio culturale. Tra i moltissimi turisti che a Verona visitano la Casa di Giulietta si dovrebbe contare una percentuale sempre crescente di persone che vogliano allungare di poche centinaia di metri il loro itinerario per scoprire nella chiesa di Sant'Anastasia la sconcertante modernità del S. Giorgio che libera la principessa del Pisanello. Così come sarebbe auspicabile che la quasi totalità delle migliaia di persone che si accalcano a Roma per toccare la Bocca della Verità sappia che, al di là del muro lungo il quale si dipana la fila, si conserva una delle reliquie più prezioso del Medioevo romano, quel grande pannello a mosaico dell'VIII secolo che proviene addirittura da una cappella dell'antica basilica di San Pietro. Un passo successivo potrebbe portare almeno una parte di quei turisti a conoscere la Viterbo medioevale, e una ulteriore parte di questi ultimi potrebbero arrivare, per esempio, fino a San Martino al Cimino, dove è trasportata, come d'incanto, un'abbazia francese protogotica. In altre parole, più che di turismo culturale si dovrebbe parlare di turismo consapevole e lo sforzo di tutte le istituzioni dovrebbe essere quello di promuovere e sostenere un impegnativo salto qualitativo, caricando di un ulteriore significato conoscitivo e umano quella valorizzazione dei beni culturali che è parte integrante dei compiti precipui dello Stato sanciti dall'articolo 9 della Costituzione. Valorizzazione, dunque, come diffusione della conoscenza, divulgazione di alto livello, fruizione attenta, crescita intellettuale. Come sosteneva Ernst Gombrich, studiare storia dell'arte è necessità imprescindibile per gli italiani, poiché proprio noi dovremmo essere i migliori guardiani dell'eredità culturale del nostro Paese. Non per fare la guardia al passato, tuttavia, ma per costruire un futuro che ne sia addirittura migliore. Ecco perché va perseguita una politica che preveda "più cultura per tutti" e il rilancio di nuove forme di intermediazione culturale. L'investimento nella cultura in questo modo promuove un indotto di ben altro valore dei singoli e puntuali "ritorni economici", quello di una coscienza collettiva che sempre più sarà in grado di salvaguardare "la specificità italiana, nella contiguità, non solo storica ma civile e istituzionale, fra i cittadini e il patrimonio che a loro appartiene", per dirla con Salvatore Settis. Insomma, dopo anni di corsa al ribasso, imboccare una strada per creare un modello di formazione di addetti ai lavori che siano sempre e comunque divulgatori specializzati a qualunque livello essi si rivolgano: dalle guide turistiche, che vanno stimolate e incentivate a non appiattirsi ai "pacchetti standard" richiesti dai tour operator, ma a proporre (e anzi a imporre) itinerari sempre meno "convenzionali" e invece diversificati e costruiti secondo metriche di volta in volta adatte a ciascun gruppo di turisti, fino a competenti disciplinari che fungano da veri divulgatori specializzati (non solo storici dell'arte o archeologi, ma anche architetti, urbanisti, musicologi, storici del paesaggio, eccetera), vivaci interlocutori capaci di indurre nell'uditorio quelle suggestioni in grado di accendere quasi una sorta di 'terzo occhio' per aprire orizzonti, per comprendere contesti e per ricollegare diverse discipline secondo assi trasversali. Seguendo questo indirizzo, per esempio, si può valorizzare l'importanza del madrigalismo e dei musicisti fiamminghi quando si osservano gli spartiti dipinti nei Musici di Caravaggio, oppure leggere nelle collezioni di Nature morte e dei Floralia dei Medici il forte interesse botanico e naturalistico dei granduchi, e in particolare di Cosimo III, desideroso di possedere nei suoi giardini fiori e frutti provenienti da tutto il mondo e appassionato seguace di quella citromania per la coltivazione di ogni qualità di agrumi. Ma anche un capolavoro assoluto come il Giudizio Universale di Michelangelo non può essere compreso senza conoscere i rapporti dell'artista con Vittoria Colonna, con il suo circolo spirituale e con alcuni esponenti del cosiddetto evangelismo erasmiano, con le discussioni sul cristocentrismo, sull'analisi minuziosa dell'esperienza della Crocifissione e della sofferenza, questioni che laceravano le anime e che facevano rischiare la scomunica e la persecuzione. Oppure, l'unicità del paesaggio attorno ad Asolo si focalizza nella giusta prospettiva se si considera che i caratteristici cipressi che ne connotano i suggestivi colli sono stati introdotti solo a fine Ottocento dal poeta inglese Robert Browning, desideroso di ricreare in quella che era diventata la sua seconda patria un paesaggio neo-romantico. È in quest'ottica che il cosiddetto turismo di nicchia deve prendere sempre più piede fino a rendere superflua la sua stessa denominazione così restrittiva e quindi divenire garante di una fruizione sempre più ampia e condivisa della cultura, assumendo un ruolo di centralità tra gli elementi per la promozione, anche in ambito internazionale, dei circuiti di turismo culturale italiano. Naturalmente, a maggior ragione questo discorso non può essere limitato alle mete più frequentate delle città d'arte, ma allargato a tutti i centri minori o i siti isolati che sono sparsi capillarmente sull'intero territorio italiano e che costituiscono esattamente la specificità del nostro contesto culturale. Per ottenere il decentramento dei flussi del turismo culturale è necessario impegnarsi per migliorare l'apertura al pubblico di tutti i siti culturali attualmente non visitabili, quindi valorizzarli adeguatamente e dotarli di quei servizi di cui sono purtroppo molte volte carenti. Dobbiamo avere fiducia nella straordinaria bellezza di tutto il nostro Paese, che non può essere ridotto alla top ten dei feticci che ormai cedono sotto il peso del turismo di massa: se sapremo raccontarlo con il nostro entusiasmo, riusciremo ad avere allo stesso tempo turisti più felici, operatori turistici più floridi, e un turismo globalmente più sostentibile. Non ci vuole la bacchetta magica: solo un po' di fiducia in noi stessi.
The Huffington Post
15 Agosto 2013
"Più cultura per tutti". Per non cedere sotto il peso del turismo di massa
MA
Massimo Bray
The Huffington Post
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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