Viene da un generale dei carabinieri la proposta di una sanatoria per il reato di furto archeologico. Per il condono, basterà dichiarare i «pezzi antichi» nascosti in cantina. Ma al ministero dei beni archeologici nessuno sa niente. Parla il direttore Giuseppe Proietti. E' bizzarro che sia un generale dei carabinieri a proporre di condonare il furto archeologico, ma è anche molto italiano. Dismessa la divisa da pensionato di prestigio come può essere l'ex comandante del nucleo incaricato di dare la caccia ai ladri d'arte, roberto conforti ha annunciato che il ministro giuliano urbani, su suo suggerimento, sta preparando una bozza di condono molto speciale: la cancellazione del reato per chi «dichiara» i pezzi antichi nascosti in cantina e destinati alla sua sola vista e a quella dei parenti stretti. Ma è ancora più bizzarro che il generale strombazzi la notizia sui giornali (la sicilia) mentre al ministero chi si occupa tutti i giorni della conservazione, della tutela e della valorizzazione del patrimonio antico non ne sappia assolutamente nulla. Alla direzione generale per i beni archeologici, infatti, cadono dalle nuvole. «finora non ci hanno consultato», rivela candido il direttore giuseppe proietti. E se vi consultassero, che cosa direste? A essere sinceri, non mi sono mai posto il problema di una sanatoria per il possesso illeggitimo di beni archeologici. I ritrovamenti casuali e le opere provenienti dagli scavi sono considerati proprietà dello stato da un tempo antichissimo. La norma non l'abbiamo inventata noi, né i nostri padri e nemmeno i nostri nonni. La norma risale alla legge del 1909, per l'esattezza al regolamento successivo di qualche anno, ovvero a circa un secolo fa. E' da allora che chi trattiene per sé questi beni è in una condizione di illegalità. Non riesco a capire che cosa giustifichi ora proporre una sanatoria. L'idea è che condonare permetta almeno di fare emergere l'abuso in superficie e di catalogare il «nero». Non le sembra una buona ragione? Il nostro compito qui non è soltanto quello di conoscere e catalogare i beni. Noi abbiamo anche il compito di salvaguardare e di tutelare. Io penso che condonare equivalga a provocare una cascata. Che cascata? La teoria che i reperti siano detenuti dal singolo collezionista non tiene conto della realtà di questo tipo di mercato illegale. Certo esistono collezionisti animati da sincera passione che raccolgono per se stessi, ma la gran parte del mercato è in mano ad organizzazioni dirette da figure piuttosto ambigue che dispongono di enormi depositi clandestini. La mia prima preoccupazione è dunque che si dia legittimità a questo tipo di personaggi e al loro contrabbando, consentendo loro di commerciare tranquillamente i loro stock. Ne ho tuttavia una seconda... Vale a dire? Permettere a chi detiene illecitamente reperti archeologi di diventarne legittimo proprietario significa rinunciare per sempre a quei beni. Finché il possesso è illegale, io ho la speranza di recuperarli al patrimonio pubblico quando fossero scoperti. Se il possesso viene legalizzato, lo stato perde definitivamente questi beni. Ma le norme in materia non sono esageratamente restrittive, possibile che si debba considerare furto persino la raccolta dei pezzetti di marmo trovati scavando le fondamenta di casa? La legge prevede le opportune compensazioni, chi recupera beni archeologici ha diritto a un premio, in genere una quota nemmeno tanto piccola dei reperti stessi. Non mi pare affatto restrittiva, è semplicemente protettiva del patrimonio culturale nazionale. D'altra parte, un collezionista serio può accedere al mercato legale, composto delle opere liberamente rinvenute prima del 1909 oppure assegnate in premio. E' sufficiente che il reperto sia accompagnato da una chiara documentazione sull'origine. In questo modo, obiettano i liberisti, i paesi di più recente storia sono costretti a digiunare, o meglio ad accontentarsi di vedere le opere d'arte esposte nei musei italiani. A un recente convegno sul tema, ho sentito in effetti lamentare la triste sorte dei «poveri» musei americani o svizzeri, tanto per citare un paio dei paesi maggiormente liberisti. Non riesco a impietosirmi, ma non perché sono crudele. Vi racconto una cosa che non viene mai pubblicizzata. Pochi giorni prima di lasciare la casa bianca, bill clinton firmò con il governo italiano un memorandum che istituiva controlli molto rigorosi sugli oggetti antichi in ingresso negli stati uniti. In cambio, noi abbiamo accettato di inviare ai musei americani opere importanti in prestiti a lungo termine. E quando dico lungo, intendo di un anno o due per mostre quasi permanenti. Ebbene, a washington si è già registrata una lobby che ha l'intento dichiarato di non rinnovare il memorandum. Perché? Quell'accordo è la prova vivente che, per godere delle opere antiche, non è necessario esserne i proprietari. E' un buon accordo, e spero quindi che si possa continuare lungo la stessa strada. Ma vedo che i sostenitori del liberismo vanno aumentando anche a casa nostra, con la differenza che qui non si registrano ufficialmente.