ACCANTO ad M14, un lupo imbalsamato nel nuovo allestimento del museo regionale di Scienze Naturali, ora c'è un cratere. È tutto quel che, dall'esterno, si vede della colossale esplosione che ieri mattina, intorno alle 5, ha devastato alcuni locali sotterranei del museo, ora inagibile e sotto sequestro. È scoppiata una bombola di gas dell'impianto antincendio. Nessuno è rimasto ferito, ma se fosse capitato in orario di apertura avrebbe potuto essere una strage. La deflagrazione è stata così forte da far saltare in aria le pareti del locale. Alcune delle altre bombole stipate in quella stanza, sono state sbalzate come siluri a diversi metri di distanza. Nessun danno, invece, almeno in apparenza, per il nuovo allestimento, inaugurato meno di quattro mesi fa,e per le altre mostre temporanee del museo. Le teche sono rimaste intatte. La soletta e la struttura in ferro su cui si posano hanno retto all'urto dell'esplosione. I gravi danni nei sotterranei, però, hanno costretto il museo a spostare numerosi reperti per metterli in sicurezza da eventuali crolli successivi. Lo scoppio, inoltre, ha danneggiato anche le canaline dell'impianto elettrico ed è stato necessario sospendere la corrente con il rischio di danneggiare alcuni dei reperti che necessitano di un microclima particolare. Quelli più sensibili sono stati messi in salvo in altri congelatori. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno lavorato fino al tardo pomeriggio di ieri per mettere in sicurezza l'area e aiutare nel trasferimento dei materiali esposti. Sull'accaduto ora indaga il procuratore Raffaele Guariniello che ieri mattina, subito dopo lo scoppio, ha effettuato un sopralluogo nei sotterranei dei musei. Il magistrato ha aperto un fascicolo per disastro colposo. Al momento non ci sono iscritti nel registro degli indagati. Emerge però che la bombola, esplosa per un cedimento strutturale, così come le altre sessanta contenute nel locale, non veniva sottoposta a manutenzione da tredici anni. La legge prevede, infatti, un nuovo collaudo dell'impianto ogni 10 anni perché è necessario verificare che le condizioni degli 80 litri di azoto conservati con una pressione di 200 bar nelle bombole non siano state alterate. L'ultima revisione effettuata nei locali di via Giolitti 36, però, risale al 2000, anno in cui è stato collegato l'impianto che, tra l'altro, non risulta essere mai stato collaudato. C'erano, inoltre, bombole che non erano collegate all'impianto antincendio. Secondo quanto emerge dalle prime fasi dell'inchiesta, la ditta incaricata della manutenzione aveva più volte segnalato al museo lo stato di insicurezza dell'impianto. La procura ha messo agli atti una lettera, inviata a luglio, con cui la ditta sollecitava un intervento, rimasto però inascoltato. Il museo è stato posto sotto sequestro anche se saranno comunque effettuati i lavori di messa in sicurezza. I vigili del fuoco, infatti, stanno verificando che le altre bombole non siano state danneggiate dall'esplosione o non ve ne siano altre in procinto di cedere.