«Il management agrigentino è affidato a presidente, direttore e comitato di cui è parte anche il Comune» Ogni bene culturale è di tutti. Per questo la mancata fruizione di un monumento diventa uno scandalo come hanno commentato, con amarezza, quei turisti che si sono ritrovati davanti al cancello chiuso della fortezza di Capo Passero. O come pensa chi si trova a passeggiare sotto le vestigia del castello di Brucoli. Solo per citare due dei siti inaugurati e poi chiusi. Il motivo è sempre lo stesso: carenza di fondi, dal nord al sud della provincia. Da Augusta a Portopalo il ritornello non cambia. Ma non cambia neppure la soluzione legata alla gestione. «Una triste constatazione - commenta Mariella Muti, oggi presidente del comitato scientifico del Distretto Sud est Unesco -. Si tratta di tesori abbandonati a cui ho dedicato, con la mia squadra, grande lavoro e impegno». Sì perchè la riapertura delle due fortezze è stata fortemente voluta dalla Soprintendenza gestita da Mariella Muti sino a qualche anno fa. «Siamo riusciti a ottenere e spendere i fondi necessari per il restauro e il riallestimento del castello di Capo Passero - dice l'archietto Muti - che abbiamo riaperto quattro anni fa con grande emozione e soddisfazione. Vederlo oggi in condizioni di oblìo è davvero un'amarezza». Stesso discorso per il maniero di Brucoli. In questo caso, però, il restauro non è mai stato completato. «Siamo riusciti ad avviare la prima tranche di una grande operazione di restyling - prosegue l'ex soprintendente - aprendo al pubblico il monumento e rendendolo protagonista di una serie di eventi nell'attesa di ottenere fondi adeguati per completare i lavori. Un impegno possibile grazie alla convenzione con il Comune, come nel caso di Portopalo, che diede la possibilità alla provincia di tornare ad ammirare due grandi tesori». -Entrambi oggi restano chiusi, perchè? «Perchè manca una gestione capace di garantirne la fruizione, e dunque la manutenzione e quanto occorra a un monumento. Lo stesso discorso vale anche per Thapsos che, quando ero alla guida della Soprintendenza, fu protagonista di un esperimento con l'Amministrazione comunale di Priolo che riuscì ad attivare un call center: ciò permetteva di programmare le visite e quindi di aprire il sito ai visitatori. Ciò si dovrebbe fare anche adesso». Il modello? È la città di Girgenti. «Ad Agrigento - spiega Mariella Muti - esiste l'unico parco ben funzionante in termini di fruzione dei siti. Un parco archeologico con un presidente, un direttore, un comitato scientifico: una struttura di cui fanno parte in maniera attiva gli enti locali e che gestisce i suoi siti direttamente. Gli introiti che finiscono nelle casse del parco vengono riutilizzati per garantirne la manutenzione, la pulizia e tutto quanto serve per la corretta fruizione dell'area archeologica e dei suoi tesori. Ecco: questo si dovrebbe fare per Siracusa rivedendo gli attuali assetti che, alla luce di quanto accade per l'intera provincia, evidentemente così non funzionano». 06082013