Importante scoperta a Monte Sannace nella chiesa del parco archeologico Risorge l'affresco del '500 Un prezioso affresco del Cinquecento è stato ritrovato nell'antica chiesa dell'Annunziata a Monte Sannace. Il dipinto è tornato alla luce nel corso dei lavori di restauro. L'affresco era coperto da un'opera realizzata intorno al 1950, probabilmente da un "madonnaro" locale. L'affresco, ritrovato anche grazie alle schede di catalogo redatte fra il 1937 e il 1939 dalla Soprintendenza, mostra la Madonna col Bambino benedicente a metà figura sull'altare maggiore, san Benedetto e santa Scolastica ai lati esanGiuseppee sant' Onofrio a sinistra e a destra dell'arco di accesso al presbiterio E' RITORNATO alla luce piano piano, recuperato delicatamente per evitare danni irreparabili. Un tesoro ritrovato, l'affresco collocato sull'abside della chiesa dell'Annunziata a Monte Sannace, vicino a Gioia del Colle. A scoprire la preziosa icona databile all'inizio del Cinquecento è stato l'architetto Fernando Russo, progettista e direttore dei lavori sia per il restauro della chiesa che per l'adiacente ex scuola rurale, trasformata in museo naturalistico.Un intervento avviato un anno fa con i fondi Por Puglia 2000-2006 riservati alle in-frastrutture rurali e i contributi del Comune di Gioia del Colle e dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto. Dodici mesi di intenso lavoro con la supervisione dell'architetto Marcello Benedettelli e della dottoressa Rosa Lorusso della Soprintendenza al patrimonio storico artistico pugliese per arrivare al recupero del complesso costituito dalla chiesa e dall'ex scuola e completare così l'offerta turistico-culturale di Monte Sannace, già forte dell'importante parco archeologico. L'intera operazione, costata poco più di trecentomila euro, non solo è andata a buon fine, ma ha consentito di riportare alla luce il millenario affresco custodito all'interno della chiesa. Una grande emozione per l'architetto Russo, da sempre impegnato nella difesa del patrimonio artistico cosiddetto "minore", al quale dedicherà presto un suo volume. «La parete di fondo della nicchia absidale racconta recava un dipinto murale con la Madonna con Bambino in trono incoronata dagli angeli tra i santi Gioacchino ed Anna. Questa raffigurazione sia per la materia impiegata molto diversa da quella degli affreschi nell'adiacente cappella del Crocifisso, sia per il mediocre livello qualitativo mi ha fatto pensare all'opera di un "madonnaro locale", risalente a non più della metà del secolo scorso». Un'intuizione, quella di Russo, peraltro confortata dalle schede di catalogo redatte fra il 1937 eil 1939 dalla Soprintenden-za dell'epoca, dalle quali si evince che la chiesa conservava un interessante nucleo di pitture murali fra le quali la Madonna col Bambino benedicente a metà figura sull'altare maggiore, san Benedetto e santa Scolastica ai lati e san Giuseppe e sant'Onofrio a sinistra e a destra dell'arco di accesso al presbiterio. «Queste testimonianze e le tracce di un più antico intonaco affioranti da piccoli saggi effettuati in fase di pulituraracconta ancora l'architettom ihanno indotto a procedere per quanto possibile al recupero delle pitture originarie, documento prezioso per ricostruire la storia del culto, della committenza e delle scelte artistiche della comunità legata alla chiesa. L'icona recuperata sull'altare principale raffigura nella parte alta la Madonna che indica il Bambino, tenuto sul grembo, immagine certamente connessa al diffuso culto della Madonna di Costantinopoli. Il gruppo divino è affiancato da san Giovanni Battista e da un santo forse orientale, entrambi afigura intera, mentre in basso compare sant'Orsola accompagnata dall'usuale corteo delle undicimila vergini. Una "toppa" di intonaco lungo il bordo inferiore dell'affresco con la raffigurazione di un minuscolo sant'Onofrio eremita porta impressa la data 1617 e costituisce pertanto un prezioso termine ultimo per la datazione dell'opera». E l'immagine novecente-sca che finora aveva fatto mostra di sé sull'altare? «Non l'abbiamo certo distrutta spiega Russo Dopo averla rimossa, è stata salvata con una riproduzione fotografica su tela e quindi ricollocata in chiesa: è comunque un simbolo sacro e va custodito per la memoria». Grande lavoro anche per il restauro degli affreschi della cappella del Crocifisso nella quale è conservato un interessante ciclo della Passione di Cristo, databile al XVll secolo: quattro riquadri per altrettante scene l'Orazione di Gesù nell'orto, Gesù deriso e incoronato di spine, la Flagellazione, la Caduta sotto la croceracchiuse dentro cornici in finto marmo e realizzate con crudo realismo nelle tracce di sangue, nelle maschere crudeli e fortemente caratterizzate degli aguzzini, nei corpi contorti e nella policromia accesa. Il recupero della chiesa dell'Annunziata e dell'ex scuola rurale trasformata in museo naturalistico, ma soprattutto la scoperta dell'antico affresco, sarà festeggiato conia cerimonia inaugurale in programma domenica prossima, 3 aprile, alle 10,30, presenti l'arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, il parroco don Francesco Fanizza e il sindaco di Gioia, Vito Mastrovito. Il Consiglio: "Non appartiene alla storia cittadina" Sammichele ripudia abbazia del Medioevo RISCHIA di naufragare prima ancora di partire il progetto di recupero dell'Abbazia di Sant'Angelo in Frassineto, nelle campagne di Sammichele. L'anticabadia, nota fin dal 1100, è indicata nel Putt della Regione Puglia come sito architettonico e archeologico e pertanto sottoposta a vincolo. E proprio la Regione, con delibera di giunta del 30 aprile 2004, s'impegnava a finanziare il progetto presentato quattro anni prima dall'amministrazione comunale, che aveva ricevuto in donazione il sito appartenente in parte alla famiglia Pastore Bovio e in parte ai Dalfino Spinelli-Daresta. Un progetto che mirava non solo al restauro della chiesa ma anche alla creazione di un parco naturale con la valorizzazione della vegetazione, l'istituzione di una biblioteca, percorsi botanici, impianti di illuminazione, servizi igienici e di ristoro. Poi - denuncia in un documento il Centro studi di storia, cultura e territorio la retromarcia della Regione che decide di finanziare solo "gli interventi più significativi", escludendo alcuni Comuni, fra i quali Sammichele, e rilanciando la palla alle amministrazioni comunali. La tenue speranza che il Comune di Sammichele - rilevano dal centro studi - potesse essere interessato al recupero dell'abbazia si è dissolta nella riunione consiliare del 10 marzo scorso, quando la maggioranza ha respinto la richiesta di emendamento al Piano delle opere pubbliche presentata dalla minoranza, mirata all'inserimento del progetto di recupero della chiesa. Singolari le motivazioni addotte: l'abbazia non appartiene alla storia cittadina in quanto all'inizio del 1600 non era attiva e, quindi, quando è sorta Sammichele non esisteva più; la chiesa, appartenente al territorio di Turi, è passata a Sammichele solo nel 1930 e per di più sorge in zona malarica a ridosso degli scarichi fogna-ri di Gioia del Colle. In termini pratici, una condanna a morte. (t. tum.)