Via libera del Consiglio di Stato alle gare per la concessione dei servizi dei musei. A pronunciare l'ultima parola su una ingarbugliata situazione che ha originato numerosi ricorsi ai Tar, sospendendo di fatto almeno 15 bandi, è stata l'Adunanza plenaria di Palazzo Spada, chiamata proprio a dirimere una questione che rischiava di originare diversi orientamenti giurisprudenziali. Il massimo consesso del Consiglio di Stato si è espresso sulle gare relative alla concessione ai privati dei servizi di alcuni siti campani, tra cui Pompei, Ercolano, la reggia di Caserta, i musei di Capodimonte e l'archeologico di Napoli. La questione affrontata dai giudici diventa, però, di portata più generale, perché riguarda anche altri bandi (anche se non chiamati direttamente in causa dai ricorsi decisi dall'Adunanza plenaria), come quello per il polo museale romano. I magistrati hanno dato ragione al ministero dei Beni culturali, riconoscendo con la sentenza 192013 la bontà delle procedure seguite finora nella predisposizione di quei bandi. Ora si tratterà di vedere quali saranno i reali effetti del verdetto. Le quindici gare predisposte sulla base delle linee guida adottate dal ministero nel 2010 risultano, infatti, congelate. Parte, infatti, sono state falcidiate dai ricorsi ai Tar e le altre si sono fermate alle prime fasi, anche in attesa di vedere quale sarebbe stato l'esito del contenzioso. Sta di fatto che il ministero ha, nel frattempo, deciso di sospendere l'intero sistema forte anche di un parere dell'Autorità dei lavori pubblici e di procedere alla revisione delle linee guida insediando una commissione ad hoc, che ha concluso i lavori e sottoposto il risultato agli operatori del settore. Anche le nuove linee guida erano, però, appese alla decisione dei giudici, almeno per le parti oggetto dei ricorsi. C'è pure da dire che la questione affrontata dall'Adunanza plenaria non esaurisce tutte le censure oggetto dei vari contenziosi davanti ai giudici amministrativi. Sicuramente, però, affronta due aspetti che rappresentavano un nodo rilevante, ovvero quello dell'importo della cauzione provvisoria da versare da parte dei concorrenti alla gara e l'altro della dichiarazione con cui i futuri concessionari si devono impegnare a dare continuità ai rapporti di lavoro in essere. Nel primo caso i giudici hanno riconosciuto censurando il parere dell'Autorità dei lavori pubblici che la cauzione va calcolata sull'intero valore della concessione, compresi gli introiti della biglietteria. Nel secondo caso hanno stabilito che la clausola sociale a garanzia dei posti di lavoro può essere inserita anche nella lettera di invito e non necessariamente nella sollecitazione.