LO SCANDALO DI STAMPA E ASSOCIAZIONI INTERNAZIONALI: PERCHÉ LE GRANDI NAVI ENTRANO FINO A SAN MARCO? Salvate Venezia: l'appello torna a risuonare sui media di tutto il mondo non appena un pericolo turba la Serenissima, un gioiello di cui spesso all'estero si ha più cura che in Italia. Dopo il passaggio (troppo) vicino a piazza San Marco dalla "Carnival Sunshine", una nave da crociera da 100 mila tonnellate, che il 27 luglio transitò a una ventina di metri dalla banchina di Riva dei Sette Martiri, la polemica sulla presenza in laguna delle navi giganti è rimbalzata sulla stampa estera. Specie quella anglosassone che ha per la città dei Dogi una vera e propria venerazione culturale e letteraria. La coincidenza dell'appartenenza della "Carnival Sunshine" alla stessa flotta della "Costa Concordia", la nave della tragedia al Giglio, ha ulteriormente amplificato l'eco internazionale dell'episodio veneziano perché l'incidente del gennaio 2012, che vide fra le vittime turisti americani, britannici, francesi, tedeschi, giapponesi e di molti altri Paesi, ebbe un rilievo eccezionale. Anche la commissione europea è stata investita del problema. Dopo la tragedia del Giglio, il commissario ai trasporti Siim Kallas ha presentato nuove proposte sulla sicurezza dei trasporti marittimi nell'Ue, che il Consiglio dei ministri e il Parlamento europeo devono ancora avallare. Il Wall Street Journal a fine luglio ha dedicato una grande foto notizia, in prima pagina, all'episodio veneziano. Invece The Independent di Londra vi ha consacrato un ampio servizio, citando testimoni diretti e fonti dell'amministrazione, secondo cui l'atteggiamento della nave era stato più un insulto che un tributo a Venezia: il passaggio della "Sunshine" mise anche a repentaglio un taxi d'acqua rimasto intrappolato tra lo scafo e la banchina. E il giornale ricordava che se l'incidente del 27 è stato il più impressionante, altri casi simili s'erano già verificati in precedenza, anche pochi giorni prima. Racconti e precisazioni hanno rilanciato sulla stampa estera le preoccupazioni suscitate dalla presenza delle grandi navi nel Canale della Giudecca a Venezia. Notizie sono comparse, oltre che in America e in Gran Bretagna, sui media di Spagna, Francia, Germania e altrove. Gli ambientalisti del "No Big Ships Committee" avevano già ottenuto l'attenzione della stampa internazionale quando avevano invitato Sophia Loren, leggenda del cinema mondiale, a ricusare "a posteriori" il ruolo di madrina della "MSC Divina": 140mila tonnellate, varata in Francia in sua presenza. Il mese dopo la Divina conquistò il poco onorevole primato di essere la più grande nave mai entrata nella laguna. L'enorme vascello, 40 metri più lungo del "Costa Concordia", sfilò davanti a piazza San Marco mentre i contestatori agitavano manifesti con scritto "No Big Ships", No Grandi Navi. La polemica vede in prima linea pure il Times di Londra, che da inizio giugno avalla la campagna "tariffa congestione": 30 euro da pagare per entrare a Venezia, un modo magari un po' radicale per evitare il sovraffollamento. L'iniziativa della britannica Anna Somers Cocks, che da anni si batte per la Serenissima, venne presentata con una foto che richiamava la controversia sulla grandi navi nella laguna. Fondatrice di The Art Newspaper e a lungo presidente della fondazione londinese "Venice in Peril", la Somers Cocks pubblicò un appello sull'ultimo numero di The New York Review of Books, dipingendo a fosche tinte le devastazioni del turismo di massa a Venezia, che accoglie 25 milioni di turisti l'anno, 90mila visitatori al giorno nell'alta stagione, mentre la popolazione residente è calata di due terzi dagli anni 50 (oggi gli abitanti sono ufficialmente solo 58.423). Il Times rilanciò l'appello in coincidenza con le proteste contro le navi da crociera che si avvicinano "pericolosamente" al Palazzo dei Dogi e a San Marco. La Somers Cocks deplora l'incapacità di tenerle sotto controllo: in 15 anni si sono triplicate, arrivando a 655 l'anno, 1310 passaggi avanti e indietro, quasi due giganti del mare al giorno in media, bianchi hotel galleggianti, alti 13 o 15 piani, che torreggiano sugli antichi tetti e campanili la maggior parte sono lunghi il triplo di un campo da football". Posizioni analoghe a quelle tenute fin dal dicembre 2012 dall'Accademia francese delle Iscrizioni e delle Belle Lettere, che deplorava che "grandi navi siano autorizzate a solcare i bacino di San Marco, rendendo più fragili le fondamenta della città ed esponendo ogni giorno un sito unico al mondo a un incidente".