Santa Caterina d'Alessandria La fotografia è del 28 giugno 1961, «stanza verde» della Casa Bianca, Jacqueline Kennedy indossa un abito chiaro. Accanto a lei, una ragazza vestita di scuro, borsa e un paio di guanti bianchi nella mano sinistra. Alle loro spalle, appeso alla parete, un capolavoro di Cézanne. Quell'opera, assieme ad altri sette dipinti del maestro francese, era stata destinata alla presidenza degli Stati Uniti proprio dal nonno di quella ragazza che sorride in posa con la first lady . Ecco, quella donna, Philippa Calnan, dal 2009 ha condotto una battaglia legale contro la Direzione regionale e la Soprintendenza per i beni artistici della Lombardia. Al centro della contesa, un capolavoro del barocco, la «Santa Caterina d'Alessandria» di Bernardo Strozzi. Venne trafugato dal comando nazista in ritirata dall'Italia alla fine della Seconda guerra mondiale; è «misteriosamente» ricomparso in un'asta di Sotheby's, a Milano, nel 2009. Il ministero per i Beni culturali dava per «acquisito» il quadro. Mentre una decisione del Consiglio di Stato, depositata lo scorso 6 agosto, ribaltando una sentenza del Tar lombardo ha stabilito che la Santa Caterina potrà essere portata a Los Angeles, secondo la volontà dell'erede proprietaria. Dietro a quel dipinto (170,5 per 121,5 centimetri) e alle vesti bianche e rosa di questa Santa Caterina, passano tutti i drammi del Secolo breve. Charles Alexander Loeser, intellettuale, collezionista americano, per anni residente a Firenze, morì nel 1928 lasciando un testamento che oggi è finito al centro dell'intrigo artistico-legale. Il mecenate donò una parte della sua collezione alla città in cui viveva (è la famosa «donazione Loeser» ancora custodita nel museo di Palazzo Vecchio), a patto che gli altri suoi pezzi d'arte potessero essere liberamente esportati fino a due anni dopo la morte sua o dei suoi figli. Negli anni del fascismo, a causa delle leggi razziali, i discendenti di Loeser fuggirono però in Svizzera. Così i loro beni vennero sequestrati in base alle leggi di guerra (nel 1942); la confisca fu probabilmente autorizzata dal podestà di Firenze. Villa Torri Gattaia, dove Loeser aveva riunito la sua collezione, tra cui i tanti Cézanne che fu tra i primi al mondo a «scoprire», venne acquisita dalla Repubblica di Salò e divenne la sede del comando tedesco. È a quel tempo che la Santa Caterina di Strozzi, come spiega un documento dell'epoca, fu «imprestata al Quartier generale del Feldmaresciallo von Richthofen». Dalla fine della guerra però il dipinto si perde, probabilmente trafugato dai tedeschi in ritirata. La vicenda riemerge dall'oblio quando i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Monza scoprono che qualcuno, a Milano, sta offrendo mezzo milione di euro per acquistare il quadro. È il 2009. L'operazione viene bloccata e la signora Calnan firma una domanda di esportazione. Ma a quel punto le autorità italiane dicono: dato che sua madre, Matilde Loeser, è morta nel 2002, il diritto a esportare l'opera è scaduto nel 2004. Philippa Calnan, assistita dal legale Alessandro Pallottino, ribatte: come potevamo chiedere la legittima restituzione del quadro negli anni in cui era ancora scomparso? Nel 2011 il Tar di Milano ha riconosciuto le ragioni del ministero e delle soprintendenze italiane. Con la sentenza depositata lo scorso 6 agosto, il Consiglio di Stato ha però ribaltato la decisione. Perché «anche la pienezza del recupero delle proprietà, illecitamente sottratte manu militari - nella specie con azione italo-tedesca - esige la deroga a molte regole tradizionali del diritto interno», tra cui quella «sull'usucapione». 13 agosto 2013 9:59] Il capolavoro di Strozzi torna agli eredi Loeser «Non spetta allo Stato» Soprintendenza lombarda bocciata dai giudici Arte 8 ALTRI 4 ARGOMENTI Santa Caterina d'Alessandria Santa Caterina d'Alessandria La fotografia è del 28 giugno 1961, «stanza verde» della Casa Bianca, Jacqueline Kennedy indossa un abito chiaro. Accanto a lei, una ragazza vestita di scuro, borsa e un paio di guanti bianchi nella mano sinistra. Alle loro spalle, appeso alla parete, un capolavoro di Cézanne. Quell'opera, assieme ad altri sette dipinti del maestro francese, era stata destinata alla presidenza degli Stati Uniti proprio dal nonno di quella ragazza che sorride in posa con la first lady . Ecco, quella donna, Philippa Calnan, dal 2009 ha condotto una battaglia legale contro la Direzione regionale e la Soprintendenza per i beni artistici della Lombardia. Al centro della contesa, un capolavoro del barocco, la «Santa Caterina d'Alessandria» di Bernardo Strozzi. Venne trafugato dal comando nazista in ritirata dall'Italia alla fine della Seconda guerra mondiale; è «misteriosamente» ricomparso in un'asta di Sotheby's, a Milano, nel 2009. Il ministero per i Beni culturali dava per «acquisito» il quadro. Mentre una decisione del Consiglio di Stato, depositata lo scorso 6 agosto, ribaltando una sentenza del Tar lombardo ha stabilito che la Santa Caterina potrà essere portata a Los Angeles, secondo la volontà dell'erede proprietaria. Dietro a quel dipinto (170,5 per 121,5 centimetri) e alle vesti bianche e rosa di questa Santa Caterina, passano tutti i drammi del Secolo breve. Charles Alexander Loeser, intellettuale, collezionista americano, per anni residente a Firenze, morì nel 1928 lasciando un testamento che oggi è finito al centro dell'intrigo artistico-legale. Il mecenate donò una parte della sua collezione alla città in cui viveva (è la famosa «donazione Loeser» ancora custodita nel museo di Palazzo Vecchio), a patto che gli altri suoi pezzi d'arte potessero essere liberamente esportati fino a due anni dopo la morte sua o dei suoi figli. Negli anni del fascismo, a causa delle leggi razziali, i discendenti di Loeser fuggirono però in Svizzera. Così i loro beni vennero sequestrati in base alle leggi di guerra (nel 1942); la confisca fu probabilmente autorizzata dal podestà di Firenze. Villa Torri Gattaia, dove Loeser aveva riunito la sua collezione, tra cui i tanti Cézanne che fu tra i primi al mondo a «scoprire», venne acquisita dalla Repubblica di Salò e divenne la sede del comando tedesco. È a quel tempo che la Santa Caterina di Strozzi, come spiega un documento dell'epoca, fu «imprestata al Quartier generale del Feldmaresciallo von Richthofen». Dalla fine della guerra però il dipinto si perde, probabilmente trafugato dai tedeschi in ritirata. La vicenda riemerge dall'oblio quando i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Monza scoprono che qualcuno, a Milano, sta offrendo mezzo milione di euro per acquistare il quadro. È il 2009. L'operazione viene bloccata e la signora Calnan firma una domanda di esportazione. Ma a quel punto le autorità italiane dicono: dato che sua madre, Matilde Loeser, è morta nel 2002, il diritto a esportare l'opera è scaduto nel 2004. Philippa Calnan, assistita dal legale Alessandro Pallottino, ribatte: come potevamo chiedere la legittima restituzione del quadro negli anni in cui era ancora scomparso? Nel 2011 il Tar di Milano ha riconosciuto le ragioni del ministero e delle soprintendenze italiane. Con la sentenza depositata lo scorso 6 agosto, il Consiglio di Stato ha però ribaltato la decisione. Perché «anche la pienezza del recupero delle proprietà, illecitamente sottratte manu militari - nella specie con azione italo-tedesca - esige la deroga a molte regole tradizionali del diritto interno», tra cui quella «sull'usucapione». 13 agosto 2013 9:59