Un luogo di grande fascino, ricco di segreti e curiosità. Forse addirittura il leggendario sepolcro del re cretese giunto in Sicilia per catturare Dedalo Alia. E' noto per essere stato scelto da Giuseppe Tornatore come set per alcune scene del film "L'uomo delle stelle" ma quale possibile evidenza storica si nasconde tra gli ingrottati di questo antichissimo monumento rupestre, nessuno lo sa con certezza. Per l'architetto e storico dell'arte Carmelo Montagna, tuttavia una certezza c'è: il sito archeologico Gurfa per la scala dimensionale è una «grandiosa architettura impregnata di arcaica sacralità» e la definizione di "grotte" è impropria. Si tratta di una vera e propria scultura ambientale, la più grande Tholos del Mediterraneo, opera di un colto e sofisticato progettista, realizzata «per via di levare», come avrebbe detto Michelangelo Buonarroti. Forse addirittura la leggendaria tomba del re cretese Minosse giunto in Sicilia per catturare Dedalo il quale, fuggito dal labirinto di Cnosso, si rifugiò in Sikania per i noti eventi della saga del Minotauro. Una struttura di grande fascino, un luogo ricco di segreti e curiosità come il misterioso gioco di luci che si crea al suo interno all'arrivo dell'equinozio di primavera. Professore Montagna come si presenta il sito della Gurfa al visitatore? «Sono strutture rupestri artificiali e la Tholos è un ambiente a pianta circolare ovalizzata e vano campaniforme con oculo di luce in sommità, proprio come il Pantheon di Roma. Con la sua altezza di 16 metri e il suo diametro 13 metri, è la thòlos più grande del Mediterraneo. Tale dimensione, unita all'effetto suggestivo che provoca e alla presenza della fossa del nadir al centro del pavimento, fa pensare ad un luogo adibito a uso templare e di culto così come era usuale nella cultura minoico-micenea, come per esempio il "Tesoro di Atreo a Micene", del XV sec. a. C. A proposito della fossa del nadir ho potuto anche verificare che l'arrivo della primavera, all'equinozio del 21-28 marzo, coincide con un raggio suggestivo di luce che colpisce alle ore 12 solari tale fossa». Perchè, come Lei sostiene, dovrebbe essere l'opera di un professionista molto colto? «Perchè nella composizione architettonica sono presenti moduli geometrici di Sezione Aurea. Inoltre proprio perché la thòlos della Gurfa è la più grande del Mediterraneo, con caratteri simbolici unici perfino rispetto alla celebrata thòlos di Atreo a Micene, bisogna pensare alla sapienza architettonica di un costruttore che, in assenza di altri riferimenti certi, possiamo chiamare "dedalico". Mi sono convinto che qui opera uno dei grandi ed antichi costruttori del Mediterraneo, forse il più grande architetto della protostoria siciliana, da identificare possibilmente con la stessa figura mitologica di Daidaleos-Dedalo, impegnato nella realizzazione della sepoltura della figura mitologica di Minosse». La Gurfa quindi probabile tomba di Minosse? «Per quanto detto finora mi è stato possibile pensare a tutta la struttura degli ipogei-thòlos come la tomba-tempio di re Minosse nella valle del fiume HalykosPlatani in Sikania, di cui abbiamo la descrizione sommaria dalle fonti storiche, in particolare Erodoto VII, 170 e Diodoro Siculo IV, 78». 13082013