LEGGO su Repubblica di ieri 8 agosto che nel cosiddetto decreto del fare è stata reintrodotta una delle solite "correzioni dell' ultimo minuto" che potrebbe avere conseguenze devastanti: parlo della "semplificazione" in materia di edilizia che consente di demolire edifici privatie ricostruirli con modifiche della sagoma (non del volume) dopo 60 giorni dalla presentazione della sola Scia (segnalazione certificata di inizio attività). Il correttivo sarebbe la nomina di un commissario ad hoc se entro il 30 giugno 2014 i Comuni non avranno deciso le aree dei centri storici da escluderee tutelare. Quindi restano disponibili allo scempio del demoliree ricostruire (con criteri puramente economicistici) tutte quelle zone residenziali con una identità urbanistica e architettonica propria, che non fanno parte del "centro storico": ad esempio la forte presenza del Liberty (a Napoli per esempio il Vomero). Manca insomma, a mio avviso, un qualsiasi sentimento fondativo di civiltà: sono questi regolamenti, generici e vaghi nella formulazione,a esserei più incisivi nel discrimine tra civiltà e barbarie; sono provvisori, lanciano un messaggio ben chiaroa quel partito trasversale cheè potentissimo da noi, il partito del cemento e della speculazione. Se si sostiene che è fonte di ricchezza e motore di sviluppo la bellezza delle nostre città, l' unicità del paesaggio italiano (che come si sa è opera dell' uomo) come non vedere che simili leggi, se facilitano la speculazione, alla lunga impoveriscono, economicamente e moralmente, la popolazione tutta? Penso con molta preoccupazione a quanto una simile politica "del fare" (ma fare che?) invece di favorire l' eguaglianza dei cittadini esaltando l' originalità e la bellezza delle differenze culturali che segnano il tracciato della storia, tenda ad appiattire tutto sul denaro.È così, venendo meno quel modo di sentire l' eguaglianza, verranno meno anche gli altri valori fondanti della democrazia, la fraternità e la libertà: quel che intendo per fraternità non è solo il sentimento verso il compagno, verso il simile vicino o lontano, è anche sentimento di appartenenza, partecipazione alla Storia, amore per le sorti delle nostre tradizioni, tutto quel che ci è stato affidato per farlo vivere. ABBIAMO già distrutto abbastanza, sarebbe ora di riaprire gli occhi sul paesaggio, che non è solo una cornice, ma è frutto del lavoro di secoli, di anonimi mastri fabbricatori e di silenziosi artisti dell' agricoltura: non a caso di recente Salvatore Settis ha unito la sua battaglia a difesa del paesaggio a quella di Carlo Petrini, a difesa del cibo e dell' agricoltura che quel paesaggio ha creato. Andrebbe richiamata anche la "Convenzione europea del paesaggio", ma a questo punto conviene chiedersi se non sia il caso di fare appello non solo agli ambientalisti diffusi in ogni partito, ma soprattutto e chi ha responsabilità di governo (locale)e di indirizzo culturale: come pensate di rispondere? La domanda va rivolta ai sindaci, ai presidenti degli Ordini degli architetti e urbanisti, ai sovrintendenti e infine agli storici e alle "archistar", spesso pronti a trovare motivazioni valide per qualche scempio in nome della libertà: da che parte state?
Un punto pericoloso nel decreto del fare
Il governo ha reintrodotto una "correzione dell'ultimo minuto" in materia di edilizia, consentendo di demolire edifici privati e ricostruirli con modifiche della sagoma dopo 60 giorni dalla presentazione della Scia. Se i Comuni non decidono le aree dei centri storici da escludere tutelare entro il 30 giugno 2014, un commissario ad hoc sarà nominato. Questa legge potrebbe avere conseguenze devastanti, poiché permetterebbe la demolizione di edifici con identità urbanistica e architettonica propria, come il Vomero a Napoli. La legge è stata criticata per essere generica e vagha nella formulazione, e per favorire la speculazione.
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