Il Comune lancia un appello alle grandi proprietà: «Sono un patrimonio di tutti, potremmo vincolarli» FIRENZE È la legge del mercato degli affitti a farla da padrone. Il loro costo lievita e mette a rischio il futuro dei teatri, cinema, librerie e tutte le altre attività commerciali, che hanno fatto la storia di Firenze. Sembra un film già visto. Marchi storici: come la libreria Seeber, ricomparsa dove c'era il cinema Excelsior, o la famosa Farmacia Inglese di via Tornabuoni, hanno dovuto lasciare il passo a famose griffe di moda. Ora a quanto pare lo stesso destino attende i due caffè storici di piazza della Repubblica, Gilli e Paszkowski. Che fare? «Possiamo vincolarne le destinazioni come i cinema anche se per i negozi storici è un po' più difficile» commenta l'assessore all'urbanistica Gianni Biagi, dopo averne parlato con la soprintendente ai Beni storici e architettonici, Paola Grifoni. «Noi abbiamo questa norma sulle destinazioni di uso dei cinema» ricorda Biagi, che prevede ampliamenti tali da garantire «anche altre attività e non solo quelle di cinema». Certo è, che si pone con forza la questione del riuso di questi edifici, il loro rapporto con la città, consolidato nel corso dei decenni. Come dire che la trasformazione del Goldoni a garage non sarebbe possibile, come ipotizzato dalla proprietà. Per il presidente della commissione urbanistica Alberto Formigli: «I valori dell'avviamento commerciale degli immobili a Firenze hanno moltiplicatori che rispetto al peso delle tasse comunali non hanno senso». Detto questo resta però il problema politico su come salvaguardare i caffè storici, e non solo. Perché a quanto pare non sembrano sufficienti le varie norme che tutelano i manufatti edilizi e gli arredi «vediamo se si possono estendere anche a questi locali come i bar storici le normative che stiamo sperimentando sui cinema» aggiunge l'assessore Biagi. Ma la faccia della stessa medaglia può essere letta in un altro modo: «Penso però che in questi casi ci sia una esigenza di tutti, e quindi anche della proprietà immobiliare, di farsi carico della esistenza di questi locali» sintetizza Biagi che non esita a lanciare un appello: «È necessario che anche i proprietari facciano la loro parte per tutelare l'interesse pubblico generale del mantenimento di questa attività» premette Biagi prima di essere ancora più chiaro: se la complessità e la qualità della città deve essere un bene collettivo non può essere scaricato solo sull'amministrazione specie quando a spingere verso la chiusura come nel caso di Gelli e Paskzkowski è l'allarme affitti alti voluti dalla Fondiaria di Ligresti proprietaria del palazzo dove al piano terra si trovano i due bar. Che fine ha fatto il legame fra la città e la Fondiaria? Sembra chiedersi Biagi. «Firenze rischia di veder disintegrato quel patrimonio fondamentale per la propria economia, ma anche per la propria immagine, rappresentato dai locali storici, se non ci si attiva subito per delineare un progetto di legge che ne porti ad una concreta tutela» denuncia il presidente della Federazione Pubblici Esercizi di Firenze, Aldo Cursano. Per evitare il rincaro progressivo degli affitti servirebbe un'azione decisa congiunta del Comune, Regione e Governo. A maggio scade il contratto di locazione di Gilli e a giugno del 2006 quello di Paskzowski. In attesa della scadenza è stato già comunicato ai titolari dei due caffé il raddoppio del costo degli affitti.