Intervista alla soprintendente di Roma: "Noi e il Campidoglio subito al lavoro. Riprendiamo a collaborare". Sulla pedonalizzazione del tratto dei Fori sotto al Colosseo: "Per noi è una questione vitale di conservazione del monumento" "Il parco archeologico unico, che colleghi l'area centrale dei Fori all'Appia antica, è un'ipotesi sulla quale si può meditare anche se mi pare un po' prematura. Rimaniamo all'oggi, alla sostanza delle cose. Riprendiamo a collaborare, da subito, partendo dal terreno. Mettiamo sul tavolo i problemi e i progetti comuni nel campo specifico dell'archeologia". La soprintendente di Roma, Maria Rosaria Barbera, legge l'intervista che Repubblica ha fatto domenica al neo assessore all'Urbanistica, Giovanni Caudo. E decide di aderire al dibattito. Con spirito partecipativo, dopo i contrasti con l'amministrazione comunale precedente. Ma senza fare sconti su competenze e priorità. Incassando tuttavia, con un sorriso, la notizia della pedonalizzazione del tratto dei Fori sotto al Colosseo: "Per noi è una questione vitale di conservazione del monumento, messo in pericolo dall'inquinamento. Siamo quindi soddisfatti che si sia ripresa l'opera iniziata dal soprintendente La Regina". Lo Stato, che lei rappresenta, mantiene la titolarità sull'area. "È il titolo quinto della Costituzione, pur riformato, che ci assegna l'obbligo, e l'onore, della tutela - dice Barbera. Inoltre, io e i miei collaboratori della Soprintendenza statale gestiamo la maggior parte dei monumenti di Roma antica, dal Colosseo a Caracalla, dal Palatino alla villa dei Quintili sull'Appia. E nel 2012 abbiamo prodotto 207 progetti di manutenzione e restauro per decine di milioni. Il mio collega del Comune, l'attuale sovrintendente Claudio Parisi Presicce, gestisce invece, tra l'altro, le Mura aureliane e i Fori imperiali, con l'eccezione, nel caso di Traiano, dell'omonima Colonna, che è sotto al cura dello Stato". Una divisone obsoleta, non trova? "È un dato di fatto, una realtà che non intendo discutere. Piuttosto, punto a superarla dando il via alla collaborazione tra Stato e Comune". L'assessore Caudo cita "studi approfonditi e progetti" presenti nei suoi uffici "che si posso già attuare". "Si riferisce, verosimilmente, ai risultati dei lavori svolti dalla commissione StatoComune istituita nel 2006 e il cui operato nel 2008 finì nel surgelatore. Dopo cinque anni di silenzio e di stallo, vale senza dubbio la pena di ripartire da quei progetti di lavoro comune tra archeologi". Qual è il primo e più urgente monumento su cui le piacerebbe mettere in atto questa sinergia tra le due istituzioni? "Il termine "sinergia" è abusato. La "forma", come sempre deve accadere, seguirà alla sostanza costituita, nel nostro caso, da solide basi e solidi progetti. Ad esempio, partiamo dal Foro della Pace. Sì, questo monumento è il luogo che prima degli altri ha bisogno che le divisioni cadano". Il Tempio della Pace voluto dai Flavi è tagliato in due, in parte ancora sommerso. "Ci sono da rimuovere barriere anche fisiche che ne oscurano la lettura. E a coprire le antichità non è solo via dei Fori imperiali, bensì anche reperti medioevali e moderni da non cancellare del tutto. Il corpo della Roma antica qui è predominante. Ma non è l'unico. Dobbiamo dare vita a un'immagine in movimento che, a cavallo della Storia, caratterizza questa nostra meravigliosa area archeologica centrale".