Adagiata ai piedi dei Monti Picentini, la Città di Eboli, non è soltanto famosa per il libro di Carlo Levi, che la collocava ai confini del mondo civile, ma per i suoi oltre 3 mila anni di storia, durante i quali, è stata molto ambita. In primis dai Romani, che la elevarono a Municipio, e poi dai Greci con Paestum, per la fertilità delle sue terre. E ancora da: Longobardi, Svevi, Aragonesi e Borboni. Per non dire dei Savoia e dallo stesso Fascismo, che per valorizzare l'agricoltura nella Piana del Sele aveva in animo progetti faraonici. Invece... arrivarono i bombardamenti alleati del 1943, che la rasero quasi al suolo e che le valsero l'appellativo di Cassino del Sud. Negli anni '70 i disordini e le insurrezioni dei "boia chi molla" per la promessa e mancata industrializzazione. Nel 1980 subì le distruzioni del terremoto, che risparmiò il Centro storico, ancora in parte diroccato, scatenandosi sulla Eboli nuova del dopoguerra. Uno sviluppo, legato quasi esclusivamente alla speculazione edilizia, Eboli ha cominciato ad assaporarlo dopo quegli eventi sismici, divenendo anche centro di attrazione per i piccoli paesi limitrofi. Con l'esplosione demografica sè ingigantita anche la disoccupazione. Oggi, l'Amministrazione Comunale, dopo il restauro, abbastanza discutibile, dell'antico Liceo in zona San Francesco, effettuato alla fine degli anni Ottanta, pare si sia decisa a intervenire con determinazione per porre in sicurezza i fabbricati più interessanti e di pregio come il Palazzo Paladino-La Francesca, di epoca rinascimentale, nel cuore del centro storico, destinato all'istituzione di una scuola di restauro. Motore di questa importante iniziativa è l'assessore comunale ai lavori pubblici, Dino Norma. «Il progetto, di 2,5 milioni di euro - ha dichiarato l'assessore Norma - è all'esame della Regione Campania e si pone come obiettivo, quello del recupero integrale del nostro patrimonio artistico e architettonico, migliorandone le infrastrutture e potenziando i servizi di accoglienza e di offerta culturale, anche a livello nazionale, con strutture museali destinate ad esporre soprattutto opere mai esposte al pubblico».