IL GIGANTISMO DA CROCIERA HA DIMENSIONI IMPRESSIONANTI: NAVI LUNGHE 330 METRI E LARGHE 50, CON STAZZE DA 140MILA TONNELLATE QUANDO LAMBISCONO SAN MARCO LE CASE E I MONUMENTI TREMANO Il sole, ancora alto, illumina le colonne di Marco e Todaro, su quello che in epoca medioevale era l'attracco per le navi, quando a Piazza San Marco vediamo entrare la "Msc Armonia". Stazza 58,600 tonnellate, lunghezza 251 metri, larghezza 30 metri. Siamo a Venezia, patrimonio dell'Umanità. Lo spettacolo è disumano. E pensare che questa non è nemmeno tra le più grandi navi che passano da qui. Un vero e proprio stupro alla struggente bellezza e alla storia che la racconta. I turisti immortalano con i cellulari, foto da album delle meraviglie come se questi bestioni senza anima fossero costruzioni della Lego. Invece è realtà. E di questi mostri del gigantismo da crociera che raggiungono, come nel caso della Costa Crociere, 320 metri di lunghezza per 102 mila tonnellate di stazza per farsi un'idea: il Titanic era lungo solo 269 metri qui, da maggio a ottobre, se ne contano 650. Attraccano in Marittima, entrano ed escono dalla bocca di Porto Lido nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, fino ad arrivare a soli 150 metri dal Palazzo Ducale. Tanto da accumulare 1300 passaggi. È accaduto anche che il 2 giugno del 2002 sia arrivata in laguna una nave ancora più grande, la "Msc Divina", 330 metri di lunghezza per 139 mila tonnellate di stazza lorda. Al loro passaggio le case tremano e i monumenti piangono. I loro radar, ognuna ne ha tre, sono cannoni che sparano inquinamento elettromagnetico. La quantità di polveri sottili è pari a quella dell'intero traffico automobilistico del comune, compreso Mestre. Le navi galleggiano perché smuovono tanta acqua per quanto pesano. E considerando le stazze parliamo di centinaia di migliaia di tonnellate che, al loro passaggio, per il risucchio nei rii cala improvvisamente di oltre 20 centimetri, avendo ripercussioni enormi nel bacino. Esistono studi ma non sono pubblici, seppur realizzati con soldi pubblici. L'Autorità Portuale, ente gestore del Porto, è presieduta da Paolo Costa. Ex rettore di Ca' Foscari, ex Ministro dei Lavori Pubblici nel governo Prodi, ex parlamentare europeo che per la campagna elettorale ha ricevuto un finanziamento dichiarato di 250 milioni di lire da imprese del Consorzio "Venezia Nuova" per la realizzazione del Mose al centro dell'inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il suo presidente Giovanni Mazzacurati, anche per aver fatto vincere la gara d'appalto bandita proprio dall'Autorità portuale e poi, secondo l'accusa, "pilotata". Paolo Costa, per bocca della sua addetta stampa, sostiene che in fondo il solo problema è estetico. Eppure Costa, da sindaco di Venezia, quando la nave tedesca "Monalisa" si arenò davanti a San Marco il 14 maggio del 2004 al Corriere della Sera dichiarò "è la goccia che fa traboccare il vaso: va impedito il passaggio di queste gigantesche navi da crociera dal tratto di acqua tra Piazza san Marco e l'isola di san Giorgio Maggiore". Evidentemente cambiando poltrona cambiano anche i punti di osservazione e le opinioni. Da noi interpellato ci ha fatto rispondere di sentirsi libero di scegliere a chi rilasciare interviste e Il Fatto , evidentemente, non è tra i suoi "preferiti". Ci dobbiamo accontentare di ciò che ribadisce la sua addetta stampa: "Venezia non sarà mai una seconda Giglio, neppure con uno Schettino al comando, in quanto il passaggio avviene in sicurezza. Le navi da prima che entrino in laguna vengono accompagnate da due rimorchiatori e da due piloti esperti che si mettono a fianco del capitano seguendo la navigazione e il canale è come un binario, qualora vi fosse uno scostamento la nave si arenerebbe senza entrare in riva e alla nuova marea verrebbe spostata con il rimorchiatore". Infatti il disastro di Genova ne è un esempio. E, come consuetudine italiana, fu proprio dopo il Giglio che gli allora ministri Clini e Passera stabilirono il divieto alle navi superiori a 40 mila tonnellate di avvicinarsi alle coste. Ma lasciarono in sospeso il caso Venezia, in attesa di trovare un'alternativa non disturbando così le grandi compagnie di navigazione che continuano a offrire ai loro clienti l'emozione di "toccare" San Marco. Poi i Ministri Lupi e Orlando, del Governo delle larghe intese, hanno convocato il Comitatone che entro ottobre prossimo dovrà valutare le varie proposte in campo. C'è quella di Zanetti, onorevole di Scelta Civica, che prevede l'ancoraggio al canale della Giudecca con scavo del canale. C'è poi quella dell'amministrazione comunale che, come spiega l'assessore all'Ambiente Gianfranco Bettin, in attesa semmai di valutarne altre, offre una soluzione immediata per impedire che la laguna continui a essere distrutta: "Navi ancorate a Porto Marghera, passeggeri che potranno raggiungere Venezia facilmente attraverso il canale Vittorio Emanuele con un collegamento acqueo, cioè vaporetti o motonavi appositamente predisposti". Il comune ha già approvato e ratificato nel Piano di Assetto Territoriale l'estromissione delle Grandi Navi dal transito in città, ma questa decisione è stata bloccata dall'Autorità Portuale. La quale autorità rivendica la potestà sulla decisione in merito. Così propone di allargare e scavare più a fondo il canale Contoreta-Sant'Angelo, dal Canale dei petroli fino all'attuale stazione marittima. Costo previsto: 170 milioni di euro. Per non dire dei tempi biblici per la realizzazione e il danneggiamento del regime idrodinamico della