A Pompei a quanto pare il degrado non va in vacanza. Dieci giorni fa, nel sito archeologico meglio conosciuto e peggio conservato del mondo, si è verificato un altro crollo: è venuta giù la vasca di una fullonica di via di Nola. Ad accorgersene, lo scorso 30 luglio, un custode di pattuglia nell'area: immediatamente è partita la segnalazione allo staff della Soprintendenza che ha mandato sul posto una squadra di operai con lo scopo di circoscrivere la parte del monumento interessata dal crollo. Al momento la vasca in questione è stata recintata per motivi di sicurezza. Le fullonica nell'antica Roma era un esercizio commerciale che svolgeva l'attività di lavanderia-tintoria. Pompei ne conserva di celebri, come quella di Mustius e quella di Veranius Hypsaeus. L'episodio, sicuramente meno clamoroso di altri come lo scempio della Schola armatorum del novembre 2010, tiene alta l'attenzione sullo stato di conservazione del sito, a poco più di un mese dalla pubblicazione del report Unesco che impone all'Italia di redigere entro fine 2013 il piano di gestione degli scavi e procedere entro il 2015 agli interventi del Grande progetto da 105 milioni cofinanziato da Bruxelles. Dl «Valore Cultura» verso l'uscita in Gazzetta Intanto è tempo di ultimi ritocchi per il decreto «Valore Cultura» approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri e per il quale, già entro Ferragosto, potrebbe arrivare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ritocchi che, nel caso degli scavi cui sono dedicate le prime quattro pagine del Dl, potrebbero significare ulteriori novità: guai a dirlo troppo esplicitamente, ma fino a questo momento lo scenario prefigurato nel testo del ministro dei Beni culturali Massimo Bray ha infatti un certo sapore di ritorno all'antico. Tanto per cominciare si riporta il calendario indietro fino al 2008, quando ebbe luogo l'accorpamento, da più parti contestato, tra la Soprintendenza di Pompei, Ercolano e Stabia e quella di Napoli. La Soprintendenza vesuviana si separa di nuovo da quella del capoluogo, guadagnando l'aggettivo di «speciale» (una volta era «autonoma»). L'avvento del direttore generale Il Mibac istituisce poi la figura del «direttore generale di progetto» che avrà tra i propri compiti quello di dare una bella spinta al Grande progetto da 105 milioni cofinanziato da Bruxelles, approvandone i progetti ed garantendone l'«efficace svolgimento» delle gare, assicurare la gestione «del servizio di pubblica fruizione e valorizzazione» del sito, garantire l'efficienza della struttura «anche mediante l'ottimale gestione del personale», fornire «supporto organizzativo e amministrativo» alla soprintendenza. Da quanto si è capito, dovrebbe essere una figura dalle competenze manageriali più che un uomo dei beni culturali. Per qualcuno è un ritorno alla stagione dei city manager apertasi nel 1998, per qualche altro un remake del più recente e avventuroso film dei commissari di protezione civile. A conti fatti, nessuna delle due esperienze trascorse si è rivelata un successo: city manager tutti logorati dal rapporto conflittuale con la soprintendenza, dirigismo dei commissari divenuto materia di indagini per la Procura di Torre Annunziata. Non a caso Bray e i suoi rifiutano categoricamente qualsiasi accostamento tra il nuovo corso e ciò che è stato in passato. L'«Unità Grande Pompei» e il ruolo dei privati Qualche segno di discontinuità in effetti c'è, a cominciare dalla task force di venti elementi del Mibac dal profilo «tecnico e amministrativo» e cinque esperti di materia «giuridica, economica, architettonica, urbanistica e infrastrutturale» che affiancherà il dg. Per proseguire con la cosiddetta «Unità Grande Pompei», struttura che ha come finalità quella di «far convergere in un'unica sede» tutte le decisioni amministrative necessarie a imprimere slancio ai progetti riguardanti l'area. L'Unità «redige e approva un piano degli interventi, corredato di un crono-programma che definisce la tempistica di realizzazione di ciascun intervento, gli adempimenti di ciascun soggetto partecipante e indica le relative fonti di finanziamento». Un piano che si preannuncia tutto un programma, tra «interventi infrastrutturali urgenti necessari a migliorare le vie d'accesso» e «sollecitazione di erogazioni liberali e la creazione di forme, anche innovative, di partenariato pubblico-privato». In questo senso va anche il comma 7 dell'articolo 1 del Dl, in virtù del quale il direttore generale è «autorizzato a ricevere donazioni ed erogazioni liberali, da parte di soggetti privati, finalizzati agli interventi conservativi, di manutenzione e restauro dell'area archeologica di Pompei». Al di là del gossip intorno alla scelta del dg, chiunque egli sia avrà un bel po' da fare per imprimere la spinta giusta al Grande progetto da 105 milioni: solo cinque i cantieri finora sono partiti, per un totale di 30 milioni banditi. E tocca spendere tutto entro il 2015.